STEVEN ERIKSON.
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MAREE DI MEZZANOTTE.
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Parte 6.
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Titolo originale: Midnight Tides. 2004.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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CAPITOLO VENTIDUE.
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Un vecchio emerse dal canale, una creatura
Di fango e forti venti autunnali che saltellava
Come una lepre in una distesa di massi, attraverso
L'immobilit del tempo scardinato
Che si allunga paziente e inaspettato nel luogo
Dove giacciono le battaglie, corpi immobili
E che non si muoveranno mai pi disseminati e sfigurati
Dalla morte come lingue perdute che tracciano segni contorti
Sulla porta di un tumulo, e lui lesse in modo corretto
Le conseguenze, lo scritto disarticolato
Squarci le colonne abbattute come termiti schizzate fuori
Intorno ai suoi piedi danzanti, e lui grid in gioiosa rivelazione
La verit che aveva scoperto: C' pace!
Grid. C' pace! e non fu difficile,
Da dove io sedevo sulla sella, sollevare il mio arco,
Puntare e scoccare il quadrello, mutando corso al pazzo
E alla sua proclamazione. Ora, dissi nel silenzio
Che segu, Ora c' pace.
La disposizione del conciatore.
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Fisher kel Tath.
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Su colline opposte, divise dalle roventi rovine di Primo Braccio nella
bassa e piatta pianura, le due armate di Tiste Edur giunsero in vista l'una
dell'altra. Spettri sciamarono nella cenere, armi vennero sollevate, grida di
trionfo lacerarono il silenzio del mattino.
La convergenza era, naturalmente, incompleta. La terza forza occidenta-
le, guidata da Tomad Sengar e Binadas, puntava ancora a sud lungo la
Strada di Mappers verso Punta Bianca. Trull sapeva che si sarebbe riunita
alle altre due armate in un qualche punto nei pressi della Roccaforte Brans
e l il destino di Lether e indubbiamente dell'Impero Edur sarebbe stato
deciso in una sola battaglia.
Trull se ne stava appoggiato alla lancia, senza alcun desiderio di unire la
sua voce al forte clamore che lo investiva da ogni lato. Subito a nord delle
rovine nella pianura sottostante, un centinaio e forse pi di storni saltella-
vano e volteggiavano, le loro grida coperte, smorzate, un dettaglio che tra-
sformava la loro danza in un'esibizione esagitata, inquietante.
Tra le file di guerrieri sulla collina opposta, si apr un varco, un unico
stendardo garriva al vento, sotto di esso una figura rifulgente, la spada sol-
levata al cielo.
Le grida di guerra raddoppiarono.
Trull trasal per il rumore assordante. Distolse lo sguardo da Rhulad sul-
la sommit della lontana altura e vide Fear avvicinarsi.
Trull! B'nagga, tu e io... raggiungiamo il nostro imperatore! Presto, i
cavalli ci aspettano!
Trull annu, preoccupato per l'esaltazione evidente negli occhi di Fear.
Fai strada, fratello.
La cavalcata verso l'armata di Rhulad fu una strana esperienza. A Trull
non piacevano i cavalli e cavalcare gli piaceva ancor meno. Attraversarono
campi bruciati, invasi dai resti di bestiame massacrato sparsi lungo le piste
che portavano in citt. Il ruggito dei guerrieri era un'onda alle loro spalle,
che li spingeva avanti.
A un tratto, a met strada, la sensazione cambi, si capovolse, e le voci
dei guerrieri dell'armata dell'imperatore li avvolsero. I cavalli s'impuntaro-
no e dovettero lottare per spingerli di nuovo al passo.
Mentre salivano la china, Trull riusc a vedere pi chiaramente il fratello
Rhulad. Era a malapena riconoscibile, ricurvo sotto il peso delle monete.
La fronte era esposta, rivelando pelle color della neve sporca, il contrasto
che rendeva ancora pi scura la cavit oculare. I denti erano scoperti ma,
pi che un sorriso, sul viso del sovrano sembrava esserci dipinto un ghigno
di dolore. Hannan Mosag stava alla sinistra dell'imperatore, lo schiavo U-
dinaas alla destra. Hull Beddict era tre passi dietro il Re Stregone. Di Ma-
yen e Uruth non c'era traccia.
Giunti sulla vetta, i tre smontarono da cavallo. Subito si fecero avanti
degli schiavi per portare via i cavalli.
Fear avanz fino a inginocchiarsi davanti all'imperatore. Nella valle, una
nuova ondata di grida.
Fratello mio, disse Rhulad con voce gracchiante, alzati. L'imperato-
re si avvicin e pos una mano dal dorso ricoperto di monete sulla spalla
di Fear. Molte sono le cose che ho da dirti, ma pi tardi.
Come volete, imperatore.
Gli occhi tormentati di Rhulad si spostarono. Trull.
Quest'ultimo s'inginocchi e osserv il terreno davanti a s. Imperato-
re.
Alzati. Abbiamo parole anche per te.
Non ne dubito. Nostra madre  arrivata sana e salva?
Un lampo di irritazione. S. Rhulad sembr sul punto di aggiungere
qualcos'altro, ma poi cambi idea e si rivolse a B'nagga. I Jheck stanno
bene, B'nagga?
Un ghigno feroce. S, imperatore.
Ne siamo lieti. Hannan Mosag ti illustrer lo schieramento per la batta-
glia imminente. Una tenda  stata montata a tale scopo. Hull Beddict ha
tracciato per noi mappe dettagliate.
B'nagga s'inchin, quindi raggiunse il Re Stregone. I due si allontanaro-
no, seguiti da Hull Beddict.
I nostri fratelli, disse Rhulad, la spada vibrante nella mano sinistra.
Venite, mangeremo e berremo nella nostra tenda. Udinaas, precedici.
Lo schiavo si apr un varco tra i guerrieri. Gli Edur indietreggiarono da-
vanti al Letherii, dietro il quale avanzarono l'imperatore, Fear e Trull.
Raggiunsero la tenda del comando poco dopo, tra due ali di guerrieri,
armi ondeggianti e grida di guerra. Due spettri erano di guardia ai lati del-
l'ingresso. Appena lo schiavo e i tre fratelli furono entrati, Rhulad si gir di
colpo e ferm Trull con una mano. Fino a dove intendi spingermi, Trull?
Quest'ultimo abbass lo sguardo sulla mano premuta sul suo petto. Mi
sembra che siate voi quello che spinge, Rhulad.
Un momento di silenzio teso, poi Rhulad scoppi in una risata e indie-
treggi. Parole dal passato, eh? Come eravamo prima... agit la spada,
... di tutto questo. Lo sguardo devastato si fiss su Trull per un breve i-
stante. Ci sei mancato. Sorrise a Fear. Ci siete mancati entrambi. Udi-
naas, servici del vino!
Una bevanda Letherii, comment Fear.
Ho imparato ad apprezzarlo, fratello.
Trull e Fear seguirono Rhulad nella stanza pi interna, dove lo schiavo
stava gi versando la scura bevanda in calici d'oro e d'argento creati da ar-
tigiani Letherii. Trull si sentiva confuso, l'improvvisa breccia nella facciata
di Rhulad lo sconvolgeva, ferendolo nel profondo per ragioni che non riu-
sc a comprendere subito.
Evitando il trono che dominava al centro della stanza, l'imperatore si se-
dette su un tripode di cuoio accanto al tavolo imbandito posto lungo la pa-
rete. Due sgabelli identici erano sistemati accanto al suo. Rhulad li indic.
Forza, fratelli, sedete con noi. Noi sappiamo, capiamo bene, sembrava
che ormai non fossimo altro che cenere, e che l'amore che condividevamo
come fratelli venisse messo duramente alla prova.
Mentre si sedevano, Trull si accorse che anche Fear era attonito.
Non dobbiamo fuggire dai nostri ricordi, disse Rhulad, mentre Udina-
as gli porgeva un bicchiere. Il sangue della stirpe non deve bruciare sem-
pre, fratelli. Ci sono momenti in cui semplicemente... ci scalda.
Fear si schiar la gola. Anche voi ci siete... mancato, imperatore...
Basta! Niente titoli. Rhulad, cos mi ha chiamato nostro padre, come ha
chiamato tutti i suoi figli con i nomi degli avi della famiglia Sengar.  cos
facile che non si pu dimenticare.
Udinaas mise un bicchiere in mano a Fear. Le dita si chiusero spontane-
amente.
Trull sollev lo sguardo quando lo schiavo si avvicin a lui con l'ultimo
calice. Incontr gli occhi del Letherii e sussult per ci che vide. Allung
la mano e accett il vino. Grazie, Udinaas.
Un guizzo da parte di Rhulad. Lui  mio.
Trull spalanc gli occhi. Ma certo, Rhulad.
Bene. S. Fear, devo parlarti di Mayen.
Lentamente, rilassandosi, Trull osserv il vino che ondeggiava nel bic-
chiere tra le sue mani. Lo sguardo dello schiavo, il messaggio che sembra-
va aver voluto comunicare. Va tutto bene.
Non l'ho, inizi timidamente Fear, vista prima....
No, e nemmeno nostra madre. Mayen non  stata bene. Rhulad lanci
a Fear un'occhiata nervosa. Ti chiedo scusa, fratello. Non avrei... non a-
vrei dovuto farlo. E adesso, be', vedi... Butt gi il vino in un sol sorso.
Udinaas, ancora. Diglielo. Spiega, Udinaas, cos che Fear capisca.
Lo schiavo riemp nuovamente il calice e indietreggi. Nel ventre di
Mayen cresce una vita, disse, guardando Fear dritto negli occhi. Ora non
ci sono dubbi sul fatto che il suo cuore appartenga a te. Rhulad avrebbe
preferito altrimenti. All'inizio, almeno. Ma non ora. Lui capisce. Ma il fi-
glio, quello rende le cose difficili. Complicate.
Il bicchiere in mano a Fear non aveva subito forti scosse, ma Trull si ac-
corse che il vino stava per scivolare fuori, come se un improvviso torpore
avesse privato Fear delle forze. Continua, mormor il fratello.
Non esiste precedente, n legge tra la vostra gente, riprese Udinaas.
Rhulad sarebbe pronto a sciogliere il matrimonio con lei, a slegare ci
che  stato legato. Ma per il bambino, capisci, Fear Sengar?
Quel bambino sar l'erede...
Rhulad lo interruppe con un'aspra risata. Niente erede, Fear. Non vedi?
Il trono sar il mio fardello eterno.
Fardello. Per le Sorelle, che cosa ti ha svegliato, Rhulad? Chi ti ha sve-
gliato? Trull riport lo sguardo su Udinaas e la sua mente vacill all'im-
provvisa presa di coscienza. Udinaas? Questo... questo schiavo?
Udinaas annuiva, gli occhi ancora su Fear. Il guerriero che crescer
quel bambino sar suo padre, in tutto tranne nel nome. Non ci sar ingan-
no. Tutti sapranno. Se ci sar uno stigma...
Sar compito mio occuparmene, disse Fear. Se sceglier di stare ac-
canto a Mayen, un tempo moglie dell'imperatore, con un figlio non mio da
allevare come primogenito di mia moglie.
 come dici, Fear Sengar, afferm Udinaas. Poi indietreggi.
Trull allung il braccio e, delicatamente, raddrizz il bicchiere in mano a
Fear. Sorpreso, questi lo guard, poi annu. Rhulad, che cosa dice nostra
madre di tutto ci?
Mayen ha punito se stessa con il nettare bianco. Non  facile sconfigge-
re una simile... dipendenza. Uruth si adopera...
Un flebile grugnito sfugg alla gola di Fear, mentre chiudeva gli occhi.
Trull vide Rhulad allungarsi, quasi a voler toccare il fratello, lo vide esi-
tare e poi lanciargli un'occhiata.
Trull annu. S. Adesso.
Un fugace contatto, che sembr ridestare Fear, spingendolo ad aprire gli
occhi di colpo.
Fratello, mormor Rhulad, scusa.
Fear osserv il volto del fratello pi giovane e disse: Siamo tutti dispia-
ciuti, Rhulad. Per... tutto quanto. Che cosa ha detto Uruth del bambino?
Sta bene?.
Fisicamente, s, ma conosce la fame della madre. Sar... difficile. Lo
so, non meriti niente di tutto ci, Fear...
Forse, Rhulad, ma accetter il fardello. Per Mayen. E per te.
Scese il silenzio. Bevvero il vino e a Trull sembr che qualcosa fosse
presente, una parte della sua vita che aveva pensato non esistesse pi. Era-
no seduti. Loro tre. Fratelli e nulla pi.
Fuori scese la notte. Udinaas serv cibo e altro vino. Pi tardi, Trull si
alz, l'effetto dell'alcol che offuscava i dettagli e vag per le stanze della
tenda, la sua scomparsa notata appena da Rhulad e Fear.
In una stanzetta trov Udinaas.
Lo schiavo era seduto su uno sgabello a consumare la cena. Sollev lo
sguardo, sorpreso dall'improvvisa apparizione di Trull.
Ti prego, disse Trull, continua a mangiare. Te lo sei guadagnato, U-
dinaas.
C' qualcosa che desideri da me, Trull?
No. S. Che cosa hai fatto?
Lo schiavo inclin la testa. Che cosa vuoi dire?
Con... lui. Che cosa hai fatto, Udinaas?
Non molto, Trull Sengar.
No, ho bisogno di una risposta. Che cosa sei per lui?
Udinaas pos il piatto, bevve un sorso di vino. Un suddito che non ha
paura di lui, immagino.
... tutto? Aspetta, s, capisco. Ma mi chiedo, perch? Perch non hai
paura di lui?
Udinaas sospir e Trull si rese conto di quanto lo schiavo fosse esausto.
Voi, gli Edur tutti, vedete la spada. O l'oro. Vedete... il potere. Il potere
terrificante, brutale. Si strinse nelle spalle. Io vedo ci che gli sottrae,
ci che costa a Rhulad. Dopo tutto, sono Letherii, aggiunse con una
smorfia. Comprendo il concetto di debito. Sollev lo sguardo. Trull
Sengar, io sono suo amico. Tutto qua.
Trull fiss lo schiavo per qualche istante. Non tradirlo mai, Udinaas.
Mai.
Lo sguardo dello schiavo scivol via. L'uomo si port alla bocca altro
vino.
Udinaas...
Ti ho sentito, rispose l'altro con voce roca.
Trull si gir per andarsene. Poi si ferm e si volt. Udinaas, per ci che
hai fatto, per ci che gli hai dato, ti ringrazio.
Lo schiavo annu senza guardarlo. Allung la mano verso il piatto.
Trull torn nella sala centrale dove trov Hannan Mosag immerso in
conversazione con Rhulad.
... Hull ritiene si trovi vicino a una citt lungo il fiume. A una giornata
di viaggio, forse. Ma, imperatore, un viaggio comunque necessario.
Rhulad distolse lo sguardo, fiss la parete pi distante. Le armate de-
vono andare avanti. Fino alla Roccaforte Brans. Niente ritardi, niente de-
viazioni. Andr io e con me verranno Fear e Trull. Hull Beddict ci guider.
E Udinaas, naturalmente.
Un K'risnan, aggiunse il Re Stregone, e i nostri nuovi alleati demoni,
i due Kenryll'ah.
Molto bene, anche loro. Con te ci incontreremo alla Fortezza Brans.
Che cosa c'? domand Trull. Che cosa  successo?
Qualcosa  stato liberato, spieg Hannan Mosag. E deve essere af-
frontato.
Liberato da chi e a quale scopo?
Il Re Stregone si strinse nelle spalle. Non so chi sia il responsabile. Ma
immagino sia stato liberato per combattere contro di noi.
Un demone?
S. Riesco ad avvertirne solo la presenza. Non riesco a identificarlo. La
citt si chiama Brous.
Trull annu, lentamente. Se fosse con noi quel Binadas, mormor.
Rhulad lo guard. Perch?
Trull sorrise ma non disse nulla.
Dopo pochi istanti, Fear grugn e annu.
Rhulad si un al sorriso di Trull. S, disse, se fosse qui.
Hannan Mosag guard i tre, uno alla volta. Non capisco.
La risata dell'imperatore fu aspra, lievemente amara. Ci mandi a un'al-
tra ricerca, Re Stregone.
Hannan Mosag impallid.
A quella reazione, Rhulad scoppi di nuovo a ridere, questa volta pie-
namente divertito.
Dopo un istante, Fear e Trull si unirono alla risata, mentre Hannan Mo-
sag li fissava sbigottito.
Avevano bevuto troppo vino, si disse Trull pi tardi. Tutto l. Troppo vi-
no.
Seren Pedac e la Guardia Cremisi guidarono i cavalli attraverso il fossa-
to e tirarono le redini al limitare di un campo verde. L'avanguardia del Bat-
taglione dei Mercanti era emersa dalle porte della citt e l'Acquitor rico-
nobbe il Preda Unnutal Hebaz in testa, in sella a un cavallo grigio-azzurro,
la criniera bianca, che agitava la testa irritato, gli zoccoli che pestavano
impazienti.
Se non sta attenta, osserv Iron Bars, quella bestia inizier a sgrop-
pare e lei si ritrover con il sedere a terra nel bel mezzo della strada.
E la sua caduta verrebbe interpretata come un cattivo presagio, com-
ment Seren.
Dopo qualche istante, il Preda riusc a calmare il cavallo.
Mi sembra di capire che dovremo aspettare, disse Iron Bars.
Almeno il Battaglione del Re e il Battaglione dei Mercanti. Non so
quali altre forze ci siano a Letheras. Non credo che i battaglioni e le brigate
meridionali abbiano avuto il tempo di arrivare fino a qui, il che  una vera
sfortuna. E dopo un momento aggiunse: Se attraversassimo questo cam-
po, potremmo prendere la strada del fiume ed entrare per la Porta dei Pe-
scatori. Significherebbe attraversare due terzi della citt per raggiungere
casa mia, ma per voi, Dichiarato, be', la nave per la quale siete stati arruo-
lati dovrebbe essere vicina.
Iron Bars si strinse nelle spalle. Ti accompagniamo sulla porta di casa,
Acquitor.
Non  necessario...
Ma  quello che intendiamo fare.
Allora, se non vi dispiace...
Vada per il Ponte dei Pescatori. Fai strada, Acquitor.
I soldati della retroguardia del Battaglione del Re avevano svoltato da-
vanti all'Eterno Domicilio e ora marciavano lungo il Viale della Settima
Chiusura. Re Ezgara Diskanar, che era rimasto vigile testimone sul balco-
ne della Prima Ala dal momento del suo dispaccio ufficiale al Preda all'al-
ba, si gir e torn all'interno dell'edificio. L'investitura stava per iniziare,
ma Brys Beddict sapeva di avere un po' di tempo prima che venisse richie-
sta la sua presenza.
Quattro delle sue guardie erano sul balcone con lui. Brys fece cenno a
una di avvicinarsi. Trovami un messaggero.
S, signore.
Brys attese, lo sguardo perso sulla citt. L'aria era opprimente e non solo
per il caldo e per l'umidit. Dopo il passaggio della retroguardia del batta-
glione, pochi cittadini si avventurarono a seguirlo. Alla battaglia alla Roc-
caforte Brans mancavano ancora giorni, ma sembrava che la maggior parte
degli abitanti della citt - quelli rimasti - avessero deciso di stare in casa il
pi possibile.
Giunse il messaggero, una donna che Brys aveva utilizzato spesso e di
cui sapeva di potersi fidare.
Devi consegnare un messaggio a mio fratello Tehol, a casa sua.
Lo trover sul tetto?
Immagino di s. Ed  l che dovr restare, questo  il messaggio. E ora
un altro messaggio per il gemello Shavankrat di guardia a Tehol. Un nome.
Gerun Eberict. Nient'altro.
S, signore.
Adesso vai.
La donna obbed prontamente. Brys imbocc lo stretto corridoio che
percorreva tutta la lunghezza del secondo livello. All'estremit, una rampa
di scale scendeva verso un'anticamera che faceva parte del complesso cen-
trale della cupola. L, trov il Finadd Moroch Nevath seduto su una panca
di pietra.
Brys, ti stavo aspettando.
Non da tanto, mi auguro. Che cosa vuoi da me, Finadd?
Credi negli dei?
Sorpreso, Brys rest per un breve istante senza parole, poi disse: Temo
di non cogliere la rilevanza della domanda.
Moroch Nevath infil la mano in una saccoccia che portava alla cintura
ed estrasse una mattonella consumata, come quelle che si trovavano tra i
chiromanti del mercato. Quando hai parlato l'ultima volta con Turudal
Brizad?
Il Primo Consorte non  a palazzo - in nessun palazzo - da ieri, rispose
Brys. Il Primo Eunuco Nifadas ha ordinato che venisse cercato e si 
giunti alla conclusione che Turudal sia fuggito. Non che la cosa mi sor-
prenda...
Moroch gli lanci la mattonella. D'istinto, Brys la prese con la mano si-
nistra. Guard la placca di ceramica. Gialla lungo i bordi, attraversata da
sottili crepe, il disegno ridotto a una serie di linee stilizzate che tuttavia ri-
conobbe. La mattonella dell'Errante. E allora, Moroch?
La guardia si alz. Brys not che aveva perso peso e da quando era en-
trato a fare parte della delegazione del trattato sembrava invecchiato di
dieci anni. Lui  stato qui. Per tutto il tempo. Il bastardo era proprio sotto
il nostro naso, Brys Beddict.
Di chi stai parlando?
L'Errante. Il Primo Consorte. Turudal Brizad.
Ma ... ridicolo.
Io userei un'altra parola, Brys.
Il Campione distolse lo sguardo dall'uomo innanzi a lui. Come sei giun-
to a questa incredibile conclusione, Moroch?
Ci sono stati Turudal Brizad in tutte le generazioni. Oh, con nomi di-
versi ma era sempre lui. Scene su arazzi, dipinti. Osserva la collezione rea-
le, Brys:  nell'atrio, sta per essere spostata. Era proprio l, perch tutti ve-
dessero, a patto che avessero un motivo per guardare.
E tu quale motivo avevi, Moroch?
Una smorfia. Mi ha chiesto di fare qualcosa per lui.
Brys grugn. Lui  un dio. Si presume. Perch dovrebbe avere biso-
gno del tuo aiuto?
Perch ha detto che tu sarai troppo impegnato.
Brys ripens alla sua ultima conversazione con Turudal Brizad.... la fine
della mia obiettivit. Aveva detto qualcosa del genere mentre si allontana-
va. Devo confessarti un certo... scetticismo, Moroch Nevath.
Mettilo da parte per un momento, Brys. Sono qui per avere un tuo con-
siglio. Supponi il peggio.
Un dio chiede il tuo aiuto? Immagino che si debbano prendere in con-
siderazione le possibili motivazioni e le conseguenze derivanti dall'accet-
tazione o dal rifiuto della richiesta.
S.
Fare ci che ti chiede sar di beneficio ai Letherii?
Lui dice di s.
Dov' adesso?
Da qualche parte in citt. Questa mattina era sulle mura a guardare en-
trare gli ultimi rifugiati, o cos mi ha riferito una delle mie guardie.
Allora, Moroch, io direi che dovresti fare ci che lui chiede.
E lasciare perdere la protezione del re?
Immagino che il dio ritenga che quello sia un compito mio.
Siamo molto simili, tu e io, Brys.
Lo so.
Forse ritieni di essere il migliore tra noi. Io non la penso cos.
Non stava a noi prendere la decisione, Moroch.
Quest'ultimo lo osserv per un attimo, poi disse: Ti ringrazio per il
consiglio, Finadd.
Ho qualche perplessit a dirlo, Moroch Nevath, ma che l'Errante sia
con te.
Non sei divertente, borbott il militare mentre si allontanava.
Brys si diresse verso il complesso della cupola. Raggiunse il corridoio
principale e si ferm a studiare ancora una volta la struttura. Le pareti era-
no state strofinate, la polvere sul pavimento spazzata via. Guardie e fun-
zionari andavano avanti e indietro, impegnati nella preparazione della ce-
rimonia di investitura. Molte occhiate venivano lanciate alla figura addor-
mentata a met corridoio, raggomitolata sulla mattonella centrale. Sospi-
rando, Brys si avvicin a Kuru Qan. Ceda.
Il vecchio emise un suono, poi si gir su un fianco, voltando le spalle a
Brys.
Svegliatevi, Ceda. Vi prego.
La testa si sollev, Kuru Qan afferr le lenti posate sul pavimento e le
port al viso. Chi mi chiama?
Sono Brys Beddict.
Ah, Finadd. Kuru Qan si gir e sollev lo sguardo. Hai un bell'aspet-
to.
Tu, no. Ceda, l'investitura sta per iniziare. A meno che non vogliate che
Re Ezgara Diskanar sia costretto a girarvi intorno durante la marcia solen-
ne, farete meglio a spostarvi.
No! Il vecchio si distese a braccia aperte sulla lastra di pietra. Non
posso! Questa  mia. Questo  il mio posto.
Volete che vi giri intorno mentre avanza? Ceda, rischiate di suscitare
l'ira del re...
 importante? Per niente. Le sue dita grattarono la pietra. Questa 
mia. Mettilo in guardia, Finadd. Metti in guardia il re.
Contro che cosa?
Io non mi sposter. E chi ci prover, brucer fino a diventare cenere.
Cenere, Brys Beddict.
Brys si guard intorno. Una sparuta folla si era riunita ad ascoltare lo
scambio di battute. Il Finadd si accigli. Non avete altro da fare? Via, an-
datevene tutti. I curiosi si dispersero.
Di nuovo solo, Brys si chin accanto al Ceda. L'ultima volta avevate
con voi pitture e pennelli. Che fine hanno fatto?
Pitture e pennelli? Gli occhi batterono dietro le lenti. Via. Spariti. Il
re adesso ti vuole, Finadd.  pronto per iniziare la processione. Sta arri-
vando Nifadas; protester, ma non importa. Sar una breve udienza, vero?
Importante? Oh, s. Il re far meglio a ignorarmi. Spiegaglielo tu, Brys.
Il Finadd si alz. Lo far, Ceda.
Ottimo. E adesso vai.
Non ha un buon odore.
Trull guard il demone Kenryll'ah che aveva parlato. Era pi alto dei Ti-
ste Edur a cavallo. Un volto dai lineamenti pi affilati di quelli di Lilac,
nero come il basalto cesellato, i canini superiori e inferiori sporgenti e
scintillanti. Un bavero bordato di pelliccia, un panciotto di scaglie di bron-
zo, scuro per la patinatura. Una pesante cintura di cuoio alla quale era ag-
ganciato un enorme tulwar. Gambali di cuoio, grigi e flessibili. L'altro de-
mone, al suo fianco, si differenziava solo per la scelta delle armi, un mas-
siccio matlock afferrato con due mani guantate.
Il secondo Kenryll'ah scopr i denti. Mi fa venire fame.
Ossa spezzate, disse l'altro. Midollo.
Il puzzo al quale i due si riferivano era quello emanato da cadaveri in
putrefazione. Avevano raggiunto il limitare della radura, oltre la quale si
ergeva la citt di Brous. Nel campo si trovavano svariati tumuli e una lun-
ga trincea. Non c'era nessuno in vista.
Fratelli, disse l'imperatore, smontate e preparate le armi.
Trull scese di sella. Si gir. K'risnan, non avverti nulla?
Il volto del giovane stregone Arapay era pallido. Nella citt. Sanno che
siamo qui.
Rhulad chiuse entrambe le mani sull'impugnatura della spada e la solle-
v per trovare il giusto equilibrio e assumere la posizione di guardia. U-
dinaas, resta con i cavalli. Fear, alla mia sinistra. Trull, a destra. K'risnan,
cinque passi dietro di noi. Demoni, su entrambi i lati.
Non possiamo mangiare prima?
O pisciare? Ho bisogno di pisciare.
Dovevi pensarci prima che partissimo, disse il primo demone.
E tu avresti dovuto mangiare. Abbiamo un sacco di cavalli in pi, lo
sai.
L'imperatore sbott. Zitti voi due. Vi abbiamo dovuto sopportare per
tutto il viaggio. Adesso basta, o potrei decidere di uccidere voi per primi.
Non sarebbe saggio, ribatt il secondo Kenryll'ah. Io non sento solo
l'odore della carne, sento anche l'odore di ci che l  ancora vivo, e non 
piacevole.
Lo sento, afferm il primo demone. E mi fa vomitare.
Avresti dovuto pensare a vomitare prima che partissimo, sottoline il
secondo demone.
Mi viene voglia di vomitare ogni volta che ti guardo.
Basta!
Chiedo scusa per mio fratello, disse il primo demone.
E io per il mio, aggiunse il secondo.
Strani tiranni. Trull sleg la lancia e si mise al fianco di Rhulad.
Attraversarono la radura. Raggiunta la trincea, videro il primo dei corpi.
Spezzato e gettato in fondo al profondo scavo, forse una fossa comune.
Contadini e soldati. La carne scura e gonfia per il calore. Sciami di mo-
sche.
Gli Edur e la loro scorta girarono intorno alla fossa e si avvicinarono alla
citt. Le porte innanzi a loro erano state abbattute. Da qualche parte, in cit-
t, un cane abbaiava.
Oltre le mura, la strada era disseminata di cadaveri. Le porte delle case e
degli edifici in vista erano state sfondate. Pi avanti e sulla destra, due ca-
valli erano attaccati a un carro rovesciato. La stanchezza e il peso del gio-
go avevano spinto una delle bestie in un'improbabile posizione seduta.
Trull esit, poi si diresse verso gli animali, estraendo il coltello dalla cintu-
ra. Gli altri si fermarono e lo guardarono mentre liberava i cavalli. Nessu-
no dei due animali era nelle condizioni di poter fuggire al galoppo, ma en-
trambi si avviarono verso le porte della citt su zampe incerte, tremolanti.
Trull riprese la posizione accanto a Rhulad.
Sta arrivando, afferm il primo demone.
Pi avanti lungo la strada, uno stormo di storni apparve in un vortice di
ali, svolazzando fra gli edifici. Un'unica macchia nera, gli uccelli sembra-
rono spingersi verso i Tiste Edur e i Kenryll'ah. In mezzo agli storni avan-
zava una figura alta, spettrale, la pelle bianca, i capelli di un pallido giallo,
sciolti in flaccide ciocche. Indossava un'imbracatura di cuoio che sembrava
marcia, nera e raggrinzita. I suoi arti avevano qualcosa di strano.
 disarmato, disse Fear.
Eppure, sibil il K'risnan dietro di loro,  lui.
Come vortici, gli storni si sollevarono pi in alto e andarono a posarsi
sul bordo dei tetti circostanti, mentre la figura si fermava a dieci passi.
Un posto tranquillo, disse in Letherii. Vero?
Rhulad parl: Io sono l'Imperatore Rhulad dei Tiste Edur. Chi, o che
cosa sei, straniero?.
Io sono Forkrul Assail. Il mio nome  Serenity.
Sei un demone, allora?
La testa s'inclin. Davvero?
Questo non  il tuo mondo.
No?
Rhulad gir appena il viso. K'risnan, caccialo.
Non posso, imperatore.
Il clamore della vostra presenza invita il contrasto, dichiar Serenity.
Osservando i movimenti del Forkrul Assail, Trull si accorse che posse-
deva delle giunture in pi nelle braccia e nelle gambe e che nello sterno
della creatura c'era una specie di perno. I suoi movimenti erano sciolti in
modo bizzarro.
Contrasto? ripet Rhulad.
Desidero ancora una volta la pace.
Fu Fear a parlare. Se  la pace che cerchi, Serenity, allora non devi che
girarti e andartene. Via.
Andarsene da qui significa arrivare da un'altra parte. Non posso indie-
treggiare davanti al disordine, perch  ci che sicuramente seguir. La pa-
ce deve essere affermata dove uno trova se stesso. Soltanto quando il con-
trasto viene risolto giunge la pace. Il Forkrul Assail avanz.
Attenti! grid uno dei demoni.
Serenity scatt in avanti, mentre gli storni tornavano a sollevarsi in volo
in un'esplosione di battiti d'ali.
L'arma di Trull era quella a pi lunga gittata, ma l'Edur non cerc di tra-
figgere la creatura. Le sue braccia erano sollevate per respingere l'attacco e
Trull decise di colpirle con un ampio movimento del fusto della lancia.
Come un serpente, il braccio destro di Serenity si avvolse intorno all'asta,
legando l'arma. Un colpo secco e il Legnonero s'incrin, per poi aprirsi in
due, il cuore rosso del legno rivelato per tutta la lunghezza della frattura.
La mano di Serenity sfrecci in avanti, cogliendo Trull di sorpresa.
Due dita gli toccarono la tempia... Stava gi buttandosi di lato, ma al
contatto sent il collo torcersi. Se fosse rimasto in piedi, se avesse opposto
resistenza, il collo sarebbe gi stato spezzato. Abbassato, le spalle ricurve,
venne sollevato di peso e gettato a terra.
Fear aveva puntato in basso, subito dopo l'attacco di Trull, abbassando la
spada diagonalmente per colpire il Forkrul Assail al ginocchio. Ma la
gamba si pieg indietro, il ginocchio verso l'interno, mentre contempora-
neamente Serenity allungava la mano sinistra e afferrava la lama della spa-
da. Il Forkrul Assail la strapp di mano a Fear, le dita che spezzarono il
ferro.
Nonostante gli insuccessi, Trull e Fear avevano fatto ci che veniva ri-
chiesto loro. Il loro attacco ai fianchi aveva preceduto quello di Rhulad,
con l'intenzione di aprire la strada all'affondo dell'imperatore. La spada va-
riegata era un lampo, un sibilo nell'aria, eppure non una volta colp il ber-
saglio, mentre il Forkrul Assail sembrava scivolarle intorno.
Spingendo di lato la spada piegata di Fear, Serenity decise di avanzare.
E come frecce, affond le dita nel petto di Rhulad, oltre le monete, sci-
volando tra le costole e andando a colpire il cuore.
L'imperatore croll.
Serenity si gir di scatto verso Fear.
Quindi balz indietro, otto o forse pi passi in aria, evitando per un sof-
fio un matlock che colp l'immondizia sparsa per strada, e affond nella
terra.
Serenity continu ad arretrare mentre l'altro demone avanzava, il mas-
siccio tulwar che danzava tra le sue mani come un pugnale.
Trull si tir in piedi. Si volt, con l'intenzione di prendere un'altra lancia
dal fodero che aveva lasciato agganciato al cavallo...
... e vide Udinaas precipitarsi verso di lui, le armi tra le braccia.
Trull ne prese una, quindi torn a girarsi, chinandosi sul corpo di Rhu-
lad. Pi avanti, il Forkrul Assail era balzato sulla sinistra, abbassandosi per
evitare l'affondo del tulwar, le mani protese in avanti anche quando il de-
mone gli sferr un violento calcio nel fianco.
Serenity venne sbilanciato dal colpo, cadde a terra e rotol una, due vol-
te, prima di riuscire a rialzarsi.
Ma Trull aveva sentito lo scricchiolio delle costole.
Il demone torn ad avvicinarsi alla destra del Forkrul Assail.
Un istante prima che avvenisse il contatto, Trull scagli la lancia.
Serenity non la vide arrivare. Colpita subito sotto la clavicola sinistra, la
creatura gir su stessa per l'impatto. Il tulwar del demone si abbatt sulla
coscia destra, tintinnando quando la lama colp l'osso. Il demone ritrasse
l'arma.
Trull allung la mano e subito gli venne passata un'altra lancia. Si avvi-
cin.
Barcollando, il Forkrul Assail aveva estratto la lancia dalla propria spalla
e ora stava parando i colpi del tulwar con le mani, spingendo contro la par-
te piatta della spada. L'altro demone stava per scagliarsi contro il nemico
dall'altro lato, il matlock sollevato.
Fiotti di sangue bluastro che scorrevano dalle due ferite, che tuttavia
sembravano chiudersi man mano che Trull si avvicinava. Serenity balz di
nuovo indietro, quindi si gir e fugg.
I Kenryll'ah si prepararono a inseguirlo.
Fermi! grid Trull. Lasciatelo andare.
Udinaas era accanto al corpo di Rhulad. Il K'risnan, sul viso un'espres-
sione di terrore, si teneva qualche passo pi indietro. Continuava a scuote-
re la testa, senza sosta.
K'risnan.
Occhi spalancati si posarono su Trull. Mi... ha gettato indietro. Il mio
potere... quando l'imperatore  morto... tutto  balzato indietro...
I demoni si avvicinarono.
Lasciatelo a noi, disse il primo, asciugando il sangue dal tulwar.
S, annu l'altro. Non abbiamo mai sentito parlare di questi Forkrul
Assail, ma abbiamo deciso.
Non ci piacciono, spieg il primo demone.
Per niente.
Gli daremo la caccia e glielo diremo.
Fu Fear a parlare. Udinaas, per quanto tempo... I suoi occhi erano su
Rhulad.
Non molto, rispose lo schiavo.
Aspettiamo?
Sarebbe meglio, afferm Udinaas.
Sfregandosi il volto, Fear si diresse verso la sua spada. La raccolse, la
esamin e la gett via. Lanci un'occhiata a Trull.
Ha spezzato il Legnonero, afferm Trull.
Una smorfia. Ho visto. La seconda lancia: bel tiro, fratello.
Eppure, i due sapevano. Senza i Kenryll'ah sarebbero stati morti.
Possiamo inseguirlo ora? chiese il primo demone.
Dopo un breve istante di esitazione, Fear annu. Andate.
I due Kenryll'ah si girarono e s'incamminarono lungo la via. Possiamo
mangiare per strada.
Buona idea, fratello.
Da qualche parte, in citt, il cane continuava ad abbaiare.
Dobbiamo aiutarlo, disse Sandalath Drukorlat.
Withal la guard. Erano al limitare del prato che si affacciava sulla
spiaggia. Il giovane Tiste Edur era raggomitolato sulla sabbia sottostante.
Gridava ancora. Non  la sua prima visita, spieg Withal.
Come va la tua testa? gli domand lei dopo qualche istante.
Fa male.
Il Tiste Edur tacque, tremante, poi, di colpo, sollev la testa. Fiss Wi-
thal e la donna Tiste Andii in piedi accanto alla fucina del Meckros. E poi
di nuovo. Withal!
Il fabbro aggrott la fronte, sebbene il gesto lo facesse trasalire, e disse:
Di solito non mi parla molto. E al giovane: Rhulad, non sono cos cru-
dele da darti il benvenuto.
Chi ? Chi  quel... traditore?
Sandalath sbuff. Patetico.  quello che impugna la spada del dio? Un
errore.
Se lo , mormor Withal a bassa voce, non ho nessuna intenzione di
dirglielo.
Rhulad si tir in piedi. Mi ha ucciso.
S, replic Withal. Lo ha fatto, qualunque cosa fosse.
Un Forkrul Assail.
Sandalath s'irrigid. Dovresti essere pi accorto nella scelta dei tuoi
nemici, Edur.
Una risata isterica, mentre Rhulad risaliva la spiaggia. Scegliere, don-
na? Io non scelgo niente.
Pochi lo fanno, Edur.
Lei che cosa ci fa qua, Withal?
Il Dio Storpio pensava avessi bisogno di compagnia. Oltre a tre Nacht
completamente folli.
Siete amanti?
Non essere assurdo, replic Sandalath, sghignazzando.
Sono d'accordo, aggiunse Withal.
Rhulad li super. Ho bisogno della mia spada, borbott mentre si diri-
geva verso l'interno.
I due si girarono a guardarlo.
La sua spada, mormor Sandalath. Quella che il dio ti ha fatto for-
giare?
Withal annu. Ma non sono da biasimare.
Sei stato obbligato.
Esatto.
Non  l'arma a essere malvagia,  chi la brandisce.
Lui la osserv. Non m'importa se mi spaccherai la testa un'altra volta.
Comincio proprio a odiarti.
Ti assicuro che i miei sentimenti nei tuoi confronti sono assolutamente
identici.
Withal le volt le spalle. Me ne torno nella mia baracca.
Ma certo, sbott Sandalath dietro di lui. A pregare e a implorare il
tuo dio. Come se si prendesse la briga di ascoltare i tuoi patetici lamenti.
Spero, disse Withal senza voltarsi, che avr piet di me.
E perch dovrebbe?
L'altro non ribatt e saggiamente tenne per s il sorriso di risposta.
A dieci passi dal lato del trono, Brys Beddict guardava Re Ezgara Di-
skanar avanzare con incedere solenne nella sala a cupola. Una confusa irri-
tazione era sul volto del sovrano, poich la sua avanzata aveva dovuto su-
bire una deviazione intorno alla figura bocconi del Ceda Kuru Qan, ma ora
che aveva superato l'ostacolo, Brys vide Ezgara riprendere la sua espres-
sione severa.
Nella sala del trono lo aspettavano una manciata di ufficiali e di guardie.
Il Primo Eunuco Nifadas era alla destra del trono e teneva la corona, posa-
ta su un cuscino rosso sangue. La Prima Concubina Nisall era inginocchia-
ta ai piedi della pedana, sul lato sinistro. Oltre a Brys e a sei delle sue
guardie, erano presenti il Finadd Gerun Eberict insieme a sei uomini della
Guardia Reale.
E quello era tutto. L'investitura, nel giorno della Settima Chiusura - o gi
di l, poich nessuno era in grado di indicare la data esatta - sarebbe avve-
nuta alla presenza di quei pochi testimoni. Ma non era cos che la cerimo-
nia era stata ideata in origine. Purtroppo, si erano verificate altre sommos-
se, l'ultima delle quali era stata anche la pi sanguinosa. Il nome del re era
diventato un'imprecazione tra i cittadini di Letheras. L'elenco degli invitati
era stato ridotto per motivi di sicurezza e anche cos, Brys era nervoso a
causa della presenza di Gerun Eberict.
Il re si avvicin alla pedana, le vesti che scivolavano leggere sul marmo
lucido del pavimento.
In questo giorno, annunci Nifadas, Lether diventa un impero.
Le guardie eseguirono il saluto riservato alle personalit reali e restarono
cos, immobili come statue.
Ezgara Diskanar sal sulla pedana e lentamente si gir.
Il Primo Eunuco avanz, si ferm davanti al sovrano e sollev il cusci-
no.
Il re prese la corona e se la pos sulla testa.
Da questo giorno, annunci Nifadas, indietreggiando, Lether  go-
vernato da un imperatore. Si gir. Imperatore Ezgara Diskanar.
Le guardie ripresero la posizione di riposo.
E cos sia.
Ezgara si sedette sul trono.
Sembrava vecchio, fragile e solo.
Le finestre erano sprangate. Erbacce intasavano il sentiero, piante infe-
stanti ricoprivano i muri su entrambi i lati della scala d'ingresso. Dalla via
alle loro spalle giungeva l'odore di fumo e un ruggito lontano proveniente
dal Quartiere Rampicante, all'interno della citt, oltre il Lago Settle, indi-
cava lo scoppio di un'altra sommossa.
Dalla Porta dei Pescatori, Seren Pedac e la Guardia Cremisi avevano
percorso strade ricoperte di rifiuti. Tracce di saccheggi, di tanto in tanto un
cadavere, un cavallo morto e figure che fuggivano nei vicoli laterali. Edifi-
ci bruciati, branchi di lupi famelici attirati in citt e provenienti dalle cam-
pagne e dalle foreste abbandonate, famiglie di rifugiati rannicchiati qua e
l, la Citt Reale di Letheras sembrava avere ceduto a una depravata effe-
ratezza quando il nemico era ormai a poche leghe oltre l'orizzonte.
Seren era sbalordita dalla velocit con la quale tutto era andato a rotoli,
ed era pi che spaventata. Poich, nonostante il disgusto e il disprezzo per
lo stile di vita del suo popolo, dentro di lei era rimasta una profonda con-
vinzione dell'innata capacit di recupero di quel mondo. Ma l, sotto i suoi
occhi, c'era la prova evidente di un crollo totale e improvviso. Avidit e
crudelt sfrenate, paura e panico che innescavano brutalit e spietata indif-
ferenza.
Superarono corpi di cittadini da lungo tempo in fin di vita e abbandonati
nelle vie.
Lungo un ampio viale, vicino al canale, restavano i segni del passaggio
di una folla disordinata, forse solo mezza giornata prima. Dai resti sparsi
compresero che i soldati erano intervenuti e che avevano dovuto combatte-
re duramente per disperdere la massa in rivolta. Edifici e propriet erano
stati saccheggiati e distrutti. Il sangue rendeva appiccicose le lastre di pie-
tra che rivestivano le vie e le impronte di decine di carri erano evidenti, a
indicare che, almeno l, la guarnigione cittadina era tornata per portare via
i cadaveri.
Iron Bars e i suoi uomini avevano parlato poco durante il viaggio e ades-
so, davanti alla casa di Seren, restarono in sella, vigili, le mani sulle spade.
Seren smont da cavallo.
Poco dopo, Iron Bars e Corlo la imitarono.
Sembra inviolata, comment il mago.
Come ho gi detto, dentro non c' niente di valore.
La situazione non mi piace, afferm il Dichiarato.
Tranquillo. Le sommosse non dureranno. Con l'avvicinarsi degli Edur
torner la calma, replic Seren.
Non  quello che  accaduto a Trate.
 vero, ma qui sar diverso.
Non capisco come tu possa pensarlo, osserv Iron Bars, scuotendo la
testa.
Andate a cercare la vostra nave, Dichiarato, disse Seren. Si gir verso
gli altri. Grazie a tutti voi. Sono onorata di avervi conosciuto e di avere
viaggiato in vostra compagnia.
Stai attenta, ragazza, mormor Corlo.
Seren pos una mano sulla spalla del mago. Lo guard negli occhi ma
non disse nulla.
Lui annu. Vacci piano.
Hai sentito?
S. E il mal di testa ne  la prova.
Mi dispiace.
Non dimenticare, Seren Pedac: Mockra  un canale astuto.
Star attenta. Si gir verso Iron Bars.
Appena avremo trovato la nave e avr sistemato la squadra, disse
l'uomo, ti verr a trovare, cos potremo salutarci come si deve e non in
mezzo a una strada.
Va bene.
Un giorno, non di pi, e poi verr da te, Acquitor.
Lei annu.
Il Dichiarato e il mago risalirono in sella. Il gruppo si allontan.
Seren li segu con lo sguardo, poi si gir e percorse il vialetto. La chiave
per aprire l'elaborata serratura era sotto la seconda lastra di pietra.
La porta cigol quando la spinse e l'odore di polvere la invest. Entr,
chiuse la porta.
Oscurit e silenzio.
Rest immobile per alcuni istanti, il corridoio che si allungava davanti a
lei. La porta all'estremit opposta era aperta e Seren riusciva a vedere nella
stanza, illuminata da una flebile luce filtrata dalle tende e proveniente dal
cortile sul retro. Davanti a lei, nella stanza lontana, una sedia dall'alto
schienale ricoperta da un telo di mussola.
Un passo, poi l'altro. Lungo il corridoio. Subito prima dell'ingresso della
stanza, il corpo in via di decomposizione di un gufo, a terra, come addor-
mentato. Seren ci gir intorno, poi entr nella stanza; una leggera brezza
soffiava dalla finestra rotta, attraverso la quale il gufo doveva essersi infi-
lato.
Mobili spettrali su entrambi i lati, ma era la sedia ad attirare la sua atten-
zione. Si avvicin e poi, senza togliere il telo, si sedette.
Si guard intorno.
Ombre. Silenzio. Un leggero odore di putrefazione. La macchia del gufo
morto steso subito oltre la porta.
L'impero... di Seren Pedac, sussurr.
E non si era mai sentita cos sola.
Nella citt di Letheras, mentre le compagnie di soldati di Gerun Eberict
si aprivano un varco attraverso folle di abitanti che avevano preso parte a
una processione in sostegno del re e il cui sangue era ora sparso sui ciottoli
in ricordo di quella giornata gloriosa; mentre decine di migliaia di storni
volteggiavano sempre pi vicini alla vecchia torre che un tempo era stata
dell'Azath e ora era la Fortezza dei Morti; mentre Tehol Beddict - non pi
sul suo tetto - percorreva strade buie per raggiungere Selush su ordine di
Shurq Elalle; mentre la bambina Kettle, che un tempo era stata morta ma
che ora era viva, sedeva sui gradini della vecchia torre canterellando e in-
trecciando fili d'erba; mentre i raggi del sole si allungavano come dardi at-
traverso la nube di fumo, le campane iniziarono a suonare.
Annunciando la nascita dell'impero.
La fine della Settima Chiusura.
Ma gli scribi erano in errore. La Settima Chiusura doveva ancora arriva-
re.
Ancora due giorni.
Appoggiato a un muro accanto al vecchio palazzo, le braccia conserte, il
Primo Consorte, Turudal Brizad, il dio conosciuto come Errante, ammira-
va le nuvole di storni, mentre le campane suonavano, basse e tremule.
Uccelli sgradevoli, mormor fra s e s, gli storni....
Altri due giorni.
Un grave errore di calcolo, temo.
Molto grave.
...
.
...
CAPITOLO VENTITR.
.
Un'enorme caverna sotterranea si apriva sotto il bacino, lo
strato esterno friabile e poroso. Se qualcuno fosse rimasto in quel-
l'antica grotta, la pioggia sarebbe stata incessante. Ciononostante,
undici fiumi alimentavano il terreno paludoso che un giorno sa-
rebbe stato la citt di Letheras e il processo di erosione che cul-
min nel crollo del bacino e nel catastrofico prosciugamento dei
fiumi e delle paludi fu lungo e lento. Cos, per quanto il Lago Set-
tle sia di dimensioni modeste,  giusto ricordarne la straordinaria
profondit. Il lago , indubbiamente, come la botola di un tetto e
l'enorme caverna, la casa sottostante. Perci, la scomparsa verso
le profondit della barca da pesca di Burdo - l'unico pescatore del
Lago Settle - reti e tutto il resto incluso, non dovrebbe sorprende-
re. N lo dovrebbe il fatto che da allora, poich molti furono i te-
stimoni della scomparsa di Burdo, nessun'altra barca da pesca ab-
bia solcato le acque del Lago Settle. Ad ogni modo, io stavo, cre-
do, parlando dell'improvvisa convergenza di tutti quei fiumi, del-
l'afflusso delle acque della palude, evento accaduto molto prima
dell'insediamento in quella zona dei primi coloni. Colleghi studio-
si, sarebbe stato un panorama sconvolgente, non trovate?
.
Tratto da Storia geologica di Letheras, una conferenza tenuta dal Geografo Reale Thula Redsand alla Diciannovesima Cerimonia Annuale dell'Accademia Cutter (pochi istanti prima del Grande Crollo del Soffitto dell'Accademia). Commenti riportati dall'unico sopravvissuto, Ibal the Dart.
.
Non c'era niente di naturale nella polvere che incombeva sulle armate
Edur mentre scendevano da nord e prendevano posizione di fronte alla
Roccaforte Brans. La nuvola color ocra indugiava come un'onda perma-
nente in una cataratta, venti violenti sferzavano da sud, trasportando ceneri
e terra in un infausto, oscuro assalto contro le armate Letherii in attesa e le
sterili colline dietro di esse.
L'imperatore dei Tiste Edur aveva ritrovato ancora una volta la gloria
della rinascita. Ogni morte era un gradino nella sua scalata verso l'irrefuta-
bile dominazione. La resurrezione, Udinaas ora l'aveva compreso, non era
n serena n indolore. Giungeva con grida e urla che squarciavano l'aria.
Giungeva con una tempesta di profondi turbamenti che minavano la sanit
mentale di Rhulad quanto avrebbero colpito chiunque altro fosse stato per-
seguitato dalla stessa maledizione. E nella mente dello schiavo non c'erano
dubbi, la spada e il suo dono erano maledetti, e il dio dietro di essi - se era
veramente un dio - era una creatura figlia della pazzia.
Quella volta, i fratelli di Rhulad erano stati presenti al risveglio dell'im-
peratore. Udinaas non era rimasto sorpreso nel leggere l'orrore sui loro vol-
ti al primo grido stremato del sovrano, alle convulsioni che avevano tor-
mentato il corpo rivestito d'oro macchiato di sangue rappreso, alla fredda
luce innaturale che era tornata a bruciare nei suoi occhi. Li aveva visti di-
ventare di pietra, incapaci di avvicinarsi, incapaci di fuggire, immobili te-
stimoni di una spaventosa verit.
Forse dopo, quando si erano ripresi, quando i loro cuori avevano rico-
minciato a battere, era giunta la piet. Rhulad aveva pianto apertamente,
consolato soltanto dal braccio che lo schiavo gli teneva sulle spalle. Fear e
Trull avevano guardato il K'risnan raggomitolato in silenzio sul terreno
dietro di loro, fino al momento in cui l'imperatore aveva ritrovato se stesso
e aveva scoperto il bambino, il fratello e il guerriero di sangue che erano
stati un tempo nascosti, ma ancora vivi in lui, prima che la spada trovasse
le sue mani.
Poco era stato detto nel viaggio di ritorno e per tutti, tranne che per Udi-
naas, la cavalcata era stata una fuga. Non dal Forkrul Assail e dalla sua
immutabile attrattiva per la pace dei freddi cadaveri, ma dalla morte e dalla
rinascita dell'imperatore dei Tiste Edur.
Si riunirono all'armata a cinque leghe dalla Roccaforte Brans e vennero
informati da Hannan Mosag che era stato stabilito il contatto con i K'risnan
delle altre due armate e che tutti si dirigevano verso il fatale campo di bat-
taglia dove, riportarono gli spettri-ombra, le forze Letherii li attendevano.
Dettagli, la tremante trama dei preparativi: Udinaas era indifferente a es-
si, il sussurro dell'ordine in un caos apparente. Un'armata marciava, come
una migrazione priva di guida, ogni bestia legata dall'istinto, dall'imperati-
vo della violenza. Le armate marciavano dalla complessit alla semplicit.
Era quel dettaglio che le spingeva avanti. Un campo aspettava, sul quale
ogni questione poteva essere ridotta, sul quale polvere, grida e sangue por-
tavano una fredda chiarezza. Quella era la segreta fame di guerrieri e sol-
dati, governatori, re e imperatori. La semplice meccanica della vittoria e
della sconfitta, la mossa perfetta per attirare ogni sguardo, ogni mente in
quell'indulgente gioco.
Udinaas invidiava la semplice vita di soldati e guerrieri. Per loro non c'e-
ra ritorno dalla morte. Parlavano in modo semplice, nel linguaggio della
negazione. Combattevano per il guerriero, il soldato al loro fianco e anche
morire aveva uno scopo, e quello era, ora ne era convinto, il dono pi raro
in assoluto.
O cos avrebbe dovuto essere, ma lo schiavo sapeva che sarebbe andata
diversamente. La magia era l'arma della battaglia prossima a scoppiare.
Forse, era il futuro di tutte le battaglie del mondo. Annientamento assurdo,
la distruzione di un numero infinito di vite. Una logica estensione di go-
verni, re e imperatori. La guerra come uno scontro di volont, un conflitto
indifferente ai costi, interessato solo a scoprire chi avrebbe battuto le pal-
pebre per primo. Guerra: un esercizio per niente diverso dalla raccolta di
denaro della Borsa dei Mercanti, e perci infinitamente comprensibile.
I Tiste Edur e i loro alleati stavano schierandosi di fronte alle armate Le-
therii, la luce del giorno smorzata, offuscata dall'onda sospesa di polvere.
In alcuni punti la magia crepitava, accendeva l'aria di forti bagliori, tenta-
tivi di fuga del potere trattenuto da entrambe le parti. Udinaas si chiese se
qualcuno sarebbe sopravvissuto a quella giornata. E coloro che ce l'avesse-
ro fatta, che lezione avrebbero tratto da quella battaglia?
A volte il gioco si spinge troppo in l.
Lei era accanto a lui, silenziosa, minuta e avvolta in una morbida pelle di
daino. Non aveva detto niente, non aveva offerto spiegazioni per averlo
cercato. Lui non conosceva la sua mente, non poteva indovinare i suoi
pensieri. Sconosciuti e impenetrabili.
Ma a un tratto la sent trarre un respiro profondo.
Udinaas la guard. I lividi sono ormai spariti, disse.
La Strega Piumata annu. Dovrei ringraziarti.
Non ce n' bisogno.
Bene. Sembr vacillare per la propria veemenza. Non avrei dovuto
dirlo. Non so che cosa pensare.
Riguardo a che cosa?
Lei scosse la testa. Riguardo a ci che lui chiede. Per l'Errante, Udina-
as, Lether sta per cadere.
Probabilmente. Ho osservato a lungo le forze Letherii. Vedo quelli che
dovrebbero essere maghi, posizionati qua e l. Ma non il Ceda.
Lui deve esserci. Come potrebbe essere altrimenti?
Udinaas non replic.
Non sei pi un Indebitato.
E ha importanza?
Non lo so.
Cadde il silenzio fra loro. Si trovavano su un'altura a nordovest del cam-
po di battaglia. Riuscivano a distinguere le mura della Roccaforte Brans,
una bassa e temibile cittadella appoggiata contro una scarpata intagliata a
picco nel pendio. Torri angolari proteggevano le mura e su ognuna di esse
erano sistemati enormi mangani. Su ogni torre era presente anche un ma-
go, le braccia sollevate. I due erano chiaramente impegnati in un rituale,
forse difensivo, poich il grosso del Battaglione del Re era posizionato ai
piedi della roccaforte.
A ovest di quel battaglione, un crinale si allungava dalle colline a poca
distanza e sul lato opposto erano posizionati elementi della fanteria pesante
del re, insieme alla Brigata Riven. A ovest di quest'ultima aspettavano
compagnie del Battaglione Cinturadiserpente, il cui fianco era protetto dal-
la Brigata Rampante Cremisi, che era arretrata fino al margine occidentale
delle Colline Brans e, a sud, fino al corso del Fiume Dissent.
Individuare la disposizione delle forze Letherii a est del Battaglione del
Re era pi difficile. Sul lato orientale della roccaforte si estendeva un lago
artificiale e a nord, accanto al battaglione, era posizionato il Battaglione
dei Mercanti. Un altro fiume stagionale o un canale di drenaggio si snoda-
va verso nord sul loro fianco destro e sembrava che le forze Letherii sul-
l'altro lato intendessero usare il fossato asciutto come linea di difesa.
In ogni caso, l'armata di Rhulad avrebbe costituito il corpo occidentale
dell'avanzata Edur. Al centro vi sarebbe stato l'esercito di Fear e pi a est,
dietro un braccio di colline minori e antiche conche lacustri, si avvicinava
l'armata di Tomad e Binadas Sengar, proveniente dalla citt di Cinque
Punte.
L'altura su cui si trovavano Udinaas e la Strega Piumata era circondata
da spettri-ombra, probabilmente avvolti da magia protettiva. Al di l del-
l'altura, nascosti alla vista delle armate, aspettavano le donne, gli anziani e
i bambini Edur. Mayen era da qualche parte tra loro, ancora isolata, ancora
sotto il controllo diretto di Uruth Sengar.
Udinaas torn a guardare la Strega Piumata. Hai visto Mayen? le do-
mand.
No. Ma ho sentito ci che si dice...
Cio?
Non va bene. Non ce la fa. Una schiava  stata scoperta mentre le por-
tava il nettare bianco.  stata giustiziata.
Chi era?
Bethra.
Udinaas la ricordava, un'anziana che aveva trascorso tutta la sua vita nel-
la casa dei genitori di Mayen.
Lei pensava di essere gentile, continu la Strega Piumata. Poi si strin-
se nelle spalle. Nessuno l'ha ascoltata.
Immagino.
A una poveretta non si pu negare di colpo il nettare bianco, dichiar
la donna.  come un bambino. Deve essere svezzato. La riduzione deve
essere graduale.
Lo so.
Ma a loro interessa il figlio che porta in grembo.
Che probabilmente soffre quanto lei.
La Strega Piumata annu. Uruth non ha bisogno dei consigli delle
schiave. Lo guard negli occhi. Sono cambiati tutti, Udinaas. Sono co-
me... esaltati.
Un fuoco negli occhi, s.
Sembra che non se ne rendano conto.
Non  cos per tutti, Strega Piumata.
A chi ti riferisci?
L'uomo esit, poi disse: Trull Sengar.
Non lasciarti ingannare, replic lei. Sono tutti contaminati. L'impero
che verr sar oscuro. Ho avuto delle visioni... ho visto ci che ci aspetta,
Udinaas.
Non c' bisogno di avere delle visioni per sapere ci che ci aspetta.
Lei si accigli e incroci le braccia. Guard il cielo. Che magia  mai
questa?
Non lo so.  nuova.
O... antica.
Che cosa avverti, Strega Piumata?
La donna scosse la testa.
Appartiene a Hannan Mosag, afferm Udinaas dopo qualche istante.
Hai visto i K'risnan? Quelli dell'armata di Fear Sengar sono... deformi.
Storpiati dalla magia a cui ricorrono ora.
Uruth e le altre donne si aggrappano al potere di Kurald Emurlahn,
spieg la Strega Piumata. Si comportano come se si trovassero in una
guerra di volont. Io non penso...
Zitta, mormor Udinaas stringendo gli occhi. Sta iniziando.
Accanto a lui, Ahlrada Ahn digrign i denti. Ecco, noi ora siamo testi-
moni, Trull Sengar. E questo  ci che significa essere oggi un guerriero
Edur.
Possiamo fare di pi che aspettare, replic Trull. Possiamo anche mo-
rire.
La polvere scura saliva ora in spesse spirali, dirigendosi verso il campo
di sterminio tra le due armate.
Trull guard dietro di s. Fear era tra i guerrieri Hiroth. Due K'risnan e-
rano davanti a lui, uno storpio, sopravvissuto ad Alto Forte, l'altro apparte-
nente alla compagnia di Rhulad. Fiumi granulosi di quella che sembrava
polvere si innalzavano dai due maghi, i volti contorti in un silenzioso dolo-
re.
Il crepitio del lampo echeggi dall'altra parte del campo di battaglia, ri-
portando l'attenzione di Trull davanti a s. Onde abbaglianti di un accecan-
te fuoco bianco crescevano davanti ai maghi Letherii, interrotte da bagliori
di lampi che s'inarcavano fra loro.
A destra, Rhulad inizi a fare avanzare i suoi guerrieri, creando un'am-
pia formazione a cuneo al limitare del campo di sterminio. Trull riusciva a
vedere il fratello, una vaga figura ricoperta d'oro. All'estrema destra si tro-
vavano Hannan Mosag e le sue compagnie e dietro di loro, gi in movi-
mento verso sud lungo il limitare del bacino, avanzavano migliaia di Sole-
taken Jheck e almeno una decina di Kenryll'ah, ognuno di essi al comando
dei loro sudditi contadini. Il loro percorso non era passato inosservato e la
Brigata Rampante Cremisi stava prendendo nuove posizioni per fronteg-
giare la minaccia.
Non ci sarebbe stato niente di sottile in quella battaglia.
Nessuna brillante tattica frutto di un genio militare. I Letherii aspettava-
no con la schiena alle erte colline. I Tiste Edur e i loro alleati avrebbero
dovuto avanzare verso di loro. La meccanica era semplice, apparentemente
imminente e inevitabile.
Ma la magia parl con voce diversa.
Le spirali di polvere dominavano in cielo; gemevano, il vento che ulula-
va cos forte da spingere Edur e Letherii a iniziare ad acquattarsi.
Il fuoco bianco Letherii invest il cielo come un'onda, creando un muro
di controllato caos.
Trull faticava a respirare. Vide un ignaro corvo, che aveva commesso
l'errore di volare al di sopra del campo di sterminio, annaspare e precipita-
re a terra, la prima vittima della giornata. Un patetico presagio.
Le colonne si piegarono, vacillarono, si lanciarono in avanti.
E iniziarono a crollare.
Una folata di vento alle spalle si abbatt con violenza su Trull e i suoi
compagni, sulla scia delle colonne di polvere. Grida smorzate da ogni an-
golo, mentre i soldati imbracciavano le armi.
Tutto a un tratto, spettri-ombra affluirono sul terreno, una marea scura,
bassa. Udinaas avvertiva il loro terrore e la spaventosa pulsione che li
spingeva avanti. Coraggio. Era troppo presto per lanciare un attacco. Sa-
rebbero stati colpiti dalla magia.
Mentre le colonne crollavano, il muro di fuoco Letherii inizi a crescere
e a muoversi verso di esse.
La Fortezza Vuota, sussurr la Strega Piumata. Magia Letherii allo
stato puro. L'Errante, l'avverto da qui!
Non basta, mormor Udinaas.
Schierata con il Battaglione del Re, il Preda Unnutal Hebaz vide la luce
del giorno svanire, mentre l'ombra delle colonne in rovina scivolava sui
soldati. Vide i suoi uomini gridare, ma non pot sentirli, le loro voci coper-
te dal ruggito della polvere ormai sempre pi vicina.
La magia Letherii venne sciolta di colpo, il fuoco sibilante, scoppiettante
sfior la testa dei militari abbassati, per poi sfrecciare verso l'alto e andare
a incontrare le colonne in caduta.
Scosse violente in rapida successione, la terra trem sotto i piedi delle
migliaia in attesa, profonde fenditure si aprirono sulle colline e dalla Roc-
caforte Brans giunse un soffocato brontolio. Incredula, Unnutal Hebaz vi-
de il lago accanto alla roccaforte sollevarsi in un ammasso di schiuma e
acqua fangosa. Vide, mentre le mura anteriori della roccaforte si piegavano
verso l'interno staccandosi dalle torri, la polvere schizzare verso l'alto co-
me un getto di vapore e svanire in una nuvola sempre pi grande.
La torre orientale inizi a oscillare, quanto bastava per scaraventare il
mangano oltre il bordo e, con esso, gli uomini addetti a ricaricare l'arma
difensiva. E il mago Jirrid Attaract. Precipitarono tutti.
La torre occidentale s'inclin all'indietro. Le massicce fondamenta di
pietra scivolarono in avanti e di colpo la costruzione svan in una nuvola
delle sue stesse macerie. Il mago Nassin Methuda scomparve con essa.
Unnutal sollev lo sguardo al cielo.
E vide il fuoco bianco esaurirsi, disperdersi. Vide le colonne tuffarsi in
avanti e spazzare via la magia Letherii.
Una colonna colp al centro il Battaglione dei Mercanti, la polvere che
cresceva e si apriva sui fianchi e rotolava sulla collina.
Per un istante, non vide niente, poi la colonna inizi a riprendere forma.
Ma non come era prima. Non era pi la polvere a salire a spirale, ma solda-
ti ancora in vita.
La cui carne marciva mentre lei guardava.
Gridavano quando venivano sollevati e scaraventati in cielo, gridavano
quando la carne veniva strappata loro. Gridavano...
L'ombra al di sopra di Unnutal Hebaz s'incup. Lei sollev lo sguardo.
E chiuse gli occhi.
Piroettando in un frenetico vortice, un enorme frammento di magia Le-
therii si abbatt sul fianco di una colonna, croll e falci il nucleo dei guer-
rieri Merude, schierati a un centinaio di passi alla sinistra di Trull.
I guerrieri morirono sul posto, in una nebbia rossa.
Il fuoco bianco, ora tinto di rosa, rotol sulla calca verso il K'risnan su
quel lato. Il giovane mago sollev le mani all'ultimo momento, poi la ma-
gia lo divor.
Quando si assottigli, oscill, poi svan; il K'risnan era scomparso, in-
sieme a quegli Edur che erano stati troppo vicini a lui. La terra era nera e
spaccata.
Sull'altro lato del campo di sterminio, altre colonne si stavano sollevan-
do e con esse corpi in rotazione. Pi in alto, l'ammasso di carne scura si at-
tenuava in una tonalit opaca, per poi cedere il passo a ossa bianche e a
ferro splendente. Le colonne si spinsero ancora pi in alto, divorando sem-
pre pi soldati, intere compagnie strappate dalle trincee e trascinate in
quelle letali fauci.
Ahlrada Ahn allung una mano e tir Trull verso di s. Deve fermar-
si!
Trull si liber con un violento strattone, scuotendo la testa. Questa non
 opera di Rhulad!  del Re Stregone! Hannan Mosag, ora competi per il
trono della pazzia?
Intorno a loro, il mondo era precipitato nella follia. Sfere di rovente ma-
gia Letherii iniziarono a tuonare qua e l, colpendo tra le file di Tiste Edur
e divorando spettri-ombra. Una sfera atterr in mezzo a una compagnia di
demoni e li incener a uno a uno, compreso il Kenryll'ah al comando.
Un'altra scivol sul terreno verso l'altura a ovest delle forze dell'impera-
tore. Niente pot opporsi a quella forza micidiale mentre saliva la china e
spazzava via l'accampamento delle donne Edur, dei vecchi e dei bambini.
Trull si mosse in quella direzione, ma Ahlrada Ahn lo trattenne.
Soldati Letherii, ormai niente pi che ossa, roteavano in cielo sopra le
colline. Il Battaglione dei Mercanti. La Brigata Riven. Il Battaglione Cin-
turadiserpente. Il Battaglione del Re. Tutte quelle vite. Distrutte.
E le colonne avevano iniziato a muoversi, ognuna seguendo un proprio
cammino, verso est e verso ovest, tuffandosi tra le file di altri soldati ormai
in preda al panico. Divorando, la fame infinita, l'appetito insaziabile.
Guerra? Questa non  guerra.
Avanziamo!
Trull fiss Ahlrada Ahn.
Il guerriero lo afferr per il braccio e lo scosse. All'attacco, Trull Sen-
gar!
Udinaas guard la magia letale abbattersi sugli spettri, poi rotolare verso
l'altura dove si trovava insieme alla Strega Piumata. Non c'era luogo dove
nascondersi. Non c'era tempo. Era perfetto...
Un vento freddo soffi dietro di lui, un'esalazione di ombre. Che sfrec-
ciarono in avanti, si scontrarono con la magia Letherii a venti passi lungo
la china. Si intrecciarono, si chiusero come una rete, intrappolando il fuoco
selvaggio. Poi, ombre e fiamme svanirono.
Udinaas si gir.
Uruth e altre quattro donne Edur erano a una quindicina di passi dietro
di lui. Mentre le guardava, due delle donne caddero a terra e Udinaas cap
che erano morte, il sangue bollito nelle vene. Uruth barcoll e lentamente
scivol sulle ginocchia.
Va bene, non  cos perfetta.
Torn a girarsi verso il campo di battaglia. L'imperatore conduceva i
suoi guerrieri attraverso il bacino infuocato, senza vita. Le posizioni nemi-
che sulle colline opposte sembravano praticamente vuote. Ma su entrambi
i lati, lo schiavo vide combattere. O meglio, massacrare. Dove le colonne
non avevano ancora colpito, le linee Letherii si erano sciolte e i soldati
fuggivano, anche mentre i Soletaken Jheck li trascinavano a terra, i demoni
li abbattevano e squadre di Edur li inseguivano con spietata determinazio-
ne. A est, il letto del fiume prosciugato era stato invaso. A ovest, la Brigata
Rampante Cremisi era sbaragliata.
La spaventosa magia di Hannan Mosag continuava a infuriare e Udinaas
sospett che, come quella Letherii, fosse ormai fuori controllo. Le colonne
davano vita a colonne pi piccole. Per mancanza di carne, iniziarono a di-
struggere il terreno, a scagliare in cielo terra e sassi. Due colonne si abbat-
terono vicino a ci che restava del Lago Brans e sembrarono incatenarsi in
un reciproco annientamento, provocando scosse violente e assordanti che
flagellarono le vicine colline. Poi si staccarono, allontanandosi.
Le basi di molte colonne persero il contatto con il terreno e sfrecciarono
verso l'alto, finendo per dissolversi in nuvole bianche e grigie.
Tutto a un tratto, mentre compagnie di esausti Edur attraversavano il
campo di sterminio, ossa e armature iniziarono a piovere dal cielo. Gambe,
braccia, armi, teschi piombavano a terra in una macabra cascata. I guerrieri
morivano sotto quello spettrale bombardamento. Di nuovo il panico, figure
che fuggivano.
Sessanta passi avanti e pi in basso, lungo il bordo del declivio, Hull
Beddict camminava. Teneva una spada in mano. Lo sguardo stupefatto, in-
credulo.
Un teschio coperto da un elmo, ma privo della mascella inferiore, cadde
a terra e rimbalz davanti a Hull, ma l'uomo non sembr nemmeno notarlo
mentre ci inciampava sopra.
In nome dell'Errante, disse a un tratto Udinaas rivolgendosi alla Stre-
ga Piumata. Vai a vedere che cosa puoi fare per Uruth e le altre.
Lei trasal, gli occhi sgranati.
Ci hanno appena salvato la vita, Strega Piumata. Non aggiunse altro e
la lasci dov'era, mentre lui raggiungeva Hull Beddict.
Una pioggia di ossa continuava a cadere, pezzi pi piccoli: dita, fram-
menti di costole. Trenta passi pi avanti iniziarono a piovere denti, che co-
prirono il suolo come chicchi di grandine; un acquazzone improvviso, che
termin di colpo cos come era iniziato.
Udinaas si avvicin a Hull Beddict.
Non andare oltre, Hull! gli grid.
L'altro si ferm, si gir lentamente, il viso stravolto dal turbamento. U-
dinaas? Sei tu? Udinaas?
Lo schiavo lo raggiunse, lo prese per un braccio. Vieni. Ormai  fatta,
Hull Beddict. Un sesto di campana, non di pi. La battaglia  finita.
Battaglia?
Massacro, se preferisci. Un pessimo investimento, non trovi? Addestra-
re tutti quei soldati. Quei guerrieri. Tutte quelle armature. Quelle armi.
Penso che quei giorni siano ormai passati, no? Stava guidando Hull verso
la sommit della collina. Decine di migliaia di Letherii morti; non ha
nemmeno senso seppellire quel poco che resta di loro. Duecento, forse tre-
cento Tiste Edur morti. Nessuno ha avuto nemmeno la possibilit di solle-
vare le armi. Quanti spettri-ombra annientati? Cinquanta, sessantamila?
Dobbiamo... fermarci. Non c' niente...
Non ora, Hull. Avanti, verso Letheras, come un fiume in piena. Ci sa-
ranno retroguardie da distruggere. Porte da abbattere. Strade ed edifici da
conquistare. E poi, il palazzo. E il re. La sua guardia... quei soldati non de-
porranno le armi. Anche se dovesse ordinarlo il re. Dopo tutto, loro servo-
no il regno, non Ezgara Diskanar. Letheras, Hull Beddict, sar sgradevole.
Non sgradevole come pu essere oggi, ma in modi molto peggiori. Io...
Basta, schiavo. Taci o ti uccider.
Le tue minacce non mi preoccupano, Hull Beddict.
Raggiunsero la sommit dell'altura. La Strega Piumata e una mezza doz-
zina di altre schiave soccorrevano le donne Edur. Uruth era prona, il corpo
scosso dalle convulsioni. Una terza donna era morta.
Che cosa c', Hull Beddict? domand Udinaas, lasciando il braccio
dell'uomo. Nessuna possibilit di guidare una carica contro i tuoi nemici?
Quella banda di Indebitati e di disperati che avevano trovato dignit in una
uniforme. L'odiato nemico.
Hull Beddict gli gir le spalle. Devo trovare l'imperatore. Devo spiega-
re...
Udinaas lo lasci andare. La pioggia di ossa era finalmente cessata e ora
solo la polvere occupava il cielo. La roccaforte distrutta, bruciava; alte co-
lonne di fumo nero che sarebbero state visibili anche dalle mura di Lethe-
ras.
Lo schiavo raggiunse la Strega Piumata. Uruth vivr?
Lei lo guard, gli occhi spenti. Penso di s.
Era Kurald Emurlahn, vero?
S.
Udinaas si gir. Osserv il bacino, le schiere di Edur che vagavano tra i
corpi bruciati dei loro fratelli, fra le ossa bianche e il ferro splendente. Un
campo di battaglia esangue. Soletaken Jheck pattugliavano le colline lon-
tane, inseguivano i superstiti, ma quelli che non erano gi fuggiti erano ca-
daveri o resti di cadaveri. Sparuti gruppi di spettri fluttuavano qua e l.
Udinaas vide Rhulad, circondato da guerrieri, tornare indietro attraverso
il campo di sterminio. Verso Hannan Mosag. Lo schiavo si mosse per in-
tercettare l'imperatore. Parole sarebbero state scambiate e lui voleva sentir-
le.
Trull e la sua compagnia si trovavano al limitare del canale in secca. I
corpi dei soldati ricoprivano disordinatamente il lato opposto fino alla ca-
tena di colline che correva parallela al corso d'acqua. A circa quindicimila
passi sulla sinistra, l'avanguardia dell'armata di Tomad e Binadas Sengar
stava avvicinandosi.
Si sono impadroniti del vessillo del Battaglione Artigiani, disse A-
hlrada Ahn, sollevando un dito.
Trull torn a guardare il campo a est del canale. Allora chi c'era qui?
Penso Scopritori e Riven. Sono fuggiti quando hanno visto il destino
del Battaglione dei Mercanti e di quello del Re e le colonne hanno iniziato
a muoversi verso di loro.
Pervaso da un'improvvisa nausea, Trull distolse lo sguardo, ma ovunque
guardasse non trovava niente che potesse dargli sollievo. Su tutti i lati, il
lento posarsi delle ceneri della pazzia.
I Tiste Edur, afferm Ahlrada Ahn, hanno conquistato un impero.
Le sue parole vennero udite dal sergente Canarth, che si avvicin. Rin-
neghi met del tuo sangue, Ahlrada? Trovi questa vittoria amara? Ora ca-
pisco perch stai al fianco di Trull Sengar. Adesso capisco, lo capiamo tut-
ti, aggiunse, includendo con un gesto i guerrieri dietro di lui, perch di-
fendi tanto Trull, perch rifiuti di schierarti con noi. Gli occhi duri di Ca-
narth si posarono su Trull. Oh, Trull Sengar, il tuo amico ha il sangue dei
Traditori. Ecco perch voi due siete cos uniti.
Trull liber la lancia che portava sulla schiena. Sono stanco di te, Ca-
narth. Prendi le armi.
Gli occhi del guerriero divennero fessure, poi l'uomo sghignazz e prese
la lancia. Ti ho visto combattere, Trull. Conosco i tuoi punti deboli.
Ahlrada Ahn intervenne: Trull, non farlo. Canarth, ritira le tue accuse.
Sono prive di fondamento.  vietato provocare il tuo comandante...
Basta, lo interruppe Canarth. A te penser dopo, Traditore.
Trull assunse la posizione di combattimento e attese.
Canarth spost indietro di un palmo la presa sulla lancia, quindi mim
un attacco, la punta di ferro all'altezza della gola.
Ignorandolo, Trull allontan ulteriormente le mani sul fusto della lancia.
Poi part all'attacco, legno contro legno, bloccando l'arma del rivale e a-
vanzando. Canarth riusc a svincolarsi abbassando e ruotando la punta di
ferro, una mossa da maestro, ma Trull era gi all'interno e obblig Canarth
a ritrarre l'arma, proprio mentre il sergente sollevava l'impugnatura per pa-
rare un probabile colpo ascendente... che non giunse. Trull, invece, sollev
la lancia orizzontalmente e la spinse in avanti fino a colpire la fronte di
Canarth.
Il sergente croll sulla schiena.
Trull fu su di lui, gli occhi fissi sull'espressione sbigottita dell'uomo, sul
taglio in fronte da cui scendevano rivoli di sangue.
Gli altri guerrieri gridavano, esprimendo cos la loro incredulit davanti
alla velocit di Trull, alla sorprendente e ingannevole semplicit dell'attac-
co. Lui non sollev lo sguardo.
Ahlrada Ahn gli si avvicin. Finiscilo, Trull Sengar.
A un tratto, la rabbia di Trull era svanita. Non ne vedo il bisogno.
Allora sei uno sciocco. Lui non dimenticher.
Immagino di no.
Fear deve saperlo. Canarth deve essere punito.
No, Ahlrada Ahn. Non una parola. Sollev lo sguardo, verso nord.
Diamo il benvenuto a Binadas e a mio padre. Ascolteremo storie di co-
raggio, di combattimenti.
Il guerriero dalla pelle scura esit, distolse lo sguardo. Che le Sorelle
mi prendano, Trull, verr con te.
Non c'erano anziane che percorrevano quel campo, a tagliare le dita a-
dorne di anelli, a sfilare indumenti appena macchiati da corpi ormai rigidi.
Non c'erano avvoltoi, corvi e gabbiani a volteggiare sull'invitante banchet-
to. Non c'era niente da raccontare della battaglia appena passata, nessuna
distesa di corpi abbattuti alle spalle - non l, al centro del bacino - nessuna
pergamena spruzzata di sangue e abbandonata a terra. Nessun vessillo in-
clinato, tenuto in piedi solo da un ammasso di carne fredda e immobile.
Solo ossa e ferro splendente, denti bianchi e monete scintillanti.
La polvere che si posava era un dolce sussurro, che con delicatezza si
stendeva sul terreno e sul tappeto di detriti umani ed Edur.
L'imperatore e i suoi fratelli di sangue stavano per raggiungere i piedi
del pendio quando Udinaas si un al gruppo. Dietro di loro, si era sollevata
una scia di polvere bianca, che ora sembrava esitare sopra il terreno. Rhu-
lad stringeva la spada nella mano sinistra, la lama che ondeggiava alla fio-
ca luce. L'armatura d'oro era punteggiata da macchie scure di sudore, il
collo della pelliccia d'orso sulle spalle dell'imperatore, il tenue argento del-
le nuvole.
Dall'espressione sul volto dell'imperatore, Udinaas cap che la pazzia era
in lui. La frustrazione provocava un'ira capace di sfrecciare in ogni dire-
zione. Dietro all'imperatore, che inizi a salire il pendio verso il punto in
cui aspettava Hannan Mosag, avanzavano con difficolt Theradas e Midik
Buhn, Choram Irard, Kholb Harat e Matra Brith. Tranne Theradas, erano
tutti vecchi seguaci di Rhulad e Udinaas non fu lieto di vederli. E dalle oc-
chiate torve che gli lanciarono, comprese che nemmeno loro erano lieti del
suo arrivo.
Udinaas dovette trattenersi dallo scoppiare a ridere. Come nel palazzo a
Letheras, le fazioni prendono forma.
Mentre Udinaas allungava il passo per raggiungere Rhulad che non lo
aveva ancora visto, Theradas Buhn gli intralci il cammino come per caso,
poi lo colp al petto. Lo schiavo barcoll, perse l'equilibrio e cadde lungo il
pendio, rotolando indietro fino ai piedi della salita.
I guerrieri Edur scoppiarono a ridere.
Un errore. L'imperatore si gir di scatto, gli occhi che cercavano e rico-
nobbero Udinaas nella nuvola di polvere. Non fu difficile stabilire ci che
era appena accaduto. Rhulad guard i fratelli. Chi ha colpito il mio schia-
vo?
Nessuno si mosse, poi Theradas disse: I nostri passi si sono semplice-
mente incrociati, sire. Un incidente.
Udinaas?
Lo schiavo stava rialzandosi e togliendosi la polvere di dosso.  andata
come dice Theradas, imperatore.
Rhulad digrign i denti. Un ammonimento a tutti voi. Oggi non provo-
cateci. Si gir e riprese la salita.
Theradas guard Udinaas e a voce bassa disse: Non pensare che ora ti
sia debitore, schiavo.
Scoprirai, replic Udinaas passandogli davanti, che il concetto di de-
bito non viene facilmente contestato.
Theradas pos la mano sul coltello, poi la allontan con un ringhio si-
lenzioso.
Rhulad raggiunse la sommit.
Quelli ancora dietro di lui udirono la voce di Hannan Mosag dire: La
battaglia  vinta, imperatore.
Non abbiamo trovato nessuno con cui combattere!
Il regno giace prostrato ai vostri piedi, sire.
Migliaia di Edur sono morti, Re Stregone! Demoni, spettri! Quante
mogli e madri, quanti figli piangeranno questa notte? Che gloria sorge dal-
la morte, Hannan? Da questa... polvere?
Udinaas raggiunse la vetta. E vide Rhulad avanzare verso il Re Stregone,
la spada sollevata.
Un'improvvisa paura apparve negli occhi cerchiati di rosso di Hannan
Mosag.
Imperatore!
Rhulad gir su stesso, occhi incandescenti fissi su Udinaas. Veniamo
sfidati dal nostro schiavo? La lama della spada sibil in aria, sebbene i
due fossero divisi da almeno dieci passi.
Nessuna sfida, dichiar Udinaas in tono pacato, avvicinandosi fino a
trovarsi davanti all'imperatore. Vi ho chiamato solo per dirvi, sire, che i
vostri fratelli stanno arrivando. Lo schiavo indic a est, dove degli uomi-
ni stavano superando il limitare del bacino. Fear, Binadas e Trull, impera-
tore. E vostro padre, Tomad.
Rhulad strinse gli occhi, per poi battere ripetutamente le palpebre. La
polvere ci ha accecati, Udinaas. Sono loro?
S, imperatore.
L'Edur si strofin gli occhi. S, eccoli. Bene, ora saranno con noi.
Sire, continu Udinaas, un frammento di magia Letherii ha colpito
l'accampamento delle donne durante la battaglia. Vostra madre e altre
compagne hanno sconfitto la magia. Uruth  ferita, ma vivr. Tre donne
Hiroth sono morte.
L'imperatore abbass la spada, l'ira che guizzava negli occhi iniettati di
sangue: guizzava e poi svaniva. Abbiamo cercato la battaglia, Udinaas.
Abbiamo cercato... la morte.
Lo so, imperatore. Forse a Letheras...
Un lieve cenno con il capo. S. Forse. S, Udinaas. Gli occhi di Rhulad
scandagliarono a un tratto quelli dello schiavo. Quelle torri di ossa, le hai
viste? Il massacro, la loro carne...
Lo sguardo dello schiavo scivol oltre Rhulad e incontr Hannan Mo-
sag. Il Re Stregone fissava la schiena di Rhulad con malcelato odio. Si-
re, mormor Udinaas a bassa voce, il vostro cuore ha ragione a voler
rimproverare Hannan Mosag.. Ma quando arriveranno vostro padre e i vo-
stri fratelli. Una fredda rabbia  meglio di un'ira selvaggia.
S, lo sappiamo, schiavo.
La battaglia  finita. I giochi sono fatti, afferm Udinaas, girandosi
per lanciare un'occhiata al campo di sterminio. Niente pu essere... ripor-
tato indietro. Forse  giunto il tempo della mestizia.
Conosciamo quel sentimento, Udinaas. Mestizia. Dolore. S. E la fred-
da rabbia? E...
La spada sussult e a un tratto lo schiavo non vide niente di freddo negli
occhi di Rhulad.
Lui ne ha gi conosciuto la sferzata, imperatore, disse Udinaas. Tutto
ci che resta  il vostro disconoscimento... di quanto appena avvenuto. I
vostri fratelli e vostro padre dovranno saperlo. E anche tutti gli Edur. Tutti
gli alleati. E Uruth. In un rauco sussurro, aggiunse: Quelle voci sul vo-
stro potere... non faranno che complicarvi la vita. Ma voi vedete con chia-
rezza e lucidit, poich quello  il terribile dono del dolore.
Rhulad annuiva, lo sguardo sulle figure che si avvicinavano. S. Un do-
no terribile. Chiarezza e lucidit...
Sire, lo chiam Hannan Mosag.
Un rapido gesto con la spada fu l'unica risposta di Rhulad. Non ora,
mormor in tono irritato, gli occhi ancora fissi sul padre e i fratelli.
Mortificato, il volto cupo per l'umiliazione, il Re Stregone non aggiunse
altro.
Udinaas si gir e guard i guerrieri della discendenza Sengar iniziare la
salita. Non rifiutare, schiavo, i tuoi pensieri. Quel bastardo di Hannan
Mosag deve essere ucciso. E presto.
Theradas Buhn, a pochi passi da Rhulad, disse: Una grande vittoria, si-
re.
Siamo lieti, replic l'imperatore, che tu la veda cos, Theradas
Buhn.
Che l'Errante mi prenda, il ragazzo impara in fretta.
Raggiunta la vetta, Binadas pass in testa al gruppo e s'inginocchi da-
vanti a Rhulad. Imperatore.
Binadas, in questo giorno eri con noi o con Hannan Mosag?
Chiarezza e lucidit.
Binadas sollev lo sguardo, sul volto un'espressione confusa. Sire,
l'armata di Tomad Sengar non  ancora ricorsa alla magia. Le nostre con-
quiste sono state rapide. La battaglia di questa mattina  stata violenta, l'e-
sito incerto per un certo periodo, ma poi gli Edur hanno prevalso. Abbiamo
subito delle perdite, ma c'era da aspettarselo, anche se ci non diminuisce
il nostro rammarico.
Alzati, Binadas, ordin Rhulad, lasciandosi sfuggire un sospiro pro-
fondo sotto l'armatura.
Udinaas si accorse che Hull Beddict si avvicinava insieme ai guerrieri
Sengar. Non aveva un aspetto migliore di prima e avanzava come un au-
toma. Nel vedere il suo compagno Letherii, Udinaas prov rammarico per
averlo trattato tanto duramente.
Tomad parl: Imperatore, vi portiamo notizie di Uruth. Si sta ripren-
dendo....
Ne siamo sollevati, li interruppe Rhulad. Le sue sorelle cadute devo-
no essere onorate.
Tomad aggrott la fronte, poi annu.
L'imperatore si avvicin a Fear e a Trull. Fratelli, i due Kenryll'ah sono
tornati?
No, sire, rispose Fear. N il Forkrul Assail  stato avvistato. La cac-
cia continua.
Era un bene, decise Udinaas, che Rhulad scegliesse di parlare di avve-
nimenti di cui pochi erano a conoscenza, rafforzando ci che lo legava a
Fear e a Trull. Una certa ostentazione per Tomad, il padre. Per Binadas,
che ora doveva sentirsi sul pi stretto dei sentieri, in equilibrio tra Rhulad e
il Re Stregone. E che presto avrebbe dovuto scegliere.
Che l'Errante ci salvi, quale confusione aspetta questi Eiste Edur!
Rhulad pos una mano sulla spalla di Trull, poi pass oltre. Hull Bed-
dict, ascoltaci.
Il Letherii si drizz, battendo le palpebre, confuso, fino a quando il suo
sguardo incontr quello dell'imperatore. Sire?
Noi piangiamo questo giorno, Hull Beddict. Queste... morti infami. A-
vremmo preferito che questo fosse un giorno di degno trionfo, di coraggio
e di gloria svelati da entrambe le parti. Avremmo preferito, Hull Beddict,
che questo giorno fosse stato... pulito.
Ecco, una fredda rabbia. Prova di grande compassione sarebbe forse sta-
ta una tortura pubblica di Hannan Mosag. Il futuro stava decidendosi in
quel momento, comprese di colpo Udinaas. Ed era questa la mia intenzio-
ne? Forse avrei fatto meglio a permettere a Rhulad di abbattere il bastar-
do seduta stante. Chiaro e semplice: l'unico ingannato e convinto a crede-
re a queste parole  lo stesso Rhulad. Ecco due parole migliori: crudele e
astuto.
Ora ci ritireremo, fino a domani, annunci Rhulad. Quando marce-
remo per reclamare Letheras e il trono che abbiamo conquistato. Udinaas,
nella mia tenda. Tomad, a mezzanotte il tumulo per i caduti dovr essere
pronto per la santificazione. Assicurati che la sepoltura avvenga con tutti
gli onori. E, Padre, aggiunse, deponi nello stesso tumulo quei soldati Le-
therii contro i quali hai combattuto oggi.
Sire...
Padre, i Letherii ora sono nostri sudditi, no?
Udinaas se ne stava in disparte. Vide gli Edur lasciare la collina, Binadas
parlare con Hannan Mosag per poi raggiungere Hull Beddict per il formale
saluto di coloro che erano legati da un vincolo di sangue. Infine, i due si
allontanarono insieme.
Fear e Tomad se ne andarono per organizzare la cerimonia di sepoltura.
Theradas Buhn e gli altri si diressero verso gli accampamenti Hiroth.
Poco dopo rimasero solo in due. Udinaas e Trull Sengar.
L'Edur osservava lo schiavo da una quindicina di passi di distanza, con
un'intensit tale da innervosire Udinaas. Alla fine, quest'ultimo si gir e la-
sci vagare lo sguardo sulle colline a sud.
Pochi istanti dopo, Trull Sengar lo raggiunse e si ferm accanto a lui.
Sembrerebbe, disse l'Edur dopo qualche istante, che tu, per quanto
sia solo uno schiavo, possegga capacit pressoch geniali.
Padrone?
Piantala con questo padrone, Udinaas. Ora sei... qual  il titolo? Un
Cancelliere del regno? Primo Consigliere o qualcosa del genere?
Primo Eunuco, penso.
Trull gli lanci un'occhiata. Non sapevo che fossi stato...
Non lo sono.  solo simbolico.
Bene, credo di capire. Dimmi, sei cos sicuro di te stesso, Udinaas, da
essere pronto a frapporti tra Rhulad e Hannan Mosag? Tra Rhulad e The-
radas Buhn e quei presuntuosi bambocci pomposamente definiti i fratelli
scelti dell'imperatore? Ti frapporresti tra Rhulad e la sua pazzia? E io che
ritenevo il Re Stregone un arrogante...
Non  arroganza, Trull Sengar. Se lo fosse, sarei sicuro di me stesso
come tu pensi che io sia. Ma non lo sono. Pensi che in qualche modo mi
sia dato da fare per raggiungere questa posizione? Per scelta? Spontanea-
mente? Dimmi, quando  stata l'ultima volta che uno di noi ha avuto la
possibilit di scegliere? Incluso il minore dei tuoi fratelli?
L'Edur rest in silenzio alcuni istanti, poi annu. Molto bene. Ma cio-
nonostante, voglio conoscere le tue intenzioni.
Udinaas scosse la testa. Niente di complicato, Trull Sengar. Non voglio
vedere nessuno soffrire pi di quanto abbia gi sofferto.
Incluso Hannan Mosag?
Il Re Stregone non ha sofferto, n  stato ferito. Ma oggi abbiamo visto
quello che  capace di fare.
Rhulad era... addolorato?
Furibondo. Ma non, ahim, per motivi onorevoli: no, voleva solo
combattere, e morire. Gli altri pi nobili sentimenti erano stati presi in pre-
stito. Da me.
La tua risposta mi fa sentire... sollevato, Udinaas.
Ed  per questo che te l'ho data.
Udinaas?
S?
Ho paura per ci che accadr. A Letheras.
S.
Sento che il mondo sta per smembrarsi.
S. Allora dovremo fare del nostro meglio per tenerlo insieme.
Gli occhi del Tiste Edur lo fissarono, poi Trull annu. Guardati dai tuoi
nemici, Udinaas.
Lo schiavo non rispose. Nuovamente solo, osserv le colline lontane, i
sottili fili di fumo che come ombre beffarde salivano dai fuochi divampati
all'interno della roccaforte nelle prime ore di quel giorno.
Tutte queste guerre...
...
.
...
CAPITOLO VENTIQUATTRO.
.
Cinque ali per comperare un'udienza,
L, ai sudici piedi dell'Errante
L'Eterno Domicilio basso e acquattato
In un'antica palude dove i fiumi hanno perso l'acqua
E il sangue reale scorre nel pi limpido dei ruscelli
Intorno ai resti di alberi marciti
Dove le foreste un tempo si elevavano maestose
Cinque strade dalla Fortezza Vuota
Ti butteranno a terra sulla schiena
Con coltelli sacri e d'argento cesellati
I fiumi sepolti che rosicchiano le radici
Tutto turbina in bramose caverne sotterranee
Dove ossa regali ondeggiano e tintinnano
Nel limo, e cinque sono i sentieri
Da e per questa anima suddivisa
Per voi tutti cuori sperduti che sanguinate
Nel deserto.
Giorno del Domicilio.
.
Fintrothas (l'Oscuro).
.
L'acqua limpida e tiepida del fiume divenne il sangue del demone, un
canale attraverso il quale risaliva la corrente. Da qualche parte pi avanti,
ora lo sapeva, si trovava un cuore, una fonte di potere allo stesso tempo
sconosciuta e familiare. Il suo padrone non ne sapeva nulla, altrimenti non
gli avrebbe permesso di avvicinarsi tanto, poich quel potere, una volta
conquistato, avrebbe spezzato le catene.
Qualcosa aspettava. Nei canali sepolti che correvano sotto la grande citt
sulle rive del fiume. Il demone aveva il compito di portare la flotta di navi
- una presenza irritante che agitava la superficie soprastante - fino alla cit-
t. Il demone sapeva che quella distanza sarebbe stata sufficiente per bal-
zare in avanti, per afferrare quel cuore spaventoso nelle sue molteplici ma-
ni. Per nutrirsi, poi sorgere di nuovo libero e con la forza di dieci dei. Per
sorgere, come un sambuco, dal rozzo e caotico mondo del passato. Domi-
nante, inattaccabile e rovente.
Attraverso lo scuro limo del fiume, arrampicandosi come un enorme
granchio, setacciando secoli di segreti: il letto di un fiume antico contene-
va cos tanto, una moltitudine di storie scritte su strati e strati di detriti. Re-
ti infangate incagliate in vecchi relitti, navi affondate, distese di pietre di
zavorra, mucchi disordinati di urne sigillate, contenenti ancora le loro ric-
chezze terrene. Ossa in putrefazione ovunque, raccolte in inghiottitoi dove
la corrente vorticava e ancora pi in profondit, in strati di limo duri e in-
ghiottiti dall'oscurit, ossa appiattite dalla pressione e trasformate in retico-
li cristallini, schierati in scheletri di pietra.
Anche nella morte, comprese il demone, niente era immobile. Gli scioc-
chi mortali, dalla vita breve e sempre in preda alla frenesia, erano chiara-
mente convinti del contrario, mentre si trascinavano veloci come il pensie-
ro sopra la paziente danza di terra e pietra. L'acqua, naturalmente, era in
grado di abbracciare un'ampia gamma di andature. Poteva andare alla cari-
ca, superando ogni avversario, e poteva stare apparentemente immobile. In
tutto ci esibiva il potere sacro degli dei, eppure era, in se stessa, inanima-
ta.
Il demone sapeva che una simile forza poteva essere imbrigliata. Gli dei
lo avevano fatto, trasformandosi nei signori dei mari. Ma era il fiume che
nutriva il mare. E sorgeva da strati di roccia. Gli dei del mare erano, in re-
alt, sottomessi a quelli dei fiumi e degli specchi d'acqua interni. Il demo-
ne, l'antico dio-spirito della sorgente, intendeva ristabilire ancora una volta
il giusto equilibrio. Con il potere che lo aspettava al di sotto della citt, an-
che gli dei del mare avrebbero dovuto inginocchiarsi a lui.
Assaporava pensieri simili, nella loro incredibile chiarezza, una chiarez-
za che il demone non aveva mai posseduto. Forse il sapore del fiume, di
quelle rapide correnti, le ricche infiltrazioni dalle rive. Un'intelligenza fio-
riva in lui.
E quanto piacere gli procurava.
Bel tappo.
Lei si gir e lo fiss. Tehol sorrise con fare innocente.
Se stai mentendo, Tehol Beddict...
L'altro aggrott la fronte. Non lo farei mai, Shurq. Tehol si alz da
dove si era seduto sul pavimento e inizi a camminare avanti e indietro
nella stanza piccola e angusta. Selush, hai motivo di essere orgogliosa del
modo in cui hai chiuso il buco con quella gemma, non c' una grinza...
A meno che non aggrotti la fronte, afferm Shurq.
Anche in quel caso, replic Tehol, appare una ridicola increspatura.
Be', vedremo, disse Shurq.
Selush si affrett a rimettere i suoi attrezzi nella borsa. Oh, e io non so
che cosa sta per accadere? Un battibecco.
Esprimi la tua gratitudine, Shurq, incalz Tehol.
Le dita che tastavano la gemma incastonata d'argento e sistemata sulla
sua fronte, Shurq Elalle esit, poi sospir. Grazie, Selush.
Non  di questo battibecco che parlavo, replic la donna dai capelli
scarmigliati. Quegli Edur. Stanno arrivando. Lether  stato conquistato e
io temo i cambiamenti che dovremo affrontare. Pelle grigia, questa sar la
nuova moda, credetemi. Ma io devo mantenere il mio pragmatismo, ag-
giunse illuminandosi di colpo. Sto gi mescolando una serie di basi per
ottenere quell'effetto spettrale. Una pausa, un'occhiata a Shurq Elalle.
Lavorare su di te  stato molto utile, Shurq. Penso che chiamer la prima
linea Ladra morta della notte.
Carino.
Bello.
Ma non pensare che questo significhi che riceverai parte dei miei pro-
fitti, Shurq.
Non me lo sognerei mai.
Ora devo andare, comunic Selush, la borsa su una spalla. Intendo
starmene nascosta nel mio seminterrato per i prossimi giorni. E vi consi-
glierei di fare lo stesso.
Tehol si guard intorno. Io non ho un seminterrato, Selush.
Be', come dico sempre,  il pensiero che conta. Arrivederci!
Un fruscio di tende e se n'era andata.
Che ore sono? domand Shurq Elalle.
 quasi l'alba.
Dov' il tuo servo?
Non lo so. Da qualche parte, immagino.
Davvero?
Tehol batt le mani. Saliamo sul tetto. Andiamo a scoprire se la mia si-
lenziosa guardia del corpo cambier espressione nel vedere la tua bellez-
za.
Che cosa ha fatto l sopra per tutto questo tempo?
Probabilmente si  piazzata direttamente in linea con l'ingresso, nel ca-
so fosse arrivato qualche sgradito visitatore, cosa che, fortunatamente, non
 accaduta. La messaggera di Brys ha per fatto fatica a qualificarsi.
Ma se ci fosse stato un attacco che cosa avrebbe potuto fare da lass?
Immagino che si sarebbe lanciata gi in un caos di spade, coltelli e ran-
delli, atterrando l'intruso in un baleno. Oppure avrebbe gridato, sarebbe
corsa alla scala, sarebbe scesa e davanti ai nostri cadaveri avrebbe rivendi-
cato vendetta.
Davanti al tuo cadavere. Non il mio.
S, certo, hai ragione. Ho sbagliato.
Non mi sorprende che tu ora sia confuso, Tehol, disse Shurq, gettando
indietro i capelli con entrambe le mani. Visto il piacere che hai scoperto
poco fa tra la mia mercanzia.
La tua mercanzia. Giusto. Un termine appropriato, visto che potrebbe
significare tutto e niente. Bene, vogliamo andare di sopra a salutare l'al-
ba?
Se insisti. Per non posso fermarmi molto. Ublala si preoccuper.
Harlest gli spiegher che i morti non posseggono il senso del tempo,
Shurq. Stai tranquilla.
Poco prima che me ne andassi, stava borbottando qualcosa riguardo al-
la possibilit di fare Harlest a pezzettini.
Raggiunsero la scala, Shurq davanti.
Pensavo fosse intrappolato in un sarcofago, osserv Tehol.
Riusciamo ancora a sentirlo. Non fa che lamentarsi e grattare la parte
interna del coperchio.  piuttosto irritante anche per me.
Be', speriamo che nel frattempo Ublala non abbia reagito in alcun mo-
do.
Salirono.
Il cielo andava schiarendosi a est, ma l'aria restava fresca. La guardia del
corpo si gir verso di loro e li fiss fino a quando ebbe catturato l'attenzio-
ne, quindi indic il fiume.
La flotta Edur affollava il corso d'acqua, centinaia di imbarcazioni da in-
cursione e trasporto di truppe e rifornimenti, una scura distesa di vele. Dal
fianco degli scafi delle navi in testa erano apparsi lunghi remi. Lo sbarco
sarebbe iniziato entro la campana.
Tehol osserv per alcuni istanti la scena innanzi a s, poi si gir verso
nordest. Le bianche colonne della battaglia del giorno precedente erano
scomparse, sebbene una macchia di fumo scuro permanesse sulla roccafor-
te, ora illuminata dai primi raggi del sole che sorgeva all'orizzonte. Al di
sopra della strada occidentale si sollevava una scia di polvere in lento av-
vicinamento.
Tehol e Shurq restarono in silenzio e solo dopo alcuni istanti Shurq dis-
se: Devo andare.
Stai attenta, raccomand Tehol.
Shurq si ferm in cima alla scala. E tu, Tehol Beddict, stai qua. Su que-
sto tetto. Con la guardia accanto a te.
Un bel piano, Shurq Elalle.
Se solo ne avr la possibilit, Gerun Eberict verr a cercarti.
E verr a cercare anche te.
Dalla lontana Porta Occidentale, rauchi rintocchi di campane annuncia-
rono l'avvicinamento dell'armata Edur.
La ladra scomparve oltre la botola.
Tehol rest girato verso ovest. Inizi a provare un piacevole tepore alla
schiena e cap che quella sarebbe stata una giornata molto calda.
..    ..     .. 
Una delle sue mani era posata sulla spalla del re, ma Brys si accorse che
Nisall stava per crollare. Era rimasta accanto a Ezgara Diskanar per buona
parte della notte, come se soltanto l'amore potesse proteggere l'uomo da
tutti i pericoli. Un'infinita stanchezza aveva trascinato il re nel sonno e ora
il sovrano sedeva sul trono come un cadavere, abbandonato, la testa cion-
doloni. La corona era caduta in un qualche momento nel corso della notte e
ora giaceva accanto al trono, sulla pedana.
Il Cancelliere, Triban Gnol, se n'era andato all'ultimo cambio della guar-
dia. Ridotto a una figura spettrale in seguito alla perdita della regina e del
principe, e di Turudal Brizad, l'uomo era invecchiato di colpo e scivolava
lungo i corridoi del palazzo come un'ombra silenziosa.
Il Finadd Moroch Nevath era scomparso, sebbene Brys fosse sicuro che
al momento giusto sarebbe riapparso. Nonostante avesse molto sofferto,
era un ardito soldato e le voci che giravano sulla sua condotta ad Alto For-
te avevano, secondo Brys, meno valore della saliva necessaria per pronun-
ciare le parole.
Il Primo Eunuco Nifadas era responsabile, insieme a Brys Beddict, dei
soldati rimasti a palazzo. Ogni ingresso era ora presidiato da almeno trenta
guardie, ad eccezione del Sentiero del Re, dove il Ceda nella sua pazzia
aveva impedito a chiunque, eccetto a se stesso, di restare. Fuori dal palaz-
zo, il Finadd Gerun Eberict e la guarnigione cittadina erano sparsi in tutta
Letheras, il loro numero insufficiente per difendere le porte o le mura, ep-
pure tutti gli uomini erano pronti a combattere: per lo meno, quella era la
situazione che Brys pensava esistesse, poich non lasciava la sala del trono
da parecchio tempo e Gerun non si era pi fatto vedere da quando aveva
assunto il comando della guarnigione.
Sostituito da Nifadas, il Campione del Re aveva riposato su una panca
accanto all'entrata della sala del trono, riuscendo a dormire un sonno pro-
fondo per ben dodici campane. I servi lo avevano svegliato con la colazio-
ne, iniziando quella giornata con surreale normalit. Infreddolito negli abi-
ti bagnati di sudore sotto l'armatura, Brys mangi rapidamente, poi si alz
e raggiunse Nifadas seduto sulla panca opposta.
Primo Eunuco, ora tocca a voi riposare.
Campione, non ce n' bisogno. Ho fatto ben poco e non sono assoluta-
mente affaticato.
Brys osserv gli occhi dell'uomo. Erano svegli e attenti, completamente
diversi dallo sguardo assonnato con il quale solitamente Nifadas si presen-
tava. Molto bene, disse.
Il Primo Eunuco gli sorrise. Il nostro ultimo giorno, Finadd.
Brys aggrott la fronte. Non c' motivo di pensare che gli Edur ritenga-
no necessario privarvi della vita, Nifadas. Come per il Cancelliere, la vo-
stra conoscenza sar necessaria.
Conoscenza, s. Una bella ipotesi, Finadd.
Il Primo Eunuco non aggiunse altro.
Brys lanci un'occhiata al trono, poi si diresse verso di esso. Si avvicin
a Nisall. Prima Concubina, lui dormir ancora per un po'. Le prese un
braccio. Non preoccupatevi, disse quando la donna inizi a opporre resi-
stenza, vi porto solo fino a quella panca laggi. Non oltre.
Come, Brys? Come  potuto crollare? Cos in fretta? Non capisco.
L'uomo ripens agli incontri segreti, quando Nisall, Unnutal Hebaz, Ni-
fadas e il re programmavano le loro mosse e contromosse nei giochi divo-
ratori dell'intrigo all'interno della Casa Reale. La sicurezza della donna era
allora sembrata incrollabile, l'ingegnosit brillava nei suoi occhi. Lui ri-
cordava come i Letherii vedevano i Tiste Edur e le loro terre, un frutto ma-
turo per essere raccolta. Non lo so, Nisall.
Lei si lasci guidare gi dalla pedana. Sembra tutto cos... tranquillo. Il
giorno  gi nato?
S, il sole  sorto.
Lui non lascer il trono.
Lo so.
E... spaventato.
Ecco, Nisall, sdraiatevi qui. Usate questi cuscini. Non sono l'ideale, lo
so...
No, vanno bene. Grazie.
La donna si sistem e subito chiuse gli occhi. Brys la osserv per alcuni
istanti. Stava gi dormendo.
Il Campione del Re si gir, raggiunse l'enorme entrata e prosegu nel
basso corridoio, dove intendeva mettersi di guardia. Poco pi in l, il Ceda
dormiva raggomitolato sulla mattonella centrale.
E accanto a lui c'era Gerun Eberict. Con la spada in mano. Lo sguardo
sul Ceda.
Brys si avvicin. Finadd.
Gerun lo guard, impassibile.
La Licenza del Re non ti assolve da ogni azione, Gerun Eberict.
L'altro digrign i denti. Ha perso la mente, Brys. Sarebbe un atto di pie-
t.
Non sta a te giudicare.
Gerun inclin la testa. Ti metteresti contro di me?
S.
Il Finadd lo fiss, poi indietreggi, infilando la spada nel fodero sul
fianco. Tempismo perfetto, allora. Qualche istante e...
Che cosa ci fai qui? gli domand Brys.
I miei soldati sono tutti in posizione. Che cos'altro dovrei fare?
Comandarli.
Uno sbuffo di impazienza, e poi: Ho altri impegni che mi aspettano og-
gi.
Brys rest in silenzio. Si chiese se avrebbe dovuto ucciderlo subito.
Gerun sembr indovinare i pensieri dell'altro, perch il suo volto s'illu-
min di un divertito ghigno. Ricordati le tue responsabilit, Brys Bed-
dict. A un suo gesto, una decina delle sue guardie private avanzarono nel-
la stanza. Dopo tutto, ci si aspetta che tu muoia in difesa del re. Ad ogni
modo, aggiunse allontanandosi, hai appena confermato i miei sospetti e
per questo ti ringrazio.
Sangue od onore. So che cosa credi, Gerun Eberict. E perci ti avviso,
la Licenza non ti coprir.
Parli a nome del re? Brys Beddict, mi sembra piuttosto presuntuoso da
parte tua, non trovi?
Il re si aspetta che tu comandi la guarnigione in difesa della citt, non
che abbandoni le tue responsabilit per portare avanti una tua crociata.
Difesa della citt? Non fare l'idiota, Brys. Se la guarnigione  in cerca
di gesta eroiche, che si accomodi pure. Io intendo sopravvivere a questa
dannata conquista. I Tiste Edur non mi spaventano affatto. Si gir e, cir-
condato dai suoi uomini, se ne and.
Sangue od onore. Non ho scelta, Tehol. Scusa.
Bugg non fu sorpreso di trovarsi praticamente solo sulle mura. Nessuno
aveva cercato di impedirgli di salire, anche perch si diceva che i soldati
della guarnigione fossero schierati nei punti strategici della citt. Natural-
mente, il fatto che quei militari si sollevassero in strenua difesa era ancora
tutto da vedere. In ogni caso, la loro presenza aveva praticamente svuotato
le strade.
Il servo si appoggi a un merlone e guard l'armata Edur avanzare lungo
la strada occidentale. Una breve occhiata sulla sinistra gli permise di con-
trollare l'avvicinamento della flotta e dell'enorme e micidiale demone sotto
di essa: una presenza che copriva l'intera larghezza del fiume e si allunga-
va per almeno mezza lega. Una terribile e brutale creatura legata da catene
magiche.
La Porta Occidentale era aperta e sguarnita. L'avanguardia dell'armata
Edur era ormai a un migliaio di passi e avanzava con circospezione. Su en-
trambi i fianchi della colonna, nei fossi e nei campi, comparvero i primi
lupi Soletaken.
Bugg sospir, si gir verso l'altro occupante delle mura. Temo che do-
vrai lavorare in fretta.
L'artista era una figura conosciuta e facilmente riconoscibile di Letheras.
Una massa incolta di capelli che dalla testa scendeva a incontrare la barba
che copriva guance e collo, lasciando visibili solo la protuberanza del naso
e i piccoli occhi azzurri. L'uomo era basso e asciutto e dipingeva con sal-
tellante agitazione - spesso appollaiato su una sola gamba - imbrattando di
colori superfici che erano sempre troppo piccole per le immagini che lui
cercava di catturare. Quella mancanza di prospettiva era stata ben presto
elevata al rango di tecnica pittorica e quindi giudicata come stile legittimo,
per quanto lo stile di un artista potesse essere legittimo. Alle parole di
Bugg, il pittore si accigli e si allung su una gamba, il piede dell'altra
contro il ginocchio. La scena, sciocco!  impressa nella mia mente, qui,
dietro l'occhio sinistro. Non dimentico niente. Nessun particolare. Gli sto-
rici esalteranno il mio lavoro di oggi. Lo esalteranno!
Allora hai finito?
Quasi, quasi quasi, s, ho quasi finito. Ogni dettaglio. L'ho fatto ancora.
Ecco quello che diranno. S, l'ho fatto ancora.
Posso vedere?
Un improvviso sospetto.
Bugg aggiunse: Anch'io sono una specie di storico.
Davvero? Ho letto qualche tua opera? Sei famoso?
Famoso? Probabilmente. Ma dubito che tu abbia letto le mie opere,
poich non le ho ancora scritte.
Ah, un predicatore.
Uno studioso che nuota nell'oceano della storia.
Mi piace. Potrei dipingere quell'immagine.
Allora, posso vedere il tuo dipinto?
Un gesto condiscendente, con una mano variopinta. Vieni allora, vec-
chio amico mio. Ammira il mio genio.
La tela posata sul cavalletto era pi larga che alta, alla maniera dei qua-
dri paesaggistici o, forse, della rappresentazione di un momento particolare
della storia. Era larga almeno due braccia. Bugg gir intorno per dare u-
n'occhiata all'immagine catturata sulla superficie.
E vide due colori, divisi in un'imprecisa diagonale. Rosso intenso a de-
stra, marrone opaco a sinistra. Straordinario, mormor Bugg. E che co-
sa hai voluto rappresentare?
Che cosa? Ma sei cieco? Il pittore indic con un pennello. La colon-
na! Gli Edur in avvicinamento, l'armata! Il vessillo, naturalmente. Il vessil-
lo!
Bugg strinse gli occhi puntando lo sguardo sulla minuscola macchia ros-
sa che era il vessillo dell'avanguardia. Ah, certo. Adesso lo vedo.
La mia genialit ti abbaglia, eh?
Oh s, improvvisamente i miei occhi non hanno capito pi niente.
L'artista cambi gamba e torn ad appollaiarsi, pensoso, la fronte aggrot-
tata, lo sguardo sulla colonna Edur. Certo, adesso sono pi vicini. Avrei
dovuto portare un'altra tela per poter andare ancora pi a fondo nei detta-
gli.
Be', potresti usare la superficie delle mura.
Il viso del pittore s'illumin. Ma  un'idea... brillante. Sei indubbiamen-
te un grande studioso.
Ora devo andare.
S, s, smettila di distrarmi. Devo concentrarmi, lo sai. Concentrarmi.
Bugg scese in silenzio le scale di pietra. Una bella lezione, borbott
tra i denti mentre raggiungeva la strada. Dettagli... quante cose c'erano da
fare quel giorno.
Percorse strade deserte, evitando i crocevia principali dove erano state
erette delle barricate e i soldati si aggiravano in nervosa attesa. Di tanto in
tanto, figure sfrecciavano dentro e fuori dai vicoli.
Poco dopo, il servo svolt un angolo, si ferm e infine si diresse verso il
tempio in rovina. Accanto al fatiscente edificio aspettava Turudal Brizad,
che sollev lo sguardo quando Bugg lo raggiunse.
Qualche suggerimento? domand il dio conosciuto come Errante.
Che cosa vuoi dire?
Il mortale a cui ho chiesto di occuparsi di questa faccenda non si  fatto
vedere.
Oh. Brutta notizia, visto che i Jheck sono ormai alle porte.
E i primi Edur sono gi sbarcati, gi.
Perch non agisci tu stesso? domand Bugg.
Non posso. Il mio influsso impone alcuni... divieti.
Ah, un colpetto, una spinta o uno strappo.
S, niente di pi.
Non avresti potuto essere pi diretto.
L'Errante annu.
Be', capisco il tuo dilemma, disse Bugg.
Allora, la mia domanda... hai qualche suggerimento?
Il servo riflett alcuni istanti, mentre il dio aspettava pazientemente, poi
sospir e disse: Forse. Aspetta qui. Se avr successo, ti mander qualcu-
no.
Va bene. Spero non ci impiegherai troppo.
Spero di no. Dipende dal mio potere di persuasione.
Allora sono tranquillo.
Senza aggiungere altro, Bugg si allontan. Acceler il passo mentre si
dirigeva verso i pontili. Fortunatamente non erano lontani e quando rag-
giunse il lungofiume vide che soltanto i moli principali erano stati requisiti
dai guerrieri che sbarcavano dalle navi Tiste Edur. Se la prendevano con
comodo, not Bugg, un chiaro segno della loro sicurezza. Nessuno aveva
posto resistenza al loro sbarco. Bugg si affrett lungo il porto fino a rag-
giungere gli ultimi posti di ormeggio, dove trov ci che cercava: una
snella due alberi che al di l dell'aver bisogno di una nuova mano di verni-
ce sembrava relativamente robusta. Sul ponte non c'era nessuno, ma appe-
na ebbe percorso la passerella, ud delle voci, seguite dal tonfo di stivali.
Bugg aveva percorso la met del ponte quando la porta della cabina
venne spalancata ed emersero due donne, spade alla mano.
Si ferm e sollev le braccia.
Altre tre figure apparvero sul ponte appena le due donne si spostarono di
lato. Un uomo alto, capelli scuri e sopravveste cremisi e un altro, che dal-
l'aspetto non poteva essere che un mago. Bugg riconobbe il terzo arrivato.
Buongiorno, Shand. E cos  qui che ti ha mandato Tehol.
Bugg. In nome dell'Errante, che cosa vuoi?
Ben detto, ragazza. E questi distinti soldati sono l'equipaggio appena
assunto da Shurq Elalle?
Chi  quest'uomo? domand a Shand l'uomo dalla criniera scura.
Lei si accigli. Il servo del mio principale. E il vostro principale lavora
per il mio principale. Il suo arrivo mi dice che ci sono guai in vista. Forza,
Bugg, ti ascoltiamo.
Ma prima, che cosa ne dici di presentarci, Shand?
Lei sollev gli occhi al cielo. Iron Bars...
Un Dichiarato della Guardia Cremisi, la interruppe Bugg sorridendo.
Perdonami. Continua.
Corlo...
Il suo Alto Mago. Perdonami di nuovo, ma basta cos. Ho poco tempo.
Ho bisogno di questi uomini.
Hai bisogno di noi per che cosa? domand Iron Bars.
Dovete uccidere il dio dei Soletaken Jheck.
Il volto del Dichiarato si rabbui. Soletaken. Il nostro cammino ha gi
incrociato una volta quello dei Soletaken.
Bugg annu. Se i Jheck raggiungono il loro dio, naturalmente lo pro-
teggeranno...
 lontano?
A poche strade da qui, in un tempio abbandonato.
Iron Bars annu. Questo dio  Soletaken o D'ivers?
D'ivers.
Il Dichiarato si gir verso Corlo, che disse: Preparatevi, soldati, la bat-
taglia ci aspetta.
Shand li guard. E se nel frattempo dovesse arrivare Shurq, che cosa le
dir?
Non ci impiegheremo molto, afferm Iron Bars sguainando la spada.
Aspettate! Shand si rivolse a Bugg: Tu! Come facevi a sapere che lo-
ro sarebbero stati qui?.
L'altro si strinse nelle spalle. Chiss, forse una soffiata dell'Errante. Ri-
guardati, Shand, e saluta da parte mia Hejun e Rissarh.
..     ..    .. 
Cinquanta passi di strada deserta tra loro e la porta spalancata di Lethe-
ras. Trull Sengar si appoggi alla lancia e spost lo sguardo su Rhulad.
L'imperatore, il mantello di pelliccia sul corpo massiccio, passeggiava
nervosamente come una bestia in gabbia, gli occhi sull'ingresso della citt.
Hannan Mosag e il K'risnan sopravvissuto erano avanzati di dieci passi
circondati dagli spettri-ombra, che ora si spingevano pi avanti.
Gli spettri raggiunsero la porta, volteggiarono alcuni istanti, poi s'infila-
rono in citt.
Hannan Mosag si gir e si diresse verso l'imperatore e i suoi fratelli. 
come avevamo previsto, imperatore. Del Ceda non c' traccia. Niente pi
che un pugno di maghi inferiori tra gli uomini della guarnigione. Gli spet-
tri e i demoni si occuperanno di loro. Dovremmo riuscire ad aprirci un var-
co nelle barricate e a raggiungere l'Eterno Domicilio per mezzogiorno. U-
n'ora perfetta per la vostra ascesa al trono.
Barricate, mormor Rhulad annuendo. Bene. Speriamo di combatte-
re. Udinaas!
Sono qui. Lo schiavo fece un passo avanti.
Questa volta, Udinaas, starai accanto alle donne sotto la responsabilit
di Uruth.
Imperatore?
Non arrischieremo la tua vita, Udinaas. Se noi dovessimo cadere, verrai
chiamato e accorrerai immediatamente da noi.
Lo schiavo s'inchin e indietreggi.
Rhulad si gir verso il padre e i tre fratelli. Ora entreremo a Letheras.
Proclameremo il nostro impero. Preparate le armi, sangue del nostro san-
gue.
Iniziarono l'avanzata.
Trull Sengar, tenendo lo sguardo su Hannan Mosag per un breve istante,
si chiese che cosa il Re Stregone stesse nascondendo, poi si un ai fratelli.
Hull Beddict si trovava nella compagnia che sarebbe entrata a Letheras
per seconda, e a venti passi oltre la porta si spost di lato e si ferm, gli
occhi sugli Edur che, circospetti, entravano in citt. Nessuno gli prest at-
tenzione. Dai vicini edifici, volti pallidi guardavano dalle finestre e attra-
verso scuri socchiusi. Sopra i pontili, i gabbiani volteggiavano stridendo di
paura. Pi avanti, lungo la strada principale, la battaglia divamp alla pri-
ma barricata. Si ud un tonfo: la magia al lavoro. Poi delle grida.
Un inutile spreco di vite. Hull sperava che non tutte le guardie della
guarnigione sarebbero state cos stupidamente impavide. Non c'era pi mo-
tivo di combattere. Lether era conquistato. Non restava altro che deporre
l'incapace re e i suoi infidi consiglieri.
L'unico atto che a Hull Beddict importava veramente.
Il dolore per il fratello Brys era superato. Sebbene Brys non fosse ancora
morto, la sua morte era tuttavia certa. Il Campione del Re avrebbe perso la
vita difendendo il re. Era atroce e inutile, ma sarebbe stato l'ultimo atto di
una tradizione Letherii e n Hull n nessun altro avrebbero potuto dire o
fare qualcosa per impedirlo.
Tutte le ceneri si erano ormai posate nella mente di Hull. Il massacro al-
le loro spalle, l'uccisione davanti a loro. Lui aveva tradito per mettere fine
alla corrotta pazzia della sua gente. Che la vittoria richiedesse la morte di
Brys offriva lo strato finale di cenere che avrebbe avvolto l'anima di Hull.
Non ci sarebbe stata assoluzione.
Ciononostante, ancora uno era il compito che doveva assolvere. Quando
la terza compagnia di Edur ebbe oltrepassato la porta, Hull si volt e si av-
vi lungo un vicolo laterale.
Doveva parlare con Tehol. Spiegargli. Dirgli che sapeva degli inganni,
degli intrighi. Nella sua mente, Tehol era l'unico uomo di Letheras che non
avrebbe odiato Hull per ci che aveva fatto. Doveva parlargli.
Aveva bisogno del perdono.
Per non essere stato presente e per non aver salvato i loro genitori tanti
anni prima.
Per non essere l per salvare Brys adesso.
Perdono, un sentimento semplice.
Udinaas se ne stava con gli altri schiavi della famiglia Sengar in attesa
del loro turno per entrare a Letheras. Era gi giunta la voce che nel cuore
della citt si stava combattendo. Uruth era a poca distanza e con lei c'era
Mayen, avvolta in un pesante mantello, il volto devastato, gli occhi affos-
sati. Uruth le restava vicina, come se temesse un tentativo di fuga della
giovane donna. Ma non per piet nei confronti di Mayen. Ci che importa-
va ora era il bambino.
Povera Mayen.
Udinaas sapeva ci che provava. Una sorta di febbre s'impadron di lui,
un impulso interiore. Rivoli di sudore gli scivolarono lungo il corpo sotto
la tunica. La pelle bruciava. Rest immobile e tutto a un tratto temette di
perdere il controllo.
Si sent travolgere da un'ondata di panico, da una paura senza nome.
La testa inizi a girare e impieg ancora alcuni istanti prima di capire
che cosa stesse accadendo. Poi spavento e ripugnanza lo pervasero.
Il Wyval.
Stava prendendo vita dentro di lui.
..    ..     .. 
B'nagga in testa, i Jheck entrarono in citt. Soletaken, ampie falcate e te-
ste basse, tutti in cerca delle tracce che li avrebbero portati dal loro dio. E
le trovarono tra le correnti di paura fluttuanti in citt, un'impazienza, una
suscettibilit consumata dalla rabbia.
Ululati di gioia da pi di novemila lupi riempirono la citt, echeggiando
lungo le strade e disseminando il terrore tra gli abitanti rintanati nelle loro
case. Novemila lupi, novemila pellicce bianche, che dalle vie convergeva-
no verso il vecchio tempio, in una corsa di bestiale pazzia.
B'nagga un la propria voce agli agghiaccianti ululati, il cuore colmo di
una gioia selvaggia. Il Branco li aspettava. Demoni, spettri, Tiste Edur e
dannati imperatori non erano ormai pi nulla, solo momentanei alleati di
convenienza. L'ascesa dei Jheck, ecco ci che sarebbe accaduto a Letheras.
Un impero di Soletaken, con un dio-imperatore sul trono. Rhulad fatto a
pezzi, gli Edur divisi in saporiti bocconi di carne sanguinolenta, gustoso
midollo osseo, crani aperti, cervelli divorati.
Quel giorno si sarebbe concluso con un massacro che nessuno dei so-
pravvissuti avrebbe dimenticato.
Quel giorno, B'nagga disse a se stesso con una silenziosa risata, apparte-
neva ai Jheck.
Settantatr dei migliori soldati formarono uno scudo umano dietro a Mo-
roch Nevath. Difendevano il ponte pi grande che attraversava il Canale
Principale, un luogo perfetto per quel patetico dramma. Dietro di loro si
trovava il Terzo Livello, sul quale erano ora comparsi alcuni abitanti. Spet-
tatori: un talento Letherii. C'erano sicuramente in gioco delle scommesse, e
cos Moroch Nevath avrebbe per lo meno avuto un pubblico.
Le occhiate di traverso, le voci sulla sua codardia ad Alto Forte sarebbe-
ro cessate quel giorno. Non era molto, ma sarebbe bastato.
Ricordava di avere promesso di fare qualcosa per Turudal Brizad, ma le
eccessive rivendicazioni dell'uomo non lo avevano convinto del tutto. Sto-
rie di dei e roba simile, provenienti da un Consorte imbellettato e frivolo
come quello, be', avrebbero dovuto aspettare un altro giorno, un'altra vita.
Che il capriccioso amante della regina combattesse da solo le sue battaglie!
Moroch voleva incrociare le lame con i Tiste Edur.
Se glielo avessero permesso. Una misera morte sotto un'ondata di magia
era pi probabile.
Un grugnito da uno dei soldati.
Moroch annu, vedendo il primo Edur avvicinarsi dalla via principale.
Mantenete lo scudo, ordin con un ringhio, spostandosi cinque passi da-
vanti a esso.  una compagnia piccola: spediamo le loro anime nel piscia-
toio dell'Errante.
A quelle audaci parole, i soldati levarono un coro di grida, voci rauche e
assetate di sangue. Spade che martellavano gli scudi.
Moroch sorrise. Ci hanno visto. Guardateli, compagni, guardate come
esitano.
Urla di sfida dai soldati.
I Tiste Edur ripresero la marcia. In testa, un guerriero avvolto dall'oro.
Che Moroch aveva gi visto. Che l'Errante mi prenda, sussurr, poi si
gir. L'imperatore! Quello con l'oro! E torn a voltarsi, avanzando di al-
tri quattro passi fino a raggiungere quasi la fine del ponte. Sollev la spa-
da. Rhulad degli Edur! grid. Vieni e affrontami, dannato mostro! Fatti
avanti e muori!
Bugg indic la strada. Vedete quell'uomo?  Turudal Brizad.  a lui
che state per fare il favore. Nel caso non vi fosse grato, fategli una raman-
zina. Io devo andare, ma torner presto...
Improvvisi ululati, provenienti da nord e ovest, riempirono l'aria.
Oh, dannazione, sbott Bugg. Farete meglio ad andare. E io far
meglio a restare, aggiunse dirigendosi verso l'Errante.
Corlo, chiam Iron Bars mentre seguivano il servo.
Oh,  intontito, Dichiarato. Non avverto nulla intorno.
Iron Bars annu. Armi alla mano. Non intendo perdere troppo tempo. In
quanti sono l dentro, Corlo?
Sei, il loro numero preferito.
Andiamo.
Bugg li aveva preceduti ed era a una quindicina di passi da Turudal,
quando il Dichiarato e il suo drappello gli sfrecciarono davanti.
La Guardia Cremisi stava per lanciarsi sull'Errante, quando il dio, la
fronte corrugata, indic l'entrata del tempio.
Il drappello cambi direzione e a passo sostenuto super Turudal Brizad.
Bugg ud Iron Bars dire al dio: Piacere-di-conoscerti-ci-vediamo-
dopo. E poi il Dichiarato e i suoi soldati erano andati. Diretti verso la buia
entrata, oltre la quale erano infine scomparsi.
Urla bestiali, grida umane, l'assordante fragore della magia...
Lui  mio! ringhi Rhulad, sollevando la spada e avanzando verso il
Letherii solitario all'estremit del ponte.
Hannan Mosag grid: Imperatore! Lasciatelo al mio K'risnan....
Rhulad si gir di scatto. No! strill. Combatteremo! Siamo guerrieri!
Questi Letherii meritano di morire con onore! Taci! Non vogliamo pi
sentirti! L'imperatore torn a voltarsi. Questo, questo coraggioso solda-
to. Lo voglio.
Accanto a Trull, Fear mormor: Vuole essere ucciso da lui. Riconosco
quel Letherii. Era con la delegazione.
Trull annu. Un Finadd, capitano Letherii e guardia del corpo del Princi-
pe Quillas: non ricordava il nome dell'uomo.
Era chiaro che Rhulad non l'aveva riconosciuto.
La spada variegata sollevata, l'imperatore avanz.
Moroch Nevath sorrise. Rhulad Sengar, che era morto solo per tornare.
Se le voci erano vere, era morto di nuovo a Trate. Ma questa volta, lo far
restare morto. Lo ridurr a pezzetti. Attese, gli occhi puntati sull'imperato-
re.
Not che l'avversario preferiva il lato destro; il piede destro si spostava
sempre pi avanti dell'altro, un dettaglio che disse a Moroch che Rhulad
era stato addestrato a usare una spada a una sola impugnatura e non quella
mostruosit a doppia impugnatura che gli agitava sotto gli occhi come un
enorme bastone.
Lo scatto improvviso non giunse inaspettato, a differenza della velocit
di quell'arma che rote verso la testa di Moroch. Quest'ultimo riusc a ma-
lapena a evitare che il cranio gli venisse aperto in due, abbassandosi e get-
tandosi sulla destra. Un clangore assordante, l'urto che si propagava in lui
quando la spada affond nell'elmo, lo agganci e glielo strapp dalla testa.
Moroch balz indietro, mantenendosi basso, poi torn ad alzarsi. La
punta della sua spada era intrisa di sangue. Aveva parato l'attacco con un
affondo.
Di fronte a lui, Rhulad barcoll, rivoli di sangue che scendevano dalla
coscia destra.
La gamba che conduceva era sempre vulnerabile... Moroch si scroll di
dosso l'effetto stordente del colpo alla testa. Muscoli e tendini di collo e
schiena urlavano per il dolore e lui sapeva di essere stato colpito duramen-
te. Ma per il momento, le braccia non avevano ceduto.
Un grido, e Rhulad torn all'attacco.
Un colpo a due mani, i tempi mal calcolati - un momento di esitazione,
sufficiente tuttavia a evitare la parata fin troppo veloce di Moroch - e poi
l'affondo finale.
Il Finadd si contorse nel tentativo di schivare la punta della spada. Un'e-
splosione infuocata sopra il fianco destro quando il filo della lama variega-
ta tagli in profondit. Un fiotto rosso schizz dal fianco. Nel raggio d'a-
zione dell'arma, con una contorsione del polso Moroch sollev la spada e
affond la punta nell'ascella sinistra dell'imperatore. Oltre le monete d'oro,
oltre la resistenza opposta dalle costole e sempre pi a fondo, scavando
nella scapola di Rhulad, puntando alla spina dorsale.
La spada variegata sembr prendere vita, animata da una propria volon-
t. Le mani avanzarono sull'impugnatura, si spostarono pi in alto, la punta
si abbass. Un colpo diagonale, l'arma che affondava al di sopra dell'anca
destra di Moroch e scendeva fino all'inguine.
Rhulad spinse con tutte le sue forze, la punta che maciullava l'intestino,
fino a quando il pomo tocc con un tonfo sordo l'acciottolato e allora l'im-
peratore si raddrizz, tirando indietro l'arma attraverso il busto di Moroch,
accanto al cuore, attraverso il polmone sinistro, la punta che infine usc su-
bito sotto la clavicola.
In fin di vita, Moroch si gett con le sue ultime forze sulla propria spada
e vide Rhulad piegarsi intorno alla punta affondata. Poi uno schianto e la
spina dorsale dell'imperatore si spezz.
Moroch si afflosci sulle pietre lisce, un sorriso cremisi sulle labbra,
mentre Rhulad crollava a terra.
Un'altra figura incombette allora su di lui. Uno dei fratelli di Rhulad.
Che parl come da una remota distanza. Dimmi il tuo nome, Finadd.
Moroch cerc di rispondere, ma stava soffocando nel sangue. Sono Mo-
roch Nevath. E ho ucciso il vostro dannato imperatore.
Sei forse il Campione del Re?  quello che sembrano gridare i tuoi sol-
dati sul ponte: Campione del Re...  questo ci che sei, Finadd?
No.
Voi bastardi non l'avete ancora incontrato.
E con quel piacevole pensiero, Moroch Nevath mor.
Cos veloce la cura, cos terribilmente veloce il ritorno alla vita. Circon-
dato dagli ululati dei lupi che riecheggiavano in tutta Letheras in un coro
di dannati, l'imperatore lanci un urlo che lacer l'aria.
La compagnia di soldati sul ponte ammutol, gli sguardi fissi su Rhulad
che, coperto di sangue, si tir in piedi, barcollante, stratton a s la spada
per farla uscire dal corpo del Finadd e sband di lato. Infine si drizz, gli
occhi colmi di pazzia e terrore.
Udinaas!
Disperatamente solo. Un'anima che si contorceva in agonia.
Udinaas!
Duecento passi pi in l, sulla strada principale, Uruth Sengar ud il gri-
do disperato del figlio. Si gir, cercando con lo sguardo lo schiavo tra
quelli che avanzavano dietro di lei. In quel momento, Mayen url, si apr
un varco tra le altre donne e inizi a correre in un vicolo. E scomparve.
Impietrita, Uruth esit, poi, con un'imprecazione, riport l'attenzione su-
gli schiavi.
Udinaas! Dove sei?
Espressioni vuote, terrorizzate, incontrarono il suo sguardo. Volti fami-
liari. Ma fra loro non c'era quello di Udinaas.
Lo schiavo era sparito.
Uruth si lanci in avanti, i pugni sollevati. Trovatelo! Trovate Udina-
as!
Un odio improvviso s'impadron di lei. Per Udinaas. Per tutti i Letherii.
Tradito. Mio figlio  stato tradito.
Oh, l'avrebbero pagata.
L'eco della battaglia giungeva ora da tutti i punti della citt, man mano
che gli invasori si riversavano nelle vie accolti da soldati disperati. Spa-
ventata, passava da un nascondiglio all'altro nel cortile incolto e, a un trat-
to, la bambina Kettle scoppi a piangere. Era sola.
I cinque sicari erano quasi liberi. Il loro tumulo stava cedendo, spesse
fessure si schiudevano nella terra scura, bagnata, le pietre sepolte che rim-
balzavano l'una contro l'altra. Il suono smorzato di cinque voci si un in un
canto tetro come il suono dei tamburi... aumentava, sempre pi vicino alla
superficie.
Oh, gemette Kettle. Dove sono tutti? Dove sono i miei amici?
Barcoll fino al tumulo che ospitava il suo unico alleato. Lui era l, cos
vicino. La bambina allung la mano...
... e venne trascinata dentro, un passaggio accidentato nella terra calda,
poi una scivolata su una riva fangosa. Davanti a lei si apriva una fetida pa-
lude sotto un cielo grigio.
E, quasi a portata di mano, una figura stava salendo dalle acque scure.
Pelle bianca, capelli lunghi impiastricciati di fango. Kettle! La voce un
rauco sussurro. Dietro di te...
Lei si volt.
Due spade, le punte conficcate nel fango.
Kettle... prendile... dalle...
Un ansito e lei si volt indietro. E vide le braccia nude di un'altra figura
allungarsi e avvolgersi intorno al suo amico: le braccia di una donna, a-
sciutta, nerboruta. Lui venne trascinato indietro, Kettle lo vide ficcare un
gomito nel volto che emerse a un tratto dalla melma. Spruzzi di sangue
schizzarono ovunque. Ma le mani artigliate non mollarono la presa.
Ed entrambi affondarono in un vortice di schiuma.
Piagnucolando, Kettle strisci fino alle spade. Le estrasse dal fango e
torn sulla riva della palude.
Braccia e gambe apparvero fra le onde violente.
Rabbrividendo, Kettle aspett.
Era cos facile adesso, di nuovo uno schiavo, mentre il Wyval pervadeva
il suo corpo, rubando la volont di ogni muscolo, di ogni organo, del san-
gue nelle vene. Udinaas vedeva a malapena attraverso i suoi occhi, mentre
una strada dopo l'altra scivolava via. Improvvisi momenti di brutale chia-
rezza, quando si trov davanti tre lupi Soletaken - che si voltarono all'uni-
sono, i canini scoperti, un ringhio feroce - e fu in mezzo a loro, le mani ora
artigli che affondarono nella carne del lupo, si chiusero sulle costole e le
strapparono. Un pugno potente, nodoso, sul lato di una testa scattata in a-
vanti, un colpo secco, ossa rotte: la testa del lupo che ciondolava, gli occhi
vuoti della morte.
Poi, di nuovo in movimento.
Il suo padrone aveva bisogno di lui. Adesso. Non c'era tempo da perde-
re.
Uno schiavo. Assolto da ogni responsabilit, niente pi che uno stru-
mento.
E quello, Udinaas lo sapeva, era il veleno della resa.
Vicino, ora, sempre pi vicino.
Non c' niente di nuovo nel venire usato. Dopo tutto, guarda questi cor-
pi sparsi. Poveri soldati Letherii morti senza motivo. Per difendere un re-
gno gi morto, ognuno di loro di nuovo cittadino. Il regno che non si muo-
ve, il regno al servizio del dio della polvere: troverete i templi in vicoli
tortuosi, nelle fessure tra i ciottoli.
Non troverete, amici miei, un mondo pi dolce di questo, dove onore, fe-
de e libert sono concetti simili, livellati, strati sottili come l'odio, l'invi-
dia, il tradimento. Concetti esposti a ogni sordida brezza, agitati, sollevati.
Un mondo senza pretese di sfidare la confusa bruma della sacra apatia.
Il dio della polvere sorge, domina...
Pi avanti, una decina di lupi correvano verso di lui.
A quanto pareva, ci sarebbe stato un ritardo.
Udinaas digrign i denti.
Come ci stai riuscendo? domand Bugg.
L'Errante lo guard. I lupi?
Sono da tutte le parti tranne qui e avrebbero dovuto arrivare da un pez-
zo.
Il dio si strinse nelle spalle. Continuo a spingerli indietro. Non  diffici-
le come temevo, sebbene il loro capo sia molto pi astuto e pi difficile da
ingannare. Inoltre, le bestie continuano a sbattere contro altre... opposizio-
ni.
Che tipo di opposizioni?
Diverse.
Le grida provenienti dal tempio cessarono. Silenzio, nessun movimento
dall'entrata buia. Qualche istante e poi un mormorio di voci, imprecazioni.
Il mago, Corlo, apparve, camminando all'indietro e trascinandosi un cor-
po inerte, un corpo che lasciava dietro di s scie di sangue.
Preoccupato, Bugg si avvicin.  viva?
Corlo, lui stesso un ammasso di lividi e tagli, lanci al servo un'occhiata
gelida. No, dannazione.
Mi dispiace, mormor l'Errante.
Altre guardie emersero dall'entrata. Erano tutte ferite, una gravemente, il
braccio sinistro strappato dalla spalla e ora ciondolante, attaccato al corpo
solo grazie a pochi tendini rossastri. Gli occhi dell'uomo erano colmi di or-
rore.
Corlo pos sull'Errante uno sguardo d'ira. Sei in grado di guarire prima
che moriamo tutti quanti dissanguati?
Iron Bars usc dal tempio, la spada gi inguainata. Era coperto di sangue,
ma non suo. Sul volto un'espressione torva. Ci aspettavamo dei lupi, dan-
nazione, disse con un basso ringhio, gli occhi fissi sull'Errante, che si era
avvicinato per posare le mani sul soldato ferito pi gravemente e ora stava
facendo crescere nuova carne per legare nuovamente il braccio alla spalla,
mentre il volto della guardia si contorceva per il dolore. Turudal Brizad si
strinse nelle spalle. C' stato poco tempo per parlare di ci che avreste
dovuto affrontare, Dichiarato. Nel caso te ne fossi dimenticato.
Dannati gatti! imprec l'altro.
Gatti lucertola, vuoi dire, precis una delle guardie, sputando sangue
sulla strada. A volte penso che la natura sia folle.
E hai ragione, Halfpeck, mormor Corlo, allungando una mano per
chiudere gli occhi della donna morta sdraiata ai suoi piedi.
Iron Bars scatt in avanti di colpo, un lampo, oltre l'Errante, entrambe le
mani sollevate...
... mentre un enorme lupo bianco, gli artigli estesi, emerse da un vicolo
e, testa bassa, balz verso Turudal Brizad, che aveva appena iniziato a vol-
tarsi.
Il Dichiarato afferr la bestia in volo, la mano sinistra che si chiudeva
sulla zampa destra subito sotto la spalla, la mano destra che agguantava il
collo sotto la mandibola dell'animale. Sollev il lupo, ruot su se stesso e
scagli la bestia a terra, testa in gi. Muso, cranio e spalle si spezzarono.
Le zampe che scalciavano spasmodiche, il Soletaken croll sulla schiena,
vomito giallo che sgorgava, urina che scivolava fuori mentre la creatura
moriva. Un momento dopo, qualsiasi movimento degli arti cess, sebbene
l'urina continuasse a sgorgare, disegnando un arco sul terreno.
Iron Bars indietreggi.
Halfpeck scoppi a ridere. Ti ha pisciato addosso!
Taci, ordin Iron Bars abbassando lo sguardo sulle gambe bagnate.
Che Hood mi prenda, puzza.
Dovremmo tornare alla nave, disse Corlo. Ci sono lupi ovunque e
non penso di riuscire a tenerli lontani ancora a lungo.
Turudal Brizad. Ma io, s. Soprattutto adesso.
Che cosa  cambiato, a parte il fatto che il Branco  stato fatto a pez-
zi? domand Bugg.
L'Errante indic il Soletaken morto. Quello era B'nagga, il capo dei
Jheck. Lanci un'occhiata a Bugg, attonito e incredulo. Hai scelto bene,
comment.
Questa squadra  riuscita a sfuggire agli Assail, spieg Bugg, strin-
gendosi nelle spalle.
Il dio sgran gli occhi. Si rivolse a Iron Bars: Vi aprir un cammino si-
curo fino alla nave e....
Oh, dannazione, lo interruppe Bugg, girandosi lentamente. Stanno
per uscire.
Altri guai? domand Iron Bars guardandosi intorno, la mano gi sul-
l'impugnatura della spada.
Non qui, rispose Bugg. Ma non lontano. Si gir verso il Dichiarato,
lo guard in faccia.
Iron Bars aggrott la fronte, poi disse: Corlo, riporta la squadra alla na-
ve. Va bene, vecchio, fai strada.
Non sei obbligato a farlo...
S. Dopo che quel lupo mi ha pisciato sulla gamba sento il bisogno di
scaricare i nervi. Un altro scontro, vero?
Bugg annu. Ma al confronto, quelli del Branco potrebbero sembrare
dei gattini, Iron Bars.
Potrebbero? S o no?
Va bene, questa volta potremmo perdere.
Bene, sbott il Dichiarato. Facciamola finita.
Il servo sospir. Allora, seguimi. Dobbiamo raggiungere la Fortezza
morta dell'Azath.
Morta? Che Hood mi prenda, una festa in giardino.
Una festa in giardino? Ragazzi, quest'uomo mi piace. E ci siamo au-
toinvitati, Dichiarato. Sei sempre con me?
Iron Bars lanci un'occhiata a Corlo, che si era fermato per ascoltare, il
volto pallido mentre continuava a scuotere la testa. Il Dichiarato grugn.
Appena li avrai accompagnati, vieni a cercarci, Corlo. E vedi di arrivare
al momento giusto.
Dichiarato...
Vai.
Bugg guard l'Errante. Vieni?
Sar con voi in spirito, rispose l'altro. C' un'altra questione di cui mi
devo occupare, temo. Oh, aggiunse mentre Iron Bars e Bugg si giravano
per andarsene, caro servo, ti ringrazio. E ringrazio anche te, Dichiarato.
Dimmi, Iron Bars, quanti Dichiarati restano nella Guardia Cremisi?.
Non ne ho idea. Poche centinaia, immagino.
Sparsi qua e l...
Il soldato dai capelli scuri sorrise. Per il momento.
Dovremo correre, temo, disse Bugg.
Riesci a tenere il passo? domand Iron Bars.
Sono veloce come un'onda, rispose Bugg.
..    ..     .. 
Brys era solo nel corridoio. Gli ululati erano finalmente cessati. E quello
era l'unico suono che era riuscito a superare le spesse pareti. Non c'era mo-
do di sapere se la guarnigione stesse combattendo nella citt al di l dell'E-
terno Domicilio. Sembrava una cosa cos inutile...
Trattenne il fiato nell'avvertire un fruscio. Abbass lo sguardo, lo pos
sul Ceda, raggomitolato a terra nella stanza accanto, con la schiena a Brys
e la sala del trono dietro di lui. La testa di Kuru Qan si mosse, poi si solle-
v appena dal pavimento.
E dal Ceda giunsero basse risatine.
Il sentiero era inconfondibile. Esultante, il demone avanz verso l'entrata
della caverna, lasciandosi alle spalle la riva del fiume. Contrasse il corpo
massiccio, dalla carne rigonfia e si ferm davanti alla galleria sotto la citt,
dove l'acqua paludosa scorreva ancora, putrida e dolce, un profumo fra-
grante come il nettare per il demone.
Finalmente pronto per il balzo, per sottrarsi alla morsa del suo padrone.
Che al momento era terribilmente preoccupato.
Adesso.
Avanz, riemp la caverna e poi dentro la stretta e tortuosa galleria.
Fino al cuore. Fino al meraviglioso, benedetto cuore del potere.
Gioia e bramosia che bruciavano come fuochi gemelli dentro di lui. Vi-
cino, era sempre pi vicino.
La galleria si strinse, lui si abbass. Continu. Ancora un po'.
A un tratto il sentiero si apr, alto e largo, l'acqua accogliente nel suo te-
pore.
Una tempesta di fango si sollev, abbagliante, ombre di cose morte sal-
tellanti davanti ai suoi occhi.
Il cuore, l'enorme caverna sotto il lago, la vera anima della citt: il pote-
re...
E Brys ud Kuru Qan parlare.
Adesso, amico Bugg.
A trenta passi dal giardino incolto della Torre dell'Azath, Bugg si ferm
di colpo. Inclin la testa, e sorrise.
Davanti a lui, Iron Bars rallent, poi si volt. Che cosa c'?
Trova la ragazza, disse il servo. Ti raggiunger appena potr.
Bugg?
Fra un attimo, Dichiarato. Devo fare una cosa prima.
La Guardia Cremisi esit, poi annu e si allontan.
Bugg chiuse gli occhi. Strega Jaghut, ascoltami. Ricordi il mio favore
alla cava?  giunto il momento della... reciprocit.
Lei rispose nella mente dell'uomo, lontana, eppure incredibilmente vici-
na. Ti sento, piccolo uomo. So che cosa cerchi. Ah, il tuo ingegno  spic-
cato...
Oh, questa volta non posso prendermi tutto il merito.
Da parte del Ceda, altre tre parole, mormorate a bassa voce, ma chiare:
Ti ho preso.
Una menzogna! Illusione! Inganno! Il demone s'infuri, si avvit in u-
n'esplosione di fango, in cerca della via di uscita, solo per trovare la bocca
della galleria sigillata. Una superficie liscia, ferocemente gelida, un gelo
che bruciava... il demone indietreggi.
Poi il lago soprastante... Verso l'alto, veloce, pi veloce...
Ursto Hoobutt e la sua amante, Pinosel, erano entrambi ubriachi mentre
aspettavano la caduta di Letheras. Avevano cantato per celebrare la fine
dei loro debiti, sdraiandosi in mezzo a ratti nervosi e piccioni dal lungo
collo sul sentiero fangoso che circondava il Lago Settle.
Quando ebbero finito il vino, iniziarono a battibeccare.
Cominci innocentemente, quando Pinosel si lasci sfuggire un sospiro
e disse: E adesso mi puoi sposare.
Ci vollero alcuni istanti prima che Ursto comprendesse il significato di
quelle parole e poi, gli occhi sgranati, la guard incredulo. Sposarti? Che
cosa c' che non va adesso, zuccherino?
Che cosa c'? Io voglio il rispetto, brutto pidocchio gonfio. Me lo sono
guadagnato. Il rispetto. Adesso che gli Edur ci hanno conquistato, tu mi
sposi, Ursto Hoobutt. Mi sposi!
Va bene. Ti sposo.
Quando? domand lei, sicura che lui volesse cercare una via di fuga.
Quando... quando... Ah! Aveva la risposta...
E in quel momento le fetide acque verdi del Lago Settle si estesero da-
vanti ai loro occhi come una gonfia pianura di fertilizzante alle alghe, sco-
lorite in un bianco sporco. E nuvole iniziarono a sollevarsi dalla superficie
ora ghiacciata.
Una brezza gelida invest Ursto Hoobutt e Pinosel.
Un improvviso e violento colpo sordo risuon da sotto il lago di ghiac-
cio, sebbene non una crepa ne rovin la superficie.
Ursto Hoobutt guardava innanzi a s, incredulo. Apr la bocca, poi la ri-
chiuse.
Poi si curv, le spalle cascanti. Oggi, amore. Ti sposo oggi...
...
.
...
CAPITOLO VENTICINQUE.
.
Quando gli dei della polvere erano giovani
nuotavano nel sangue.
Il sogno di Whiteforth nel Giorno della Settima Chiusura.
.
La Strega Piumata.
.
Shurq Elalle scese lungo la galleria, verso la porta della cripta. I suoi
pensieri andavano a Gerun Eberict, le sue preoccupazioni erano per Tehol
Beddict. Il Finadd era del genere pi crudele, dopo tutto, e Tehol sembrava
cos... indifeso. Oh, era abbastanza in forma, probabilmente in grado di
correre velocemente e a lungo, in caso di necessit. Ma era ovvio che Te-
hol non aveva intenzione di correre da nessuna parte. Le silenziose guardie
del corpo che Brys gli aveva assegnato erano di un certo conforto, anche se
avrebbero potuto costituire un contrattempo del tutto irrilevante, conside-
rato il modo di operare di Gerun.
Come se ci non bastasse, c'era l'inquietante quanto sinistro silenzio di
Kettle, alla Torre morta dell'Azath. Era il risultato del ritorno alla vita della
bambina, capace di spezzare il vincolo che la teneva legata alla morte? O
era forse accaduto qualcosa di terribile?
Shurq Elalle raggiunse il portale e lo apr.
Alla debole luce di una lanterna, vide Ublala seduto sul sarcofago, con la
lanterna in grembo, intento a regolare la fiamma.
Lei colse la sua espressione e aggrott le sopracciglia. Che cosa c' che
non va, amore mio?
Non c' pi tempo, rispose lui, alzandosi e picchiando la testa contro il
soffitto, per poi curvare la schiena. Cattive notizie. Stavo per andarme-
ne. Appoggi la lanterna sul coperchio. Non potevo pi aspettarti. Devo
andare.
Dove?
Sono i Seregahl, mormor torcendosi le mani. Va male.
I Seregahl? Gli antichi dei Tarthenal? Ublala, ma di che cosa stai par-
lando?
Devo andare, rispose l'altro dirigendosi verso la porta.
Ublala, che ne sar di Harlest? Dove stai andando?
La vecchia torre. Era nella galleria e le parole risuonavano smorzate.
Ti amo, Shurq Elalle...
Lei fiss la porta vuota. Ti amo? Sembrava... un addio.
Shurq Elalle si avvicin al sarcofago e spost il coperchio da una parte.
Argh! Shh, shh...
Smettila, Harlest! Shurq Elalle allontan le mani con gli artigli. Esci
di l. Dobbiamo andare...
Dove? Harlest si sedette lentamente, provando a scoprire le lunghe
zanne ed emettendo suoni gorgoglianti.
Lei lo studi per un istante, poi disse: Al cimitero.
Oh, sospir Harlest, perfetto.
Seduto in mezzo alla strada, in una pozzanghera di sangue, l'imperatore
dei Tiste Edur teneva una mano premuta contro la faccia e sembrava in
procinto di cavarsi gli occhi. Ogni tanto lanciava ancora qualche debole
strillo, un grido stridulo quasi a volersi liberare della rabbia che aveva den-
tro.
Sul ponte, a trenta passi di distanza, i soldati Letherii erano immobili e
silenziosi dietro i loro scudi. Lungo il ciglio del canale, sull'altro lato, era-
no comparsi altri cittadini. Una fila di spettatori che si andava via via in-
grossando.
Trull Sengar sent una mano sulla spalla e si volt. Era Uruth, con il viso
stravolto per l'angoscia.
Figlio mio, bisogna fare qualcosa... sta perdendo la ragione...
Udinaas, lo schiavo dannato che era diventato cos indispensabile, cos
fondamentale per Rhulad - per l'equilibrio del giovane Edur - era scompar-
so. E ora l'imperatore stava imprecando, senza riconoscere nessuno, con la
bava alla bocca, urlando come una bestia ferita. Deve essere scovato,
disse Trull. Quello schiavo.
C' dell'altro...
Hannan Mosag si era mosso per avvicinarsi a Rhulad, e inizi a parlare.
Imperatore Rhulad, ascoltatemi! Oggi  il giorno delle oscure verit. Udi-
naas, vostro schiavo, ha fatto ci che ci aspettavamo da un Letherii. I loro
cuori sono pieni di slealt, non obbediscono a nessun altro se non a loro
stessi. Rhulad, Udinaas  fuggito. Fece una pausa poi riprese: Da voi.
Mentre proseguiva, il Re Stregone nascose a fatica il senso di trionfo che
lo permeava. Si  trasformato nel vostro nettare bianco e ora vi abbando-
na nel momento del bisogno.  questo un mondo senza fede, imperatore.
Solo la vostra stirpe  degna di fiducia...
Rhulad mosse bruscamente la testa, con il volto stravolto dal dolore e il
fuoco che gli ardeva negli occhi. Fiducia? Tu, Hannan Mosag, parli di fi-
ducia? I miei fratelli? Mayen? Con la pelliccia imbrattata di sangue e la
lama della spada conficcata fra pezzi di intestino e carne umana, l'impera-
tore si alz barcollando, il petto pesante per l'emozione. Per noi, voi non
siete nulla. Bugiardi, imbroglioni, traditori! Tutti voi! Estrasse la spada,
disseminando frammenti rosa e rossi sui ciottoli e sugli stinchi dei presenti,
poi scopr i denti. L'imperatore riflette il suo popolo, disse con voce stri-
dula e un'orrenda smorfia sul viso. Riflette, com' giusto che sia.
Trull vide Fear fare un passo avanti e bloccarsi davanti alla spada di
Rhulad, che aveva la punta rivolta contro la sua gola.
Oh no, fratello, non vogliamo niente da te. Non vogliamo niente da
nessuno di voi. Nulla se non l'obbedienza. Un impero deve essere forgiato,
e la forma deve essere data dalle mani dell'imperatore. Re Stregone!
Sire?
La spada scivol via dalla gola di Fear e venne puntata verso i soldati
che bloccavano il ponte. Sbarazzatevi di loro.
Con Binadas al centro, i K'risnan avanzarono faticosamente, al gesto di
Hannan Mosag. Dietro di loro, quattro schiavi trascinarono sull'acciottola-
to due grandi sacchi di cuoio e si diressero verso i K'risnan in attesa. No-
tando i sacchi, il Re Stregone scosse la testa. Non qui. Qualcosa... di pi
semplice. Si rivolse all'imperatore. Un momento di attesa, sire, per la
preparazione. Me ne occuper io stesso.
Uruth diede uno strattone a Trull. Non si tratta solo di Udinaas, disse.
Mayen  fuggita.
Il figlio la fiss, quasi senza capire. Fuggita?
Dobbiamo trovarla...
 scappata... da noi? Dalla sua stessa gente?
 la fame, Trull. Per favore.
Dopo un breve istante, lui si allontan e si guard attorno fino a quando
non scorse un gruppo di guerrieri radunatisi dietro Theradas e Midik Buhn.
Si avvicin a loro.
Theradas assunse un'espressione minacciosa. Che cosa vuoi, Trull Sen-
gar?
La madre dell'imperatore ha degli ordini per te e i tuoi guerrieri, Thera-
das.
La ferocia sul volto dell'uomo venne sostituita dall'incertezza. E sareb-
bero?
Mayen si  persa, da qualche parte in citt. Dobbiamo trovarla. Quanto
a Udinaas... se lo vedi...
Se lo vedr, morir di una morte orribile, Trull Sengar.
Ha tradito Rhulad. E l'avevo avvertito... Trull lanci un'occhiata a Rhu-
lad. Un ritorno da quella follia? Era alquanto improbabile. Ormai era trop-
po tardi. Come vuoi, Theradas. Ma trova Mayen.
Li guard allontanarsi, poi si volt e incroci lo sguardo di Uruth. Lei
annu con il capo.
I soldati sul ponte avevano capito che cosa stava per accadere. Trull li
vide accucciarsi dietro gli scudi. Era del tutto inutile. Un gesto patetico,
eppure quei Letherii mostravano un grande coraggio. Udinaas, non pensa-
vo che... non pensavo che avresti...
Un'onda grigia si lev all'improvviso ai piedi del ponte, agitandosi sem-
pre di pi.
Il muro di scudi indietreggi compatto.
L'onda si spinse in avanti.
Su entrambe le sponde del canale, i cittadini si misero a urlare sparpa-
gliandosi ovunque, mentre la magia percorreva il ponte, colpendo i soldati
e lasciando dietro di s una scia di sangue e brandelli di carne. Un istante e
fu sopra i cittadini in fuga. Li divor, di una fame convulsa.
Trull vide l'onda colpire accanto agli edifici, distruggendo porte ed e-
splodendo attraverso le finestre andate in frantumi. Urla ovunque.
Basta! rugg Rhulad, avanzando verso Hannan Mosag, che abbass le
braccia, contorte e deformate.
La magia scomparve, lasciando mucchi di ossa e scudi e armature scin-
tillanti sul ponte. Dagli edifici distrutti, si levava solo il silenzio. Hannan
Mosag si chin e Trull ebbe modo di vedere com'era ridotto sotto la pellic-
cia.
Improvvisamente, l'imperatore scoppi a ridere.  molto avido, Hannan
Mosag! Il tuo dio segreto  cos avido!
Il dio segreto? Trull guard Fear e not che il fratello lo stava fissando.
Fratelli, url l'imperatore brandendo la spada, marceremo verso l'E-
terno Domicilio! Verso il trono! Nessuno pu negarcelo! E qualora osasse-
ro farlo, la loro carne verr strappata dalle ossa! Conosceranno il dolore.
Soffriranno pene atroci! Fratelli, sar un giorno di grande sofferenza -
sembrava quasi trovare dolci quelle dure parole - per tutti i nostri opposi-
tori. E adesso, seguite il vostro imperatore!.
Si ... trasformato.  perso. E tutto per il tradimento di uno schiavo...
Un cortile coperto di vegetazione, appena visibile attraverso le vecchie
pietre del cancello. Dai rami scheletrici e contorti degli alberi, si levava
qualcosa di molto simile a vapore. Non c'era nessuno in giro. Iron Bars ral-
lent il passo e si volt a guardare la strada. Quel servo non era ancora ap-
parso da dietro l'angolo dell'edificio da cui lui era sbucato poco prima.
Bene, mormor il Dichiarato, estraendo la spada. Dovremo sbrigar-
cela da soli... Si avvicin al cancello, procedendo a lunghe falcate sul
sentiero di pietra. La torre tozza e quadrata era proprio di fronte, macchia-
ta, inclinata e morta. Alla sua sinistra, il rumore delle pietre che sfregavano
l'una contro l'altra, lo schiocco del legno e i colpi sordi che facevano tre-
mare la terra sotto i suoi piedi. Laggi.
Iron Bars entr nel cortile.
Oltrepass un carro sporco di fango e un albero caduto per poi fermarsi a
dieci passi da quello che un tempo era un tumulo esteso e di forma allun-
gata, ora distrutto, il fango che colava lungo i fianchi e cinque enormi figu-
re che si trascinavano fuori. La pelle era annerita dalla torba, segnata dai
tagli di innumerevoli radici, e i capelli erano del colore del rame. I cinque
riuscirono a liberare le armi, pesanti spade dalla doppia impugnatura, di
legno nero e lucido.
I cinque cantavano.
Iron Bars emise un grugnito. Tartheno Toblakai. Be', non sar per nien-
te divertente.
Uno dei guerrieri lo ud e lo fiss a sua volta. Il canto cess e lui parl.
Una bambina, fratelli miei.
Quella che parlava attraverso la terra? chiese un compagno.
Non lo so. Ma che importanza ha?
Quella bambina non ci aiuter. Le abbiamo promesso una morte orribi-
le.
E allora diamoci...
Le parole del Toblakai si interruppero quando Iron Bars scatt in avanti.
Un ruggito, il rapido movimento di una spada di legno si frappose al-
l'arma del Dichiarato, che si abbass scivolando, puntando l'estremit della
spada al gigantesco polso del guerriero, per intercettare l'istintivo e mas-
siccio colpo all'indietro. La spada squarci la pelle spessa e coriacea, fino a
raggiungere il muscolo duro come il legno.
Con la coda dell'occhio, il Dichiarato vide una figura muoversi alla sua
destra. Ma continu imperterrito, chinandosi sotto il braccio del primo To-
blakai per poi ruotare su se stesso non appena il secondo assalitore cozz
contro il primo guerriero. Liberata la spada, Iron Bars si gett in avanti,
puntando alla morbida zona compresa fra le mandibole inferiori; uno scat-
to della testa del gigante e la punta della spada del Dichiarato gli trafisse
l'occhio destro, penetrando in profondit e facendo zampillare quella che
assomigliava all'acqua di una palude.
Un grido.
Iron Bars si ritrov ad arrampicarsi sul tumulo in rovina, gli altri Tobla-
kai che incespicavano mentre si giravano per affrontarlo di nuovo, con un
mucchio di massi, fango e radici a intralciare la strada.
Il Dichiarato balz ancora una volta a terra.
Il sangue nero che gli colava da un braccio, una mano premuta contro la
cavit oculare e un occhio in fiamme, il Toblakai attaccato barcollava al-
l'indietro.
Gli altri quattro si sparpagliarono in silenzio.
Fino a quando fossero rimasti attorno al tumulo, il loro approccio sareb-
be stato difficile, la posizione alquanto pericolosa.
Uno in meno. Iron Bars era soddisfatto...
Poi il quinto si mosse e si raddrizz. Aveva un occhio solo, ma si volt a
guardare il Dichiarato.
Hai fatto del male a nostro fratello, disse.
E non  ancora finita, rispose Iron Bars.
Non  una bella cosa ferire gli dei.
Dei?
Noi siamo i Seregahl, continu il primo Toblakai. Prima di colpirci,
avresti dovuto implorare la nostra misericordia. Avresti dovuto inginoc-
chiarti e venerarci e forse ti avremmo accettato. Ma adesso no.
No, convenne il Dichiarato. Immagino di no.
 tutto quello che hai da dire?
Iron Bars si strinse nelle spalle. Non mi viene in mente altro.
Ti sei accigliato, perch?
Ho gi ucciso un dio, oggi, rispose Iron Bars. Se avessi saputo che
oggi sarebbero stati uccisi degli dei, avrei potuto comportarmi meglio.
I cinque rimasero in silenzio, poi il primo chiese: Che dio hai ucciso
oggi, straniero?.
Il Branco.
Dal Toblakai all'estrema destra giunse un sibilo. Quelli che ci sono
sfuggiti! Quelli veloci!
Erano veloci, disse Iron Bars annuendo, ma evidentemente non ab-
bastanza.
D'ivers.
S, conferm il Dichiarato. Sei di loro... e solo cinque di voi.
Il primo Toblakai disse ai suoi fratelli: Attenzione a questo qui, allora.
Siamo liberi, grugn quello con un solo occhio. Questo dobbiamo
ucciderlo per rimanere tali.
 vero.  un motivo sufficiente.
Ripresero la loro avanzata.
Iron Bars sospir fra s e s. Per lo meno era riuscito a farli innervosire.
E forse sarebbe servito per mantenerlo in vita ancora un po'. Poi, ricord a
se stesso, avrebbe dovuto affrontare il peggio.
Be', forse no. Forse? Ma chi voleva prendere in giro?
Spost il peso da una gamba all'altra, pronto a iniziare la danza. La dan-
za della sopravvivenza.
Fino a quando fosse giunto un aiuto.
Aiuto... da un uomo piccolo, grasso, tozzo e pelato. Oh, Iron Bars, cerca
solo di rimanere in vita il pi a lungo possibile. Forse moriranno loro per
lo sfinimento.
Guarda, piagnucol uno. Sta sorridendo.
Una violenta tempesta spazz le strade, abbattendosi sulla citt. La testa
di Bugg stava esplodendo per il caos del potere e del fragore di ferree vo-
lont.
Il servo avvertiva ancora la furia impotente dell'antico dio intrappolato
sotto il ghiaccio del Lago Settle; la trappola del Ceda aveva funzionato a
meraviglia e il ghiaccio continuava lentamente a ispessirsi, chiudendosi at-
torno alla creatura nella caverna sigillata, e prima del tramonto del sole, il
dio si sarebbe ritrovato attanagliato nel ghiaccio e avrebbe sentito l'insop-
portabile gelo che gli penetrava nel corpo, rubandogli i sensi e la vita.
A essere gentili con uno Jaghut c'era sempre da guadagnare. Una cosa
che i T'lan Imass non avevano mai capito.
Bugg si diresse verso la fine del vicolo, oltre il quale si intravedeva la
vecchia Torre dell'Azath. Sperava che Iron Bars non avesse fatto nulla di
precipitoso e azzardato, come entrare da solo nel cortile. In tal caso, Kettle
l'avrebbe messo in guardia. Con un po' di fortuna, l'alleato sepolto della
bambina non era pi sepolto. Il Dichiarato avrebbe dovuto dare una mano,
tutto qui, e solo se fosse stato necessario. Non era la guerra di quell'uomo,
dopo tutto...
Rallent improvvisamente il passo, mentre il gelo si insinuava dentro di
lui. Avvert qualcosa, dei movimenti dove non avrebbero dovuto esserce-
ne, un risveglio di volont, intenzioni che bruciavano, fili del destino che
convergevano...
Il servo si volt e inizi a correre.
Quattro dei sicari pi esperti si avvicinarono a Gerun Eberict dalla stra-
da. Il Finadd alz una mano per fermare quelli dietro di lui.
Finadd, esclam il capitano del drappello, siamo stati fortunati. Il
fratello all'ultimo posto di vedetta  stato stanato e gettato in strada da un
branco di Edur. Si  trascinato dietro sei di quei bastardi. Quando gli Edur
se ne sono andati, ho mandato Crillo per controllare che fosse morto....
 stato fatto a pezzi, lo interruppe Crillo con un ghigno.
... ed era sicuramente lui, continu il capitano lanciando un'occhiata a
Crillo, che continuava a sogghignare.
E l'altro? chiese Gerun, scrutando nelle vicinanze. Non sarebbe stato
bello imbattersi in una compagnia di Tiste Edur proprio in quel momento.
Il capitano del drappello assunse un'aria minacciosa. Crillo lo ha preso.
Un lancio di coltello decisamente fortunato...
La fortuna non c'entra niente, sbott Crillo. Quel bastardo non si 
neppure accorto di che cosa gli stava arrivando...
Perch ha colto in contropiede quelli che rimanevano di noi...
Sono morti entrambi? domand Gerun. Poi scosse la testa. Davvero
una grande fortuna. Non avrebbe dovuto essere cos semplice. Va bene,
rimane quello sul tetto. Sar in attesa di ricevere un segnale dai suoi fratel-
li, ma non ce ne saranno. Quindi sapr che stiamo arrivando.
Ma  uno solo, Finadd...
Uno Shavankrat, Crillo. Non essere troppo sicuro di te stesso, solo per-
ch finora l'Errante  stato dalla nostra parte. Bene, ora rimarremo in grup-
po... Si ferm, poi fece cenno a tutti di abbassarsi.
A trenta passi di distanza, proveniente da un vicolo laterale, una figura
solitaria correva per la strada. Una donna Tiste Edur. Si paralizz come un
cervo spaventato, lanciando occhiate furtive. Prima ancora di poterli scor-
gere, ud qualcosa alle sue spalle e fugg. Un lampo metallico alla mano
destra rivel che stringeva un coltello o un'arma simile.
Gerun Eberict grugn. La donna stava andando nella loro stessa direzio-
ne. Una donna Tiste Edur indifesa. Si sarebbe divertito con lei, prima di
ucciderla. Dopo aver sistemato l'altra faccenda, ovviamente. Magari a-
vrebbe lasciato che anche i ragazzi si divertissero. Crillo per primo, per il
lavoro che aveva gi portato a termine, sbarazzandosi delle guardie di
Brys.
Il Finadd si raddrizz. Andatele dietro, visto che  sulla nostra strada.
Lugubri risate riecheggiarono dalle truppe.
Procedi pure, Crillo.
Partirono.
Dietro le finestre del secondo piano apparvero dei volti: l'intera citt sta-
va tremando, come tanti ratti mezzi annegati. Era disgustoso. Ma gli stava-
no dimostrando che ben pochi di loro meritavano di rimanere in vita. So-
spettava che il nuovo Impero Tiste Edur sarebbe stato un po' diverso. A-
vrebbero avuto bisogno di controllori e di una giustizia rapida e incorrutti-
bile. La popolazione avrebbe continuato a essere incivile. Avrebbe conti-
nuato a sporcare le strade. E ci sarebbero stati ancora individui orribili,
pronti a guadagnarsi la misericordia del coltello di Gerun. Avrebbe avuto il
suo bel daffare, come prima, per trasformare la citt in un luogo di bellez-
za...
Avevano raggiunto il punto in cui la donna era sbucata dal vicolo. Crillo
stava svoltando, puntando nella direzione in cui era scappata, quando ven-
ne colpito alla testa da una lancia, che dissemin in giro un ammasso di
sangue, cervello e ossa frantumate.
Dal vicolo salt fuori un nutrito gruppo di guerrieri Tiste Edur.
Catturateli! ordin Gerun Eberict, felice di vedere i suoi uomini balza-
re in avanti.
Oltre il Finadd, che indietreggi di un passo.
Posso sempre chiamare altri uomini.
Si mise a correre.
Sulle tracce della donna. Per pura coincidenza, ovviamente. Il suo vero
obiettivo era Tehol Beddict. Avrebbe catturato prima lei, lasciandola legata
e imbavagliata, in attesa del suo ritorno. Ora che era rimasto solo sarebbe
stato pi difficile. La guardia del corpo di Tehol avrebbe rappresentato un
duro ostacolo, ma con la lama della spada coperta di veleno, sarebbe basta-
to anche un piccolo taglio per uccidere quell'uomo. E rapidamente.
Eccola!
La donna si era nascosta in una nicchia, a venti passi di distanza. Non
appena lui si avvicin, scapp via.
Gerun scatt al suo inseguimento.
Oh, quanto desiderava quella donna! Era bellissima. Vide il coltello che
aveva in mano e scoppi a ridere. Era un coltello per il pesce: aveva visto
gli schiavi Letherii che li usavano nel villaggio di Hiroth.
Corse ancora pi forte, guadagnando terreno sulla donna.
Attravers un'altra strada, un altro vicolo.
Ormai era vicino alla casa di Tehol Beddict. Ma l'avrebbe raggiunta in
tempo: ancora cinque passi.
Guai in vista.
Stordito, Tehol Beddict si volt. Ma allora parli... Le sue parole si
spensero nel cogliere il disagio negli occhi della guardia del corpo. Guai
seri, mi sembra di capire.
Entrambi i miei fratelli sono morti. E sta arrivando Gerun Eberict.
La citt  piena di Edur, prosegu Tehol, facendo un ampio gesto con
le mani in direzione dei tetti, degli archi e dei ponti. Stanno vagando co-
me tanti lupi feroci. Senza contare che ci sono anche i lupi veri...
 Gerun.
Tehol studi l'uomo. E va bene. Sta venendo a trovarci. Che cosa do-
vremmo fare?
Potrebbero arrampicarsi sui muri, come ha fatto la tua amica ladra.
Dobbiamo scendere. Ci serve un posto con una sola porta.
Be', ci sarebbe il magazzino proprio di fronte: lo conosco piuttosto be-
ne.
Allora andiamo.
La guardia si diresse alla botola, si inginocchi sul bordo e diede un'oc-
chiata al locale sottostante, con grande circospezione. Fece cenno a Tehol
di avvicinarsi, poi inizi a scendere.
Pochi istanti dopo si ritrovarono nella stanza. La guardia punt verso
l'ingresso, ebbe un attimo di esitazione e poi sbirci all'esterno. Via libe-
ra. Vado avanti io, fino a quel muro...
Il muro del deposito. C' una sentinella, Chalas...
Mi sorprenderebbe che fosse ancora l.
Hai ragione. Una volta raggiunto il muro, gireremo a destra, dietro
l'angolo e poi attraverso la porta dell'ufficio, la prima che incontreremo. Le
porte scorrevoli saranno sicuramente sbarrate.
E se la porta dell'ufficio fosse chiusa?
So dov' nascosta la chiave.
La guardia annu.
Entrarono nello stretto corridoio, girarono a sinistra e si avvicinarono al-
la strada.
..    ..     .. 
Ancora tre passi.
La donna si lanci uno sguardo disperato alle spalle, poi si mosse rapi-
damente in avanti, con un improvviso guizzo di energia.
Gerun ringhi e allung una mano.
La donna emise un debole sussurro e alz il coltello non appena rag-
giunse l'imboccatura del vicolo.
E se lo conficc nel petto.
Gerun era a una spanna da lei, di fronte a un corridoio laterale posto tra
due magazzini quando venne afferrato brutalmente, sollevato di peso e tra-
scinato nel corridoio buio.
Venne colpito in pieno volto da un pugno, che gli spappol il naso. Ri-
mase stordito per un attimo, mentre qualcuno gli sfilava la spada e gli
strappava l'elmo.
Le grosse mani lo sollevarono e lo mandarono a sbattere con violenza
contro il muro. Una, due, tre volte, e a ogni impatto la nuca di Gerun pic-
chiava con forza contro la pietra. Poi venne sbattuto sull'acciottolato, e la
clavicola e la spalla destra si spezzarono. Gerun perse conoscenza. Quando
ritorn in s, un attimo dopo, gli sembr di intravedere una gigantesca fi-
gura piegata su di lui nell'oscurit.
Una mano massiccia scese a coprirgli la bocca, poi la pesante figura si
paralizz.
Il rumore di piedi che correvano nel vicolo, una decina, forse anche di
pi, tutti con indosso i mocassini. Il grattare delle armi. Poi il silenzio.
Con la vista annebbiata, Gerun Eberict cerc di fissare quel volto scono-
sciuto. Un mezzosangue. Mezzo Tarthenal e mezzo Nerek.
Il gigante gli si accucci accanto. Per quello che le hai fatto, disse in
un sussurro rauco. E non sar breve...
Con la mano sulla bocca, Gerun non poteva parlare. Non poteva fare
domande. Anche se ne avrebbe avute tante.
Tuttavia, era del tutto ovvio che a quel mezzosangue non importava nul-
la.
Ed era un vero peccato, pens Gerun.
Tehol era tre passi dietro la guardia, che si stava avvicinando al muro del
magazzino, quando un gemito lo mise in allerta. Guard alla sua destra,
giusto in tempo per scorgere una donna Edur che barcollava fuori da un
vicolo. Aveva un coltello conficcato nel petto e il sangue sgorgava copio-
so.
Con gli occhi annebbiati dal dolore, la donna vide Tehol. Allung una
mano imbrattata di sangue, poi cadde sul selciato picchiando il fianco sini-
stro, rimanendo immobile.
Guardia, sibil Tehol, cambiando direzione.  ferita.
Dal muro del magazzino: No!.
Mentre Tehol le si avvicinava, alz lo sguardo e vide giungere dal vicolo
dei guerrieri Tiste Edur. Una lancia gli sfrecci davanti, intercettata dalla
guardia accorsa al suo fianco. La lancia colp l'uomo sotto il braccio sini-
stro e gli si conficc nel petto, spezzandogli le costole. Con un gemito sor-
do, la guardia barcoll e cadde pesantemente a terra, il sangue che fuoriu-
sciva dal naso e dalla bocca.
Tehol rimase perfettamente immobile.
Gli Edur avanzarono con cautela, fino a formare un cerchio attorno a
Tehol e alla donna ormai morta. Uno di loro controll la guardia, girando
il corpo con un piede. Anche l'uomo era morto.
Nella lingua mercantile, uno dei Tiste Edur disse: L'hai uccisa.
Tehol scosse la testa. No. Quando l'ho vista era gi ferita. Io volevo...
volevo aiutarla... mi dispiace.
Il guerriero sogghign, poi disse al giovane Edur che gli stava a fianco:
Midik, controlla se questo Letherii  armato.
Il tizio di nome Midik si avvicin a Tehol e lo perquis, sbuffando. In-
dossa solo dei vecchi stracci, Theradas. Non potrebbe nascondere nulla.
Un terzo guerriero bofonchi: Ha ucciso Mayen. Dobbiamo riportar-
lo....
No, ringhi Theradas, sguainando la spada e spingendo Midik da par-
te, per avvicinarsi a Tehol. Guardalo! grugn. Guarda l'insolenza nei
suoi occhi.
Non sei tanto bravo a leggere l'espressione degli occhi di un Letherii,
afferm Tehol con profonda tristezza.
Peggio per te.
Gi, replic Tehol. Immagino...
Theradas lo colp con il pugno guantato. - La testa di Tehol sbatt all'in-
dietro e il naso si ruppe con un rumore sordo. Tehol si pieg, coprendosi il
viso con entrambe le mani, e venne raggiunto da un potente calcio che lo
colp allo stinco destro, spezzandogli la gamba. Cadde a terra. Sent un
tacco che gli premeva sul petto e le costole che andavano in frantumi.
E una gragnola di calci e pugni lo colpirono dappertutto. Un piede si
conficc nella guancia sinistra, spezzandogli lo zigomo e facendogli e-
splodere l'occhio. Sent il cervello in fiamme, e subito dopo su di lui cad-
dero le tenebre.
Un altro calcio gli luss la spalla sinistra.
L'ennesima pedata gli frantum il gomito sinistro. Mentre i calci sempre
pi violenti gli perforavano lo stomaco, cerc di raggomitolarsi con le gi-
nocchia al petto, ma qualcuno decise di rompergli anche quelle. Avvert
una specie di esplosione nelle viscere e sent il fluido vitale che gli usciva
dal corpo.
Poi un tacco gli cal pesantemente al lato della testa.
Hull Beddict si stava avvicinando. Era sulla strada, a una cinquantina di
passi. Vide un gruppo di Tiste Edur e si rese subito conto che stavano uc-
cidendo qualcuno a calci e pugni. Con lo stomaco improvvisamente in
subbuglio, acceler il passo. C'erano un paio di cadaveri, all'esterno del
cerchio. Un soldato vestito da guardia del palazzo, con un pezzo di lancia
che gli usciva dal corpo. E poi... una donna Edur.
Oh, per l'Errante, che cosa  successo?
Inizi a correre...
... e si vide sbarrare la strada.
Un Nerek e subito dopo Hull Beddict lo riconobbe. Uno dei servi di Bu-
ruk il Pallido.
Aggrottando le sopracciglia, chiedendosi come fosse giunto fin l, Hull
fece per oltrepassare l'uomo, che subito gli blocc il passaggio.
Ma che cosa succede?
Sei stato giudicato, Hull Beddict, disse il Nerek. Mi dispiace.
Giudicato? Ti prego, devo...
Hai scelto di camminare a fianco dell'imperatore dei Tiste Edur, con-
tinu il Nerek. Hai scelto... di tradire.
La fine di Lether, s, e allora? Questo dannato regno non distrugger
pi gente come i Nerek e i Tarthenal...
Noi pensavamo di conoscere il tuo cuore, Hull Beddict, ma ora ci ren-
diamo conto che  diventato nero.  stato avvelenato, perch nelle tue pa-
role non c' traccia di perdono.
Perdono? Spinse da parte il Nerek. Stanno picchiando qualcuno. E lo
stanno picchiando a morte.
Da dietro spuntarono due coltelli che lo colpirono alla schiena, esatta-
mente sotto le spalle, con un'angolazione verso l'alto.
Inarcando la schiena per la sorpresa, Hull Beddict fiss il Nerek che gli
si parava innanzi e vide che il ragazzo stava piangendo. Che cosa? Per-
ch...
Si lasci cadere sulle ginocchia, sentendosi pervadere da una profonda
stanchezza, e tutti i suoi pensieri - le emozioni e i desideri che lo avevano
ossessionato per anni e anni - divennero sempre pi deboli e remoti, tra-
sformandosi in una nebbia grigia e pacata. La nebbia si fece sempre pi fit-
ta e il gelo strinse i muscoli in una morsa. E... ... cos...
Hull Beddict cadde con il viso in avanti, ma non sent neppure l'impatto
del suo corpo contro l'acciottolato.
Basta. Vi prego.
Il Tiste Edur si volt giusto in tempo per vedere un Letherii spuntare dal
suo nascondiglio, all'angolo del deposito. L'uomo che fece capolino era un
tipo qualunque, leggermente zoppicante. Parl nella lingua mercantile:
Non ha mai fatto del male a nessuno. Non uccidetelo, vi prego. Io ho vi-
sto tutto.
Visto che cosa? chiese Theradas.
Quella donna, si  pugnalata da sola. Guardate il coltello e ve ne rende-
rete conto voi stessi. Chalas si contorse le mani, con gli occhi fissi sul
corpo di Tehol, immobile e coperto di sangue. Vi prego, non fategli pi
del male.
Devi imparare, sbott Theradas, mostrando i denti. Abbiamo obbedi-
to alle parole del nostro imperatore. Oggi sar un giorno di sofferenza,
vecchio. Adesso lasciaci in pace, se non vuoi fare la stessa fine.
Chalas li lasci di stucco, chinandosi per proteggere Tehol con il suo
corpo, facendogli scudo per quanto gli era possibile.
Midik Buhn scoppi a ridere.
Ricominciarono a piovere calci e pugni, ancora pi violenti di prima, e
nel giro di pochi istanti Chalas perse conoscenza. Una mezza dozzina di
calci separarono il vecchio da Tehol, fino a quando i due uomini si ritrova-
rono distesi fianco a fianco. Con un improvviso gesto di rabbia, Theradas
picchi con forza tremenda il tacco su una testa. Il colpo fu sufficiente per
rompere il cranio e schiacciare il cervello.
In piedi sul lato opposto del ponte, Turudal Brizad sent la magia mali-
gna scivolare su di lui. I soldati barricati sul ponte erano morti pochi istanti
prima a causa della tremenda esplosione e ora sembrava che quella terribi-
le magia stesse per colpire anche il resto della citt. E l'edificio accanto.
Era troppo.
L'Errante cerc di allontanare quel potere selvaggio che scorreva fra gli
edifici, insinuandosi in ogni angolo, oltrepassando le stanze occupate e
procedendo verso il basso, oltre le gallerie nascoste della Corporazione de-
gli Acchiapparatti dove si erano accalcati moltissimi cittadini, e poi ancora
nel fango e nell'acqua argillosa della palude da tempo morta.
Un attimo dopo fu chiaro che il Re Stregone non si era accorto della ma-
nipolazione, e mentre la magia si arrendeva, il condotto velenoso che pro-
veniva dal Dio Storpio venne chiuso nuovamente. Per fortuna, la carne di
Hannan Mosag non avrebbe pi sofferto.
Non che fosse molto importante.
L'Errante osserv un gruppo di Tiste Edur puntare verso la citt, sicura-
mente alla ricerca della donna fuggita dalla loro trib. Ma non ne sarebbe
derivato nulla di buono, e lui lo sapeva bene. C'era in vista un errore ma-
dornale, e lui ne era addolorato.
Sfruttando tutti i suoi sensi, riusc a scorgere un cortile semidistrutto,
con al centro una torre massiccia, e rimase a fissare sgomento una figura
solitaria impegnata in una danza mortale in mezzo a cinque furibondi To-
blakai. Era una scena straordinaria. Una scena che l'Errante non avrebbe
mai dimenticato. Ma sapeva che non sarebbe potuta durare ancora a lungo.
Le cose belle non duravano mai a lungo, ahim.
Strizzando gli occhi, vide che l'imperatore dei Tiste Edur stava guidando
i suoi uomini attraverso il ponte. Sulla strada verso l'Eterno Domicilio.
Turudal Brizad si mise nuovamente in marcia.
L'Eterno Domicilio, un insieme di destinazioni, per un'altra serie di tra-
gici eventi. Oggi l'impero  rinato. Nella violenza e nel sangue, come ac-
cade per qualsiasi nascita. E quando questo giorno sar concluso, che co-
sa ci troveremo in grembo? Occhi aperti su questo mondo?
L'Errante inizi a camminare, rimanendo davanti ai Tiste Edur e avver-
tendo dentro di s la barcollante misura del tempo, gli innumerevoli battiti
del cuore che si fondevano per diventare una cosa sola: finalmente non c'e-
ra pi bisogno di spingere, tirare... Non c'era pi bisogno di nulla. A quel
punto poteva solo essere testimone.
Almeno cos sperava.
Seduto a gambe incrociate in mezzo alla strada, il solitario Alto Mago
della Guardia Cremisi presente nella citt distrutta, Corlo Orothos, un tem-
po di Unta nei giorni precedenti all'impero, chin la testa all'udire pesanti
passi avvicinarsi. Si arrischi ad aprire gli occhi e alz una mano giusto in
tempo per bloccare il nuovo arrivato.
Salve, mezzosangue, disse. Sei venuto ad adorare i tuoi dei?
La gigantesca figura abbass gli occhi su Corlo.  troppo tardi? chie-
se.
No, sono ancora vivi. C' solo un uomo contro di loro, ma credo non
ancora per molto. Sto facendo tutto quello che posso, ma non  facile con-
fondere gli dei.
Il mezzosangue Tarthenal lo guard accigliato. Sai perch preghiamo i
Seregahl?
Che strana domanda. Per guadagnarvi i loro favori?
No, rispose Ublala. Preghiamo perch stiano lontani. E adesso sono
arrivati, aggiunse, e non  un bene.
Che cosa intendi fare a tale proposito?
Ublala lanci un'occhiata furtiva a Corlo, senza dire nulla.
Dopo un attimo, l'Alto Mago annu. Allora procedi.
Corlo osserv la gigantesca figura arrancare faticosamente verso il can-
cello. Una volta entrata, si ferm accanto a un albero, spezzando con la
mano un ramo grosso come la coscia di Corlo. Tenendolo stretto con en-
trambe le mani, il mezzosangue procedette verso il cortile.
Lo stava lacerando mentre lottava con tutte le sue forze per liberarsi del-
la gabbia del suo corpo, i muscoli che sembravano sul punto di esplodere.
Nel loro viaggio attraverso Letheras, si erano lasciati alle spalle una scia di
almeno trenta Soletaken morti. E sei Tiste Edur giunti dal porto e deside-
rosi di combattere.
Avevano subito delle ferite. No, si corresse ci che rimaneva di Udinaas,
io ho subito delle ferite. Io dovrei essere morto. Mi hanno fatto a pezzi.
Lacerato, distrutto, dilaniato. Ma quel dannato Wyval non si arrender.
Ha ancora bisogno di me... ancora per un po'.
Attraverso una nebbiolina rossastra, la vecchia Torre dell'Azath e il suo
cortile iniziarono a prendere forma, e un'ondata di impazienza proveniente
dal Wyval lo pervase.
Il padrone aveva bisogno d'aiuto. Non tutto era perduto.
Con movimenti lenti e confusi, Udinaas oltrepass lo strano uomo sedu-
to a gambe incrociate nella strada e non gli sfugg il lampo di sorpresa nei
suoi occhi. Nel giro di pochi secondi, varc il cancello.
Entr nel cortile.
Giusto in tempo per vedere un mezzosangue mortale Tarthenal precipi-
tarsi nel bel mezzo di una mischia, dove un solo uomo armato di spada era
circondato dagli dei Toblakai, ed era sul punto di cadere sotto una gragno-
la di colpi.
Li super tutti.
Verso il tumulo del Padrone. La terra che ribolliva ed emetteva vapore.
Si gett in avanti con un urlo lacerante nella bollente oscurit, sempre pi
gi, graffiando e artigliando e liberandosi della carne mortale - il corpo che
il Wyval aveva utilizzato per cos tanto tempo, il corpo dentro il quale si
era nascosto - per poi arrampicarsi faticosamente, finalmente libero, con
gli artigli conficcati nel terreno...
La piccola Kettle strill quando la creatura alata e grande come un bue le
pass accanto di corsa, su quattro zampe. Un tonfo sordo, con l'acqua che
spruzzava dappertutto, e poi qualcosa che cadeva nella pozza in ebollizio-
ne. Tanta schiuma, una coda rosso porpora che scivolava per poi scompari-
re nel vorticoso turbine.
Kettle ud un rumore sordo alle sue spalle e si gir di scatto sul fango
scivoloso, tenendo ben strette nelle mani le due spade...
... vide un corpo fatto a pezzi, era quello di un uomo, a faccia in gi. Le
estremit martoriate delle lunghe ossa sporgevano da gambe e braccia,
mentre il sangue fluiva lentamente dalle vene rotte. Sopra di lui, si mate-
rializz uno spettro, simile a un'ombra giunta per compensare quel corpo
contorto. Un volto spettrale fiss Kettle e parl con voce stridente.
Bambina, abbiamo bisogno del tuo aiuto.
Lei si guard alle spalle: la superficie dell'acqua era tornata calma. Oh,
che cosa volete che faccia? Sta andando tutto male...
Non cos male come potresti pensare. Questo uomo, questo Letherii.
Aiutalo, sta morendo. Non posso tenerlo ancora per molto. Sta morendo
ma non merita di morire.
Lei gli si avvicin. Che cosa posso fare?
Il sangue che hai dentro, bambina. Bastano una o due gocce, non di
pi. Il sangue, bambina, che ti ha riportato in vita. Ti prego...
Tu sei un fantasma. Perch vuoi che faccia una cosa simile per lui e
non per te?
Gli occhi fiammeggianti dello spettro si strinsero a fessura mentre la
studiava. Non tentarmi.
Kettle abbass lo sguardo sulle spade che aveva in mano. Poi ne appog-
gi una a terra e mise la mano libera sulla lama affilata dell'altra. Premette
leggermente il palmo contro la lama, poi sollev la mano per controllare il
risultato. Una lunga linea di sangue, un taglio profondo e perfetto. Oh,
com' affilata!
Ecco, giralo sulla schiena. E appoggia la tua mano ferita sul suo pet-
to.
Kettle si avvicin.
..     ..     .. 
Un colpo gli aveva spezzato il braccio sinistro e Iron Bars inizi a bar-
collare compiendo una specie di serpentina fra i Seregahl che urlavano
rabbiosamente, mentre il dolore gli lacerava la mente. Mezzo accecato,
prese a brandire la spada spuntata seguendo il puro istinto, affrontando un
colpo dopo l'altro: aveva assolutamente bisogno di un attimo di respiro,
pochi secondi per riprendere fiato e alleviare un po' il dolore.
Ma ormai aveva esaurito il tempo a sua disposizione. Un altro colpo an-
d a segno, con la strana spada di legno che scivolava dal fianco sinistro
come fosse stata ricoperta di ghiaccio. Alz lo sguardo annebbiato dal su-
dore e vide il Seregahl con un occhio solo che troneggiava sopra di lui,
scoprendo i denti in segno di trionfo.
All'improvviso, un ramo colp il dio alla tempia sinistra, con tale forza
da far rimbalzare la testa contro l'altra spalla. Il ghigno si paralizz e il To-
blakai inizi a barcollare. Venne colpito una seconda volta, questa volta da
dietro, proprio al centro del cranio, e dal bastone si staccarono mille
schegge. Il dio si pieg in avanti e si ritrov con un ginocchio conficcato
nell'inguine, mentre gli avambracci gli colpivano la schiena spingendolo
sempre pi in basso. A un tratto, il ginocchio si alz e lo colp in pieno
volto.
A quel punto, come ebbe modo di notare Iron Bars, il ghigno era defini-
tivamente scomparso.
Il Dichiarato rotol di lato un attimo prima che il Toblakai gli piombasse
addosso. Continu a rotolare, poi si alz in piedi traballando, in modo da
potersi girare. Senza pensare al dolore atroce che gli attanagliava la gamba,
si raddrizz. Per affrontare ancora una volta il Seregahl.
A quanto sembrava, stavano combattendo contro uno della loro stessa
gente: un Tarthenal mortale, che aveva stretto le sue enormi braccia attor-
no a uno degli dei, cogliendolo di sorpresa alle spalle e impedendogli qual-
siasi movimento. Gli altri tre dei erano indietreggiati, come in preda alla
confusione, e tutto sembr paralizzarsi.
Due istanti, tre istanti.
Il velo che copriva gli occhi del Dichiarato scomparve e nelle sue mem-
bra esauste torn a pulsare un guizzo di energia. Il dolore sembrava un ri-
cordo lontano.
Quel Tarthenal mortale era a un passo dalla morte, mentre gli altri tre
presero a muoversi e ad avanzare.
Iron Bars si precipit per intercettarli.
La ruota stava girando.
Due sagome raggomitolate in strada. I Tiste Edur ancora in giro, ancora
impegnati a prendere a calci e a frantumare ossa. Una pedata micidiale e
un cervello spappolato sul selciato.
Bugg procedette barcollando, con il volto contratto in una smorfia di do-
lore prima e di rabbia poi.
Un ruggito.
Alcune teste si voltarono.
E il servo lasci andare ci che era rimasto nascosto e quiescente dentro
di lui per cos tanto tempo.
Quattordici Tiste Edur alzarono le braccia per tapparsi le orecchie, ma
non riuscirono neppure a completare il gesto. Tredici di loro implosero,
come se fossero stati sottoposti a un'insopportabile pressione, con orribili
contrazioni e il sangue e i fluidi corporei che zampillavano, mentre i crani
si disintegravano all'interno.
Pochi istanti dopo l'implosione, ecco una vera e propria esplosione. Pez-
zi di carne sanguinolenta che andarono a imbrattare il muro del deposito e
la strada adiacente.
Il quattordicesimo Tiste Edur, quello che aveva appena schiacciato una
testa sotto i piedi, si ritrov sollevato in aria. Prese a contorcersi convul-
samente, con gli occhi fuori dalle orbite e gli escrementi che gli colavano
lungo le gambe.
Bugg si fece avanti.
Prosegu fino a trovarsi di fronte a Theradas Buhn degli Hiroth. Fiss il
guerriero, la sua faccia tumefatta e gli occhi agonizzanti.
Tremando, Bugg disse: Ti sto mandando a casa... ma non a casa tua. A
casa mia. Un gesto, e il Tiste Edur scomparve.
Nel canale di Bugg, lontano, e poi gi, sempre pi gi.
Nell'oscurit insondabile, dove il portale si apr ancora una volta, sca-
gliando Theradas Buhn nell'acqua scura e ghiacciata.
Dove la pressione, enorme e innegabile, lo accolse nel suo abbraccio.
Fatale.
Bugg smise lentamente di tremare. Sapeva bene che il suo ruggito non
era passato inosservato. Dall'altra parte del mondo, l'avevano sicuramente
sentito. E le teste si erano voltate di scatto. I cuori immortali avevano acce-
lerato.
Non importa, mormor.
Poi prosegu, inginocchiandosi accanto ai corpi immobili.
Prese fra le braccia uno di quei corpi.
Si alz. E se ne and.
L'Eterno Domicilio. Un nome decisamente ricercato e pomposo, forse
strettamente connesso all'arroganza dei Letherii e alla loro credenza nel-
l'immutabilit del destino. Accampavano diritti su tutto: sulla propriet, su
quello che percepivano come giusto, sulla loro imbarazzante arroganza,
come potessero contare sull'appoggio di un migliaio di dei, pronti a elargi-
re doni ai prescelti.
Trull Sengar si chiese che cosa potesse alimentare tutte quelle certezze.
Che cosa poteva rendere un popolo cos pieno di rettitudine e intransigen-
za? Forse l'unica cosa che serve...  il potere. Una nube di veleno riempiva
l'aria, insinuandosi nei pori di ogni uomo, donna o bambino. Un veleno
che distorceva il passato per meglio adattarsi alle usanze del presente, get-
tando luce a sua volta su un inevitabile e retto futuro. Un veleno grazie al
quale le persone intelligenti non avrebbero fatto caso alle orribili verit de-
gli errori di giudizio passati, agli orrendi, brutali disastri che avevano mac-
chiato di sangue le mani dei loro antenati. Un veleno che rafforzava la stu-
pidit delle dubbie tradizioni e causava miseria e sofferenza a innumerevo-
li vittime.
Il potere, quindi. Quello stesso potere che stiamo per ottenere. Sorelle,
abbiate piet del nostro popolo.
L'imperatore dei Tiste Edur era fermo davanti al maestoso ingresso del-
l'Eterno Domicilio. Nella scintillante mano destra reggeva la spada varie-
gata. Le spalle coperte dalla pelle d'orso impolverata risultavano incredi-
bilmente massicce per il peso dell'oro. Sangue ormai rappreso gli mac-
chiava la schiena, provocando strani disegni simili a una mappa, come se
volesse ridisegnare il mondo. I capelli, lunghi e arruffati, erano appesantiti
dalla sporcizia.
Trull era dietro di lui e pertanto non poteva vedere gli occhi del fratello.
Ma sapeva che se avesse potuto osservarli in quel momento, vi avrebbe
letto il destino tanto temuto, avrebbe visto il veleno che scorreva libera-
mente, e avrebbe visto la follia prodotta dal tradimento.
Ci sarebbe voluto poco, lo sapeva. Sarebbe bastata la stretta della mano
di uno schiavo dagli occhi tristi per rimettere in piedi Rhulad e ricondurlo
alla ragione. Sarebbe bastato quello, nient'altro.
Rhulad si volt per affrontarli. Le porte sono aperte.
Hannan Mosag disse: C' qualcuno che aspetta all'interno, sire. Io av-
verto... qualcosa.
Che cosa ci stai chiedendo, Re Stregone?
Permettete a me e ai miei K'risnan di entrare per primi, per vedere che
cosa ci aspetta. Nel corridoio...
Gli occhi di Rhulad si strinsero a fessura, poi l'imperatore fece cenno di
proseguire e aggiunse: Fear, Trull, Binadas, venite con noi. Saremo subi-
to dietro di loro.
Hannan Mosag si pose alla guida, seguito dai K'risnan e dagli schiavi
che si trascinavano due grossi sacchi, poi Rhulad e i suoi fratelli. E quasi
in processione, si diressero verso le porte dell'Eterno Domicilio.
Di guardia appena fuori dall'ingresso della sala del trono, Brys Beddict
vide qualcosa muoversi lungo il corridoio dove si trovava la forma immo-
bile del Ceda. Il Campione afferr la spada, poi lasci cadere la mano non
appena il Primo Consorte, Turudal Brizad, emerse dall'oscurit, avvicinan-
dosi con aria indifferente e la calma dipinta sul viso.
Non mi aspettavo di rivedervi di nuovo, Primo Consorte, disse Brys a
bassa voce.
Turudal alz gli occhi per osservare la sala del trono alle spalle di Brys.
Chi state aspettando, Campione?
Il re, la sua concubina. Il Primo Eunuco e il Cancelliere. E sei delle mie
guardie.
Turudal annu. Bene, non dovremo attendere ancora per molto. I Tiste
Edur sono proprio dietro di me.
Che cosa succede in citt?
Ci sono stati aspri scontri, Brys Beddict. I fedeli soldati giacciono sen-
za vita per le strade. Fra di loro, Moroch Nevath.
E Gerun Eberict? Che ne  stato di lui?
Turudal chin il capo, poi assunse un'aria corrucciata. Sta inseguendo...
una donna.
Brys studi l'uomo. Chi siete, Turudal Brizad?
I due si fissarono negli occhi. Oggi, un testimone. Dopo tutto siamo ar-
rivati al giorno della Settima Chiusura. Una fine, ma anche un inizio...
Brys alz una mano per zittire l'uomo, poi fece un passo oltre di lui. Il
Ceda si stava muovendo. Poi si alz in piedi, si sistem gli abiti spiegazza-
ti, port le lenti all'altezza del viso e le sistem.
Turudal Brizad si volt per raggiungere Brys. Ah, certo.
Dalle porte pi lontane, ora aperte, erano apparse le sagome di un grup-
po di uomini particolarmente alti.
Il Ceda...
Ha fatto un ottimo lavoro, finora...
Brys lanci un'occhiata sconcertata al Primo Consorte. Che cosa inten-
dete dire? Non ha fatto... nulla!
L'altro lo fiss, la fronte aggrottata. No? Ha annientato il dio del mare,
il demone incatenato da Hannan Mosag. E sono giorni che si sta preparan-
do per questo grande momento. Vedete dove si  messo? Vedete la matto-
nella che ha dipinto sotto di s? Una mattonella dalla quale tutti i poteri
della Cedance passeranno nelle sue mani.
L'oscurit nel corridoio svan, sostituita da una luce bianca e luminosa
che si diffuse nell'aria polverosa. La luce rivel la fila di Tiste Edur posti
di fronte al Ceda, a meno di quindici passi di distanza.
Fu l'Edur al centro della fila a parlare per primo: Ceda Kuru Qan, il re-
gno che hai servito  caduto. Fatti da parte. L'imperatore  venuto per re-
clamare il suo regno.
Caduto? La voce del Ceda risuon debole, quasi tremolante. Impor-
tante? Ma nemmeno per sogno. Ti vedo, Hannan Mosag, tu e i tuoi K'ri-
snan. Sento che state evocando i vostri poteri. Ma perch il vostro folle
imperatore possa reclamare il trono di Lether, dovrete passare sul mio cor-
po!
 del tutto inutile, vecchio, sbott Hannan Mosag. Sei solo. Tutti i
tuoi maghi sono morti. E poi guardati. Sei mezzo cieco, fai fatica a reggerti
in piedi...
Cerca il demone che hai incatenato nel mare, Re Stregone.
Da quella distanza, Trull non riusciva a cogliere l'espressione di Hannan
Mosag, ma c'era una grande rabbia nella sua voce. Hai fatto questo?
I Letherii sono molto abili nell'usare l'avidit per disseminare trappo-
le, afferm Kuru Qan. Non avrai il potere del demone n oggi n mai.
Per questo, ringhi il Re Stregone, tu....
La nebbia bianca esplose, facendo tremare muri e soffitti. E il tuono che
ne scatur colp i maghi dei Tiste Edur.
A una decina di passi dietro Hannan Mosag e i suoi K'risnan, Trull Sen-
gar si mise a urlare, schivando per un soffio la terribile onda d'urto. Ud le
grida affievolirsi, poi vide un corpo scivolare sul pavimento lucido e an-
dargli a sbattere violentemente contro i piedi, facendolo cadere a terra...
Si ritrov a fissare un K'risnan, irriconoscibile a causa delle ustioni ri-
portate per lo scoppio, una bava nerastra che gli colava dalle ossa spezzate.
Appoggiandosi sulle mani e sulle ginocchia, Trull alz lo sguardo.
Erano rimasti in piedi solo due Edur, alle prese con i rabbiosi sortilegi
del Ceda. Hannan Mosag e Binadas. Tutti gli altri K'risnan erano morti,
come pure i quattro schiavi che si erano rannicchiati dietro i due sacchi.
Trull vide Binadas gettarsi a terra, come se fosse stato colpito da mille
lame di luce. Fiotti di sangue schizzarono ovunque.
Poi Fear si lanci in avanti, scivolando sulle mattonelle frantumate or-
mai fuori dalla portata del fratello. Con le mani strette attorno a un polso e
una caviglia, Fear inizi a tirare Binadas, per allontanarlo dall'esplosione.
Hannan Mosag url rabbioso. Grigi viticci spuntarono dal suolo, andan-
do ad avvilupparsi intorno ai violenti granelli di fuoco. Una sorda detona-
zione...
Poi cal nuovamente l'oscurit, che cedette lentamente il passo al buio
pi completo.
Ora Hannan Mosag era solo davanti al Ceda.
Un istante...
Kuru Qan colp un'altra volta, un attimo prima che Hannan Mosag sfer-
rasse il suo attacco. I due poteri si scontrarono a pochi passi dal Re Stre-
gone...
... e Trull vide Hannan Mosag barcollare, ricoperto di sangue, con le
mani protese verso l'alto, quasi a voler afferrare qualcosa. La mano sinistra
fin contro uno dei sacchi e lo strinse con forza. L'altra mano trov il se-
condo sacco e fece altrettanto. Il Re Stregone ritrov l'equilibrio, poi si
prepar nuovamente per l'attacco.
La magia operata dal Ceda aveva fatto contorcere le pareti di marmo,
che iniziarono a trasudare un liquido biancastro. Il soffitto aveva ceduto e
l'intonaco si stava staccando, rivelando una superficie liscia e appiccicosa.
Brys era rimasto a guardare sbigottito quella magia che aveva spazzato via
tutti gli incantesimi di difesa lanciati dai K'risnan. Aveva spazzato via tutto
in un attimo, li aveva raggiunti e distrutti.
E stava colpendo Hannan Mosag, avvicinandosi sempre pi.
All'improvviso giunse la risposta del Re Stregone, e la pressione all'in-
terno del corridoio spinse Brys e Turudal indietro di un passo, poi due.
Tutt'a un tratto, i due poteri in lotta si annientarono a vicenda in un lam-
po, mentre il fragore della detonazione produsse profonde fessure nel pa-
vimento, facendo volare le mattonelle in aria: finirono dappertutto, tranne
che nei punti in cui si ergevano i due stregoni.
Silenzio di tomba.
Su entrambi i lati, le colonne di marmo stavano bruciando, fondendosi
dall'alto come altrettante, enormi candele. In alto, il soffitto emise un ru-
more sordo, come se fosse sul punto di crollare.
E adesso, mormor Turudal Brizad con voce rauca, vedremo fino a
che punto arriva la disperazione di Hannan Mosag....
Le magie ripresero energia con un ruggito e Brys vide il Re Stregone
barcollare.
Il Ceda Kuru Qan, il piccolo uomo antico, era rimasto illeso e la magia
che emanava, ondata dopo ondata, parve a Brys quella di un dio.
Il Re Stregone non sarebbe sopravvissuto a tanto. E una volta caduto,
quella magia antica e primordiale avrebbe spazzato via tutto, trascinando
con s l'imperatore e la sua gente, divorando tutto e tutti. All'esterno, in
citt. Un intero popolo, i Tiste Edur, sarebbe stato distrutto. Brys avvertiva
la fame, lo sdegno, il freddo desiderio di vendetta di quella magia: era
quello il potere dei Letherii, la Cedance, la voce del destino, una cosa ter-
ribile al di l di ogni comprensione...
Trull vide il Re Stregone ritrovare l'equilibrio, le mani aggrappate ai
sacchi, e il potere fluire da essi fino alle sue braccia, mentre lui si accinge-
va lentamente a respingere l'attacco del Ceda.
Quelle braccia contorte si trasformarono in orrende appendici deformi. Il
tronco di Hannan Mosag inizi a piegarsi, la spina dorsale a incurvarsi, a
contorcersi come un serpente su pietre roventi, nuovi muscoli apparvero e
grappoli di ossa spinsero contro la pelle. Il Re Stregone lanci un grido
quando il potere gli torn a fluire nel corpo.
Un'onda grigia si lev, colpendo il fuoco bianco e spingendosi sempre
pi in profondit, fino a riempire la met del lungo corridoio con le alte
colonne e poi chiudersi sul Ceda, che se ne stava immobile, a testa alta, le
strane lenti che gli brillavano davanti agli occhi. Se ne stava l, come se
volesse studiare la bufera che stava per ghermirlo.
Brys, inorridito, fissava la scena, mentre la magia degli Edur si avvici-
nava sempre pi al Ceda, torreggiando sul piccolo uomo. Vide una colon-
na divenire porosa per poi sbriciolarsi e polverizzarsi. Una parte del soffit-
to croll fragorosamente per poi svanire in una nuvola di polvere.
Kuru Qan stava osservando la parete che incombeva su di lui.
Brys lo vide piegare la testa, con un gesto appena percettibile.
Un nuovo scoppio di fuoco bianco, che si allarg all'esterno, da dove si
rialz per accanirsi con rabbia contro il muro grigio.
Riusc a produrre qualche fessura, strappando via enormi pezzi di parete
da issare come altrettante vele verso il soffitto ormai distrutto.
Brys ud le grida del Re Stregone quando le fiamme bianche presero a
ruggire verso di lui.
Trull si sent afferrare per i piedi. Si volt e fiss il volto di Fear. Suo
fratello stava urlando qualcosa...
... ma il Re Stregone stava crollando. Stava cedendo di fronte alla vio-
lenza dell'attacco. L'energia che aveva attinto da ci che si nascondeva nei
sacchi si stava esaurendo. Non era sufficiente per contrastare il Ceda. Il Re
Stregone stava per morire, e con lui, tutti noi...
Trull! Fear lo stratton. Lungo la parete, grid indicando il muro.
L, sul bordo inferiore. Un lancio...
Un lancio? Trull fiss la lancia che stringeva fra le mani, il Legnonero
che scintillava di perle di sudore rosso.
Dall'oscurit, Trull, dietro quel pilastro! Dall'oscurit, Trull!
Era inutile. Peggio ancora: non aveva nessuna intenzione di provarci. E
se ce l'avesse fatta? Che cosa avrebbe vinto?
Trull! Fallo o moriremo tutti! Nostra madre, nostro padre, Mayen, il
suo bambino! Tutti i figli degli Edur!
Trull fiss Fear negli occhi e non riconobbe quello che vide. Suo fratello
lo stratton di nuovo e poi lo spinse lungo il muro, verso l'onda calda di
magia che aveva colpito Hannan Mosag, e dietro una friabile colonna che
un tempo era stata di solido marmo.
Nelle gelida oscurit. Un'oscurit assurdamente gelida. Trull incespic
in avanti, spinto dal fratello. Era stato trascinato contro una parete ondulata
e contorta, dalla quale riusciva a intravedere il Ceda. Era a meno di sette
passi di distanza. Il mago teneva la testa rivolta verso l'alto, pronto ad am-
mirare il suo assalto al Re Stregone, che ormai opponeva solo una debole
resistenza.
Gli occhi di Trull si riempirono di lacrime. Non voleva farlo. Ma ci uc-
cideranno tutti. Ognuno di noi, senza lasciare in vita un solo Tiste Edur.
Lo so bene. Lo so nel pi profondo del mio cuore. Ci porteranno via le no-
stre terre e le nostre ricchezze. Spargeranno il sale sulle nostre tombe. Ci
spediranno nei mondi dimenticati dalla storia... Lo so...
Alz la lancia, bilanciandola bene nella mano destra. Si blocc per un i-
stante, trattenendo il fiato, poi fece due lunghi passi con il braccio teso in
avanti e la lancia part diritta e precisa.
Il Ceda venne colpito a un fianco, poco sopra la costola sinistra. La forza
impressa dal braccio di Trull fece conficcare la lancia in profondit.
Il Ceda sussult per effetto dell'impatto, la gamba sinistra cedette e lui
cadde, lontano dalla mattonella dipinta...
... che improvvisamente and in mille pezzi.
Il fuoco bianco svan e l'oscurit ricopr ogni cosa.
..    ..     .. 
Tramortito, Brys si mosse in avanti...
... ma venne fermato dalla mano di Turudal Brizad. No, Campione. Se
n' andato.
Il Ceda. Kuru Qan. Il mio amico...
Kettle era seduta nel fango e fissava il volto dell'uomo. Aveva il viso
gentile, soprattutto adesso che aveva gli occhi chiusi nel sonno. Le cicatri-
ci stavano sparendo da quel corpo magro e abbronzato. Era stato il suo
sangue a compiere quel miracolo. Una volta era morta e adesso aveva rida-
to la vita.
Sei strana, mormor lo spettro, raggomitolato nell'acqua.
Mi chiamo Kettle.
Una risata simile a un ghigno. E che cosa si agita dentro di te?
Tu non sei solo un fantasma, disse la bambina.
Esatto, ribatt l'altro divertito. Sono Wither. Un bel nome, non trovi?
Tanto, tanto tempo fa ero Tiste Andii. Sono stato ucciso, con tutta la mia
stirpe. Be', quelli che erano sopravvissuti alla battaglia.
Perch sei venuto qui, Wither?
Aspetto il mio signore, Kettle. Lo spettro si alz improvvisamente in
piedi. Kettle non pensava che potesse essere cos alto. E ora... sta arri-
vando.
Ci fu un rimescolio nell'acqua limacciosa, poi apparve una figura schele-
trica, con la pelle cadaverica e i lunghi capelli bianchi incollati alla faccia
magrissima. La figura inizi a trascinarsi faticosamente verso la riva, tos-
sendo e annaspando.
Le spade, mormor ansimando.
Kettle gli corse incontro e gli allung le spade nelle mani dalle lunghe
dita. Lui le us con la punta rivolta verso il basso per aiutarsi a mettersi in
piedi. Kettle not che era molto alto, addirittura pi alto dello spettro. E
aveva gli occhi rossi e gelidi, incredibilmente gelidi. Hai detto che ci a-
vresti aiutato, disse la bambina, tremando davanti al suo sguardo.
Aiutarvi?
Lo spettro si inginocchi davanti al suo signore. Silchas Ruin, un tem-
po io ero Killanthir, Terzo Alto Mago della Sesta Schiera...
Mi ricordo di te, Killanthir.
Mi sono scelto il nuovo nome di Wither, mio signore.
Come preferisci.
Lo spettro alz gli occhi. Dov' il Wyval?
Temo che non sopravvivr, ma la sta tenendo occupata. Una nobile be-
stia.
Vi prego, piagnucol Kettle, sono l fuori. Vogliono uccidermi.
Avete promesso....
Mio signore, prosegu Wither, vorrei aiutare il Wyval. Forse insieme
riusciremo a trascinarla nelle profondit. E magari anche a legarla di nuo-
vo. Se solo mi darete il permesso....
Silchas Ruin rimase in silenzio per un attimo, gli occhi sullo spettro in-
ginocchiato. Poi disse: Come vuoi.
Wither chin il capo, lanci una breve occhiata a Kettle e mormor:
Lascia il Letherii a me. Non si sveglier per molto tempo. Poi lo spettro
si inabiss nelle acque vorticose.
Silchas Ruin trasse un profondo respiro e guard per la prima volta le
spade che aveva in mano. Che strane! Eppure sento che il mortale ha fatto
la scelta giusta. Bambina, seguimi. La guard, poi annu.  giunto il
momento di mantenere la mia promessa.
Corlo non aveva la bench minima idea di che cosa sarebbe successo.
Un Dichiarato poteva anche morire, se sufficientemente danneggiato. Pi
che altro era una questione di volont, come per tutte le altre cose. Cono-
sceva Iron Bars da molto tempo, anche se da meno tempo rispetto ad altri
Dichiarati. Secondo lui, tuttavia, in quanto a volont di ferro non c'era nes-
sun altro in grado di competere con Iron Bars.
L'Alto Mago era esausto, stravolto. Non sarebbe pi riuscito a tenere a
bada i quattro dei rimasti, anche se per fortuna uno di loro era abbastanza
nei guai, con un Tarthenal impazzito che sembrava riuscire in un'impresa
impossibile: risucchiargli la vita.
Era stato picchiato, pi e pi volte, eppure non sembrava voler mollare il
suo abbraccio mortale. Iron Bars aveva combattuto in modo impeccabile,
distraendo ripetutamente i tre dei rimasti, in modo tale da mantenere in vi-
ta il Tarthenal, ma il Dichiarato era ridotto quasi allo stremo. Corlo non
aveva mai assistito a un combattimento simile, non aveva mai visto con i
suoi occhi la straordinaria abilit di questo Dichiarato. Le Guardie che lo
conoscevano, sostenevano che il suo valore fosse paragonabile a quello di
Skinner. A questo punto, Corlo non poteva che essere d'accordo.
Ebbe solo un leggero sussulto quando i due cadaveri gli passarono ac-
canto, diretti verso il portone. Uno di loro brancolava con gli artigli in aria
ed emetteva un sibilo.
Si fermarono davanti all'ingresso che dava sul cortile e lui ud chiara-
mente la donna imprecare con ammirevole inventiva e poi sbottare: Non
so proprio come faremo ad aiutarli. Oh, Ublala, sei proprio uno stupido e
un idiota!.
L'altro rispose: Dobbiamo attaccare, Shurq Elalle. Ho le zanne e gli ar-
tigli.
Bene, allora andiamo.
Shurq Elalle? Il capitano della nave sulla quale ci siamo arruolati? La
nostra... datrice di lavoro? Corlo mosse le gambe indolenzite, rimaste a
lungo incrociate, e si iss in piedi, gemendo per il dolore. Ehi, tu...
Shurq Elalle, rimasta sola, si volt lentamente. Dici a me?
Corlo arranc zoppicando verso di lei. Sono Corlo, signora. Guardia
Cremisi. Ci siamo arruolati con voi...
Ci siamo...?
S, quello che sta aiutando il suo grosso e stupido amico.  Iron Bars, il
mio comandante.
Voi dovevate aspettarci a bordo!
Corlo socchiuse gli occhi.
Lei lo guard minacciosa. Il tuo comandante sta per morire.
Lo so... aspettate... Le pass accanto. Aspettate, sta per accadere
qualcosa... presto! Corse nel cortile, seguito da Shurq Elalle.
Il Toblakai cedette sotto la presa del Tarthenal e Iron Bars ud le costole
che si rompevano, un attimo prima che uno degli dei oltrepassasse il Di-
chiarato e picchiasse con forza il lato della spada di legno sulla testa del
Tarthenal. Il gigante incespic, trascinando con s nella caduta il dio ormai
morto che teneva fra le braccia.
Stupito, il Tarthenal cerc di liberarsi dal cadavere.
Con le poche forze rimaste, Iron Bars fece un salto per mettersi sopra di
lui, giusto in tempo per schivare un colpo di spada e rispondere con un
fendente, che costrinse l'avversario a fare un passo indietro.
In mezzo a una nube di vapore, si concretizz una figura alta e pallida,
che reggeva una spada in ciascuna mano.
Il Dichiarato, momentaneamente distratto, non vide neppure la lama che
sfugg alla posizione di guardia e, deviata all'ultimo istante dall'impugnatu-
ra della sua spada, cadde pesantemente sulla sua spalla destra, lacerando
tutto quello che incontr nel suo tragitto. Il tremendo impatto lo fece vola-
re in aria per poi farlo ricadere a terra, con la mano ormai inerte che mol-
lava la presa dell'arma. Ricadde di schiena e rimase a fissare il cielo, oltre i
rami neri e contorti. Il dolore era troppo forte per potersi muovere. E lui
era troppo stanco per preoccuparsene.
In un punto imprecisato alla sua destra ud il rumore di una lotta, poi un
urlo rabbioso che assomigliava tanto a un grido di morte. Un Toblakai a-
vanz barcollando e fu sul punto di cadere addosso a Iron Bars. Il Dichia-
rato spalanc gli occhi nel vedere il sangue che sgorgava copioso dalle due
ferite nel collo del dio e un uomo che gli rosicchiava il polpaccio sinistro,
trascinandolo con i denti e conficcandogli le mani munite di artigli nella
coscia.
Be'... ne aveva viste di cose strane, questo era certo, ma mai una cosa
del genere.
Il suolo trem non appena un altro corpo rovin pesantemente a terra.
Un attimo dopo, si ud il rantolo di un altro moribondo.
Iron Bars, disteso a terra e con lo sguardo rivolto verso il cielo, sent av-
vicinarsi lentamente dei passi. Un'ombra si chin sopra di lui. Il Dichiarato
strizz gli occhi e intravide un volto magro e pallido, con due occhi incre-
dibilmente rossi.
Te la sei cavata discretamente bene, disse lo straniero.
E il mio amico Tarthenal?
Colpito al cranio. Ma star presto bene, perch dubito che ci sia qual-
cosa dentro la sua testa. Una breve pausa, poi prosegu: Che cosa ci fai
ancora l disteso?.
Nuvole di polvere e fumo si levavano dal corridoio buio. Turudal Brizad
aveva trascinato Brys nella sala del trono e il Campione si trovava adesso
nello spazio vuoto davanti alla pedana.
Dal trono alle sue spalle giunse una voce stanca e flebile: Finadd? Il
Ceda....
Brys si limit a scuotere la testa, senza riuscire a parlare, lottando per te-
nere a freno il dolore.
Nel corridoio immerso nell'oscurit regnava un silenzio assoluto. Un si-
lenzio pesante, inquietante.
Brys estrasse lentamente la spada.
Un rumore. Il raschiare di piedi trascinati sulla polvere e, in mezzo alle
macerie, il graffiare della punta di una spada e una serie di strani suoni me-
tallici.
I passi si fermarono.
Poi una moneta. Il rumore della moneta...
... che rotolava lentamente nella sala del trono.
Brys la osserv descrivere una specie di arco lento e pigro sulle matto-
nelle. Era d'oro, sporca di sangue rappreso.
La moneta continu a rotolare, poi si inclin e si ferm.
Dal corridoio provenivano altri rumori e un attimo dopo dall'oscurit
piena di polvere balz fuori una figura massiccia.
Nella sala del trono nessuno os profferire parola quando fece il suo in-
gresso l'imperatore dei Tiste Edur. Tre passi, poi quattro, cinque... fino a
trovarsi quasi al cospetto della spada del Campione. Dietro di lui, un quasi
irriconoscibile Hannan Mosag, piegato, contorto e distrutto. Sulla scia di
Hannan Mosag apparvero altri due guerrieri Edur; il volto teso per l'ango-
scia, si trascinavano dietro due sacchi.
Brys lanci loro una breve occhiata e not la lancia sporca di sangue che
uno dei guerrieri teneva in mano.  quello che ha ucciso il Ceda. Poi rivol-
se la sua attenzione ancora una volta all'imperatore. La spada era troppo
grande per lui. Camminava come se fosse stato molto sofferente. Il volto
tempestato di monete era scosso da numerosi spasmi. I suoi occhi socchiu-
si scintillavano, mentre guardava alle spalle di Brys... verso il trono, e ver-
so il re che vi sedeva sopra.
Hannan Mosag inizi a tossire e cadde in ginocchio. Si ud un rantolo,
poi alcune parole: Re Ezgara Diskanar. Ho qualcosa... da mostrarvi. Un...
regalo. Alz una mano mutilata e fece un gesto alle sue spalle. Per lo
sforzo il corpo venne scosso da un violento tremito.
I due guerrieri si guardarono l'un l'altro, senza sapere che cosa fare.
Il Re Stregone contorse il viso in una smorfia. I sacchi. Apriteli. Mo-
strate al re il loro contenuto. Un altro attacco di tosse, una bolla di schiu-
ma rossastra si form agli angoli della bocca di Hannan Mosag.
I guerrieri si affrettarono a slegare le corde che chiudevano i sacchi e
quello a sinistra riusc nel suo intento un attimo prima del suo compagno.
Il primo apr il suo sacco di cuoio. Alla vista di quello che contenevano, gli
Edur indietreggiarono inorriditi. Brys vide l'orrore dipingersi sul volto del
guerriero.
Un attimo dopo, il secondo guerriero lanci un urlo e fece un balzo al-
l'indietro.
Mostraglielo! grid il Re Stregone.
A quelle parole, persino l'imperatore si volt, sbigottito.
Il guerriero a sinistra trasse un profondo respiro, poi avanz fino a poter
afferrare i bordi del sacco. Con movimenti incredibilmente delicati, abbas-
s i bordi.
Un Letherii, legato stretto. La pelle era piena di vesciche e in suppura-
zione, le dita ridotte a semplici moncherini, il corpo nudo era ricoperto di
lividi e rigonfiamenti. Aveva perso la maggior parte dei capelli, a parte
qualche sparuta ciocca. Strizzando gli occhi alla luce, cerc di alzare la te-
sta, ma i tendini e i legamenti malconci del collo lo costrinsero a piegarla
da una parte. Aveva la mandibola rotta e dalla bocca aperta colava un filo
di bava.
A quel punto Brys lo riconobbe.
Il Principe Quillas...
Il re proruppe in un grido disperato, simile a quello di un animale ferito.
Venne aperto anche il secondo sacco. Conteneva la regina, con il corpo
devastato come quello del figlio. Riusc tuttavia a emettere un debole ge-
mito, quasi volesse rispondere all'urlo del marito, poi dalle sue labbra gon-
fie e rotte usc una marea di parole senza senso, un vento di pazzia. Eppure
nei suoi occhi si leggeva ancora una profonda consapevolezza.
Hannan Mosag scoppi a ridere. Li ho usati. Contro il Ceda. Li ho usa-
ti. La carne e il sangue dei Letherii. Guardateli tutti e tre. Guarda, caro re,
ammira la gloria di quello che sta per accadere.
L'imperatore url dal dolore: Portateli via! Fear! Trulli Portateli via!.
I due guerrieri richiusero i sacchi sulle figure raggomitolate, sollevandoli
poi sulle spalle e trascinando la regina e suo figlio verso il corridoio.
Tremando, l'imperatore affront ancora una volta il re. Apr la bocca per
dire qualcosa, la contorse in una smorfia e la richiuse. Lentamente si fece
forza e pronunci poche parole, con voce stridente. Io sono Rhulad Sen-
gar, imperatore dei Tiste Edur. Ed ora anche di Lether. Concedici il tuo
trono, Diskanar. Cedi il tuo trono... a noi.
Dalla sinistra di Brys, il Primo Eunuco si fece avanti, con una brocca di
vino e due calici in mano. Sal sulla pedana e offr a Ezgara uno dei calici.
Poi vers il vino.
Attonito, il Campione fece un passo a destra e si gir per osservare il suo
re.
Il re bevve il vino in tre rapidi sorsi. Tempo prima la corona era stata po-
sta sulla sua testa. Nisall era in piedi appena dietro il trono, con gli occhi
fissi sul Primo Eunuco, che aveva terminato il suo vino e stava scendendo
dalla pedana, per raggiungere il Cancelliere, sulla parete opposta.
Ezgara Diskanar fiss i suoi occhi ottusi su Brys. Tieniti in disparte,
Campione. Non morire proprio oggi.
Non posso fare quanto mi chiedete, mio re, disse Brys. Come voi
ben sapete.
Un debole cenno del capo, poi Ezgara distolse lo sguardo. Molto be-
ne.
Fu Nifadas a parlare. Campione, mostra a questi selvaggi che cosa sa
fare uno spadaccino Letherii. L'atto finale del nostro regno in questo gior-
no nefasto.
Brys aggrott le sopracciglia, poi si volt verso Rhulad Sengar.
Dovete battervi con me, imperatore. Oppure chiamare altri vostri guer-
rieri per distruggerci. Lanci un'occhiata a Hannan Mosag, inginocchiato.
Immagino che per il momento la vostra magia sia terminata.
Rhulad sorrise beffardo. Magia? Non scarteremmo di certo una simile
opportunit, Campione. No, combatteremo noi due. Fece un passo indie-
tro e lev la spada. Vieni. Abbiamo qualcosa da insegnarci a vicenda.
Brys non rispose. Rimase in attesa.
L'imperatore attacc. E con sorprendente velocit, una rapida rotazione
della lama in alto, poi un colpo in diagonale verso il basso, che avrebbe
dovuto incontrare sulla sua strada la spada del Campione e farla finire sulle
mattonelle.
Brys lott contro la momentanea esitazione e si pieg all'indietro, facen-
do roteare la spada e compiendo un balzo verso destra. La sua spada pog-
giava ora su quella di Rhulad, poi il Campione fece saettare la punta della
lama verso l'avambraccio sinistro dell'imperatore, affondando nel tendine
all'altezza del gomito.
Fece un balzo all'indietro, affondando il colpo per spingere la punta della
spada fra il tendine e la rotula della gamba sinistra di Rhulad.
Zac!
L'imperatore barcoll vistosamente in avanti, fino al bordo della pedana,
poi, con grande sorpresa di tutti, si raddrizz per lanciarsi in un affondo a
due mani.
La lama sembrava danzare di vita propria ed evit due colpi inferti da
Brys. Il Campione riusc a scansare la stoccata allontanando la pesante
spada con la mano sinistra.
Le due falangi inferiori delle dita si staccarono di netto, mentre Brys re-
trocedeva fino a trovarsi nuovamente al centro del locale, questa volta con
Rhulad che si frapponeva fra lui e il re sul trono.
Ezgara stava sorridendo.
Mentre Rhulad si girava per affrontarlo nuovamente, con la spada tenuta
bassa, Brys sferr l'attacco.
Il piede anteriore schizz in alto, colpendo con forza la spada dell'impe-
ratore - il contatto non fu perfetto ma sufficiente per allontanarla almeno
momentaneamente - e conficcando la punta nella rotula destra di Rhulad,
per poi farla scivolare verso il basso. La lama penetr in profondit nella
carne, cozzando contro l'osso. Brys fece ruotare la spada per estrarla dal
taglio e cos facendo fece saltare via la rotula.
Un urlo disumano, mentre la gamba di Rhulad fuoriusciva dalla sua sede
naturale.
Con la rotula ancora agganciata alla punta della spada, Brys part nuo-
vamente all'attacco, mentre l'imperatore puntava la sua spada in basso a si-
nistra, nel vano tentativo di rimanere in piedi e feriva leggermente l'Edur al
tendine del braccio destro, appena sopra il gomito.
Rhulad cadde all'indietro, picchiando pesantemente sulle mattonelle, le
monete che rotolavano ovunque.
La spada avrebbe dovuto cadere dalle mani dell'Edur e invece rimase
bloccata fra due pugni chiusi.
Ma Rhulad non poteva fare comunque nulla.
Cerc di sedersi, con gli occhi pieni di rabbia, e comp uno sforzo im-
mane per sollevare la spada.
Brys picchi la punta della spada sul pavimento, staccando la rotula, si
avvicin all'imperatore e squarci i legamenti e i tendini della spalla destra
dell'Edur, muovendo agilmente la lama per tagliare un tendine del collo e
abbassandola poi con forza per fare altrettanto con la spalla sinistra. In
piedi davanti all'imperatore ormai ridotto all'impotenza, Brys fendette con
cura entrambi i tendini delle caviglie di Rhulad, poi trafisse diagonalmente
lo stomaco della sua vittima, dividendo la massa muscolare sottostante.
Un calcio fece cadere Rhulad, con la schiena esposta alla furia del suo
avversario.
Altre stoccate sulle spalle, altri due tendini squarciati. Poi tocc alla par-
te bassa della schiena, con la completa distruzione delle fasce muscolari,
che si aggrovigliarono sotto la pelle tempestata di monete. Dalla parte po-
steriore delle spalle, le monete cadevano per poi rimbalzare sul pavimento.
Brys indietreggi di un passo. Abbass la spada.
Nella sala riecheggiarono solo le urla di dolore dell'imperatore, disteso a
faccia in gi, con gli arti piegati in modo innaturale e i muscoli fatti a pez-
zi.
La polvere nel corridoio si deposit lentamente.
Poi uno dei guerrieri Edur mormor: Sorelle, prendetemi....
Il Re Ezgara Diskanar trasse un profondo sospiro, oscillando in avanti
quasi fosse ubriaco, poi ordin: Uccidetelo. Uccidetelo!.
Brys alz lo sguardo. No, sire.
Sul volto del vecchio apparve un'espressione incredula. Che cosa?
Il Ceda  stato chiaro su questo punto. Non devo ucciderlo.
Ma morir dissanguato, disse Nifadas con voce piatta.
Brys scosse la testa. Non accadr. Non ho toccato i vasi sanguigni prin-
cipali, Primo Eunuco.
Fu poi il guerriero Edur di nome Trull a prendere la parola: Nessun va-
so sanguigno principale... ma come fai a saperlo? Non  possibile, a quella
velocit....
Brys non disse nulla.
Improvvisamente il re si lasci cadere pesantemente sul suo trono.
Le urla di Rhulad si erano affievolite e avevano lasciato il posto alle la-
crime. Un pianto disperato e impotente. Un improvviso rantolo, poi: Fra-
telli! Uccidetemi!.
Trull Sengar indietreggi inorridito davanti all'ordine di Rhulad. Scosse
la testa, lanci un'occhiata a Fear e lesse una terribile consapevolezza negli
occhi del fratello.
Rhulad non sarebbe sopravvissuto. Il sangue sgorgava copioso sulle
mattonelle lucide. Il suo corpo era stato distrutto. E non si sarebbe mai pi
ripreso. Trull si volt verso Hannan Mosag e vide un guizzo di lugubre
soddisfazione negli occhi del Re Stregone.
Hannan Mosag, mormor Trull.
Non posso. La sua carne, Trull Sengar, trascende i miei poteri. Tra-
scende noi tutti. Solo la spada... e solo con la spada. Devi farlo tu, Trull
Sengar. Oppure Fear. Fece un debole gesto con la mano. Oppure chia-
mate qualcun altro, se non avete il coraggio.
Coraggio.
Fear grugn, come se l'avessero colpito allo stomaco.
Trull lo studi attentamente, ma Fear non si era mosso, neppure di un
millimetro. Distolse lo sguardo, tornando a fissare Rhulad.
Fratelli miei. Rhulad continuava a piangere. Uccidetemi. Uno di voi.
Vi prego.
Il Campione - lo straordinario, sorprendente spadaccino - si avvicin alla
brocca del vino, accanto alla base del trono. Il re sembrava mezzo addor-
mentato, indifferente, con il volto paonazzo e molle. Trull trasse un pro-
fondo respiro. Vide il Primo Eunuco seduto a terra, con la schiena contro
la parete. Un altro uomo, pi vecchio, era accanto a Nifadas, e si teneva le
mani sugli occhi: una postura strana e al tempo stesso patetica. La donna
dietro il trono stava indietreggiando, come se improvvisamente si fosse re-
sa conto dell'accaduto. Prima c'era anche un altro uomo, giovane e aitante,
ma sembrava svanito nel nulla.
Lungo le pareti, sei guardie del palazzo avevano estratto le armi e le te-
nevano appoggiate sul petto, in segno di silenzioso saluto per il Campione
del Re. Un saluto che anche Trull avrebbe voluto porgere. Lo sguardo si
pos nuovamente su Brys. Cos modesto, all'apparenza, eppure... il suo
volto. Cos familiare... Hull Beddict. Assomigliava moltissimo a Hull Bed-
dict. S, suo fratello. Il fratello minore. Osserv il Letherii versare il vino
dalla brocca nel bicchiere che il re aveva usato poco prima.
Sorelle, questo Campione che cosa ha fatto? Ci ha fornito questa... que-
sta risposta. Questa... soluzione.
Rhulad lanci un grido. Fear!
Hannan Mosag toss, poi disse: Se n' andato, imperatore.
Trull si volt di scatto e si guard attorno. Andato? No! Dove? Hannan
Mosag, dove...
... andato via. Il sorriso del Re Stregone era macchiato di sangue.
Tutto qui, Trull Sengar. Andato. Hai capito adesso, vero?
A chiamare gli altri, per portarli qui...
No, sbott Hannan Mosag. Non credo proprio.
Rhulad gemette, poi disse in tono brusco: Trull, te lo ordino!  il tuo
imperatore che te lo ordina. Uccidimi con la tua lancia. Uccidimi!.
Gli occhi di Trull si riempirono di lacrime. E come devo guardarlo... a-
desso? Come? Come mio imperatore o come mio fratello? Barcoll sulle
gambe, sul punto di cadere, mentre si sentiva sopraffare dall'angoscia. Fe-
ar. Te ne sei andato. Ci hai lasciato soli. Mi hai lasciato solo... ad affron-
tare tutto questo.
Fratello, ti scongiuro!
Dall'ingresso si ud una risatina soffocata.
Trull si volt, vide le sagome della regina e del principe appoggiate al
muro, come due osceni trofei di caccia. Il suono proveniva dalla regina,
che aveva gli occhi scintillanti.
Qualcosa... qualcos'altro... ci doveva essere dell'altro...
Si gir. Vide il Campione che si raddrizzava, con il bicchiere in mano.
Lo osserv mentre lo portava alle labbra.
Gli occhi di Trull si soffermarono sul re. Sui suoi occhi semichiusi. Su
quegli occhi inespressivi. La testa dell'Edur si mosse di scatto, verso il
Primo Eunuco, che sedeva immobile, il mento sul petto.
No!
Mentre il Campione beveva, gett indietro la testa. Due, tre sorsi. Ap-
poggi il bicchiere e si volt per guardare Trull, lo sguardo torvo. Faresti
meglio ad andartene, disse. E portati via il tuo stregone. Prova solo ad
avvicinarti all'imperatore e ti uccido.
Troppo tardi. Per tutti... troppo tardi. Che cosa intendi dire?
Il Campione abbass gli occhi su Rhulad. Lo porteremo da qualche
parte. Non lo troverete, Edur.
Di nuovo risuon il cicaleccio della regina, che fece sobbalzare lo spa-
daccino.
 troppo tardi, prosegu Trull. Per te, in ogni caso. Se ti  rimasto un
briciolo di piet, Campione,  meglio che tu mandi via adesso le tue guar-
die. E di' loro di portarsi via la donna. La mia gente sar qui fra poco.
Torn a osservare Rhulad. Saranno gli Edur a occuparsi dell'imperatore.
Il Campione lo fiss, sul volto un'espressione interrogativa. Poi strizz
gli occhi e scosse la testa. Che cosa... che cosa vuoi dire? Mi sembra di
capire che non ucciderai tuo fratello. Ma lui deve morire, o no? Per guari-
re. Per... ritornare.
S, Campione, mi dispiace. Era troppo tardi per avvisarti.
Improvvisamente lo spadaccino si chin e allung una mano imbrattata
di sangue che appoggi sul bordo del trono, per mantenersi in equilibrio.
La spada che reggeva nell'altra mano vacill e la punta cadde a sfiorare il
pavimento. Che cosa... che cosa...
Trull non disse nulla.
Ma Hannan Mosag non aveva mai conosciuto la compassione e scoppi
nuovamente a ridere. Ho capito il tuo gesto, Campione. La freddezza si-
mile a quella del tuo re. Inoltre... Le parole vennero interrotte da un colpo
di tosse. Sput del catarro, poi riprese: Inoltre, non ha pi tanta importan-
za, non  vero? Che tu viva o muoia. O almeno cos sembra.  finalmente
giunto il fatale momento.
Il Campione si lasci cadere a terra, fissando senza vederlo il Re Strego-
ne.
Spadaccino, url Hannan Mosag. Ascolta queste mie ultime parole.
Hai perso. Il tuo re  morto. Era morto prima ancora che tu iniziassi il tuo
combattimento. Hai lottato, Campione, per difendere un uomo gi morto.
Il Letherii comp un enorme sforzo per ritornare in s, con gli occhi spa-
lancati, per guardare il trono e la figura che vi era seduta sopra. Ma quello
sforzo si rivel eccessivo per lui, che cadde all'indietro, con la testa cion-
dolante.
Il Re Stregone stava ridendo. Non ha avuto fede. Solo oro. Nessuna fe-
de in te, spadaccino...
Trull gli si avvicin. Stai zitto!
Hannan Mosag sogghign beffardo. Attento, Trull Sengar. Per me non
sei nessuno.
Adesso hai intenzione di rivendicare il trono, Re Stregone? chiese
Trull.
Rhulad proruppe in un grido rabbioso.
Hannan Mosag non disse nulla.
Trull si guard alle spalle. Vide il Campione disteso sulla pedana, ai
piedi del re. Giaceva perfettamente immobile, con un misto di sorpresa e
sgomento sul suo giovane volto. Gli occhi erano fissi, ma non vedevano
pi nulla. A quel punto, non poteva esserci nessun altro modo. Nessun al-
tro modo per uccidere un uomo simile.
Trull ritorn a osservare il Re Stregone. Qualcuno obbedir ai suoi or-
dini, mormor a bassa voce.
Lo credi davvero?
I prescelti della sua stirpe...
Non faranno nulla. No, Trull, neppure Binadas. Come la tua mano si 
bloccata, cos faranno anche loro.  un atto di clemenza, non lo capisci?
Ma certo che lo capisci. Te ne rendi conto fin troppo bene. Un autentico at-
to di clemenza.
Mentre tu solleverai quel corpo in rovina sul trono, Hannan Mosag?
La risposta apparve ovvia agli occhi del Re Stregone.  mio.
Rhulad emise un rauco lamento: Trull, ti prego. Sono tuo fratello. Non
lasciarmi... non lasciarmi in questo stato. Ti scongiuro.
Dentro di lui tutto si stava spezzando. Trull si allontan da Hannan Mo-
sag e si lasci cadere lentamente in ginocchio. Ho bisogno di Fear. Devo
trovarlo. Devo parlargli.
Ti prego Trull... Non ho mai voluto... non  mai stata mia intenzione...
Trull si fiss le mani. Aveva lasciato cadere la lancia, non sapeva neppu-
re dove fosse finita. C'erano sei guardie Letherii - alz gli occhi - ma se
n'erano andate. Dove si erano cacciate? Il vecchio accanto al corpo del
Primo Eunuco, dov'era finito? E la donna?
Ma dove erano finiti tutti?
Tehol Beddict apr gli occhi. Si accorse che uno non funzionava tanto
bene. Prov a strizzarli. Un soffitto basso. Che sgocciolava.
Una mano gli accarezz la fronte e lui volt la testa. Oddio, che male!
Bugg si chin in avanti, annuendo. Tehol cerc di fargli un cenno con il
capo, e quasi ci riusc. Dove siamo?
In una cripta. Sotto il fiume.
Ci siamo... ci siamo bagnati?
Solo un po'.
Oh. Riflett per un attimo, poi prosegu: Dovrei essere morto.
S,  vero. Invece ce l'hai fatta. Altrettanto non possiamo dire del pove-
ro Chalas.
Chalas?
Ha cercato di proteggerti e per questo l'hanno ucciso. Mi dispiace, Te-
hol. Sono arrivato troppo tardi.
L'altro ci pens su per qualche istante. I Tiste Edur.
S. Li ho uccisi.
Davvero?
Bugg annu e distolse lo sguardo. Mi dispiace aver perso il mio sangue
freddo.
Ah.
Il servo lo guard. Non mi sembri sorpreso.
Infatti non lo sono. Ti ho visto calpestare gli scarafaggi. Sei piuttosto
spietato.
Farei di tutto per procurarmi qualcosa da mangiare.
Gi, a proposito, che cosa possiamo fare? Non abbiamo mai mangiato
abbastanza... non per rimanere in forma come siamo.
 vero.
Tehol cerc di mettersi a sedere, fece una smorfia e si lasci cadere nuo-
vamente. Sento odore di fango.
Fango,  vero. Fango salato. Ci sono impronte dappertutto, erano gi
qui quando siamo arrivati. Impronte ovunque.
Arrivati. Da quanto tempo siamo qui?
Non molto, solo pochi momenti...
Durante i quali mi hai riparato tutte le ossa.
E anche un occhio nuovo, la maggior parte degli organi e altre cose qua
e l.
L'occhio non funziona benissimo.
Ci vuole un po' di tempo. Dopo tutto i neonati non vedono nulla oltre il
seno della madre, giusto?
Non lo so, ma capisco che cosa vuoi dire.
Fra loro cadde un breve silenzio.
Poi Tehol sospir e disse: Ma questo cambia tutto.
Davvero? In che modo?
Be', tu dovresti essere il mio servo. Come faccio a continuare a fingere
di essere il capo?
Come hai sempre fatto.
Ah ah!
Potrei aiutarti a dimenticare.
Dimenticare che cosa?
Molto divertente.
No, ribatt Tehol. Voglio dire, nello specifico.
Be', rispose Bugg strofinandosi il mento. Diciamo gli eventi di og-
gi.
E cos hai ucciso tutti quei Tiste Edur.
Gi, purtroppo s.
E mi hai portato sotto il fiume.
S.
Ma i tuoi vestiti sono asciutti.
Esatto.
E non ti chiami davvero Bugg.
No, diciamo di no.
Per mi piace il tuo nome.
Anche a me.
E il tuo vero nome?
Mael.
Tehol aggrott le sopracciglia, studi il volto del servo, poi scosse la te-
sta. Non ti si addice. Bugg suona molto meglio.
Sono d'accordo.
Allora, se sei riuscito a uccidere tutti quei guerrieri, se sei riuscito a
guarirmi e a camminare sotto un fiume, immagino che potrai rispondere
anche a una mia domanda. Perch non li hai uccisi tutti? Perch non hai
bloccato questa invasione?
Ho i miei motivi.
Perch Lether venisse conquistato? Non ti andiamo bene noi?
Lether? Non molto. Prendete i vostri vizi naturali e li chiamate virt.
Tra questi la cupidigia  di gran lunga il vizio peggiore. Insieme al tradi-
mento del popolo. Dopo tutto, chi ha stabilito che la competizione  sem-
pre e senza eccezioni una qualit? Perch mai innalzare quel particolare
percorso che porta all'autostima? Vale forse la pena di agire cos? Lascia
che ti dica una cosa: non vale nulla. Non c' nulla che duri nel tempo. Ogni
monumento che sopravvive al suo tempo - qualunque sia il re, l'imperatore
o il guerriero che ne rivendica il diritto -  di fatto un testamento alla gente
comune, alla cooperazione, alla pluralit e non all'individualismo.
Ah! intervenne Tehol, riuscendo a fatica ad alzare un dito per sottoli-
neare la sua obiezione, senza un re, un generale o qualcosa del genere,
senza un capo, nessun monumento potrebbe mai essere costruito.
Solo perch voi mortali conoscete unicamente due possibilit. Seguire
o comandare. Nient'altro.
Suvvia... ho visto all'opera tanti consorzi e tante cooperative, Bugg.
Sono autentici incubi.
Certo... gettare le basi per tutte quelle virt chiamate avidit, invidia,
tradimento e cos via. In altre parole, ognuno all'interno del suo gruppo
cerca di imporre una struttura di seguaci e capi. Rinunci a una gerarchia
formale ed ecco una gara di personalit.
E quale sarebbe la soluzione?
Ti darebbe molto fastidio se ti dicessi che non sei tu, la soluzione?
Chi? Io?
La vostra specie. Non te la prendere. Nessuno  mai stato la soluzione,
almeno finora. Ma chiss che cosa ha in serbo per noi il futuro.
Oh, certo  facile per te parlare cos.
In realt non  facile per niente. Vedi, ho visto le stesse situazioni, pi
e pi volte, per innumerevoli generazioni. Per dirla con parole semplici, 
un pasticcio, un ingarbugliato, irreparabile pasticcio.
Devi essere un dio. Sei un dio, non  vero?
Il servo si strinse nelle spalle. Meglio evitare le supposizioni. Sempre.
Stai attento, amico mio, e nutri sempre qualche sospetto. Devi essere so-
spettoso, ma senza aver paura della complessit.
Anch'io ho qualche consiglio per te, visto che siamo sull'argomento.
E sarebbe?
Sfruttare tutto il tuo potenziale.
Bugg apr la bocca per ribattere, ma la richiuse e strizz gli occhi.
Tehol gli rivolse un sorriso innocente.
Fu un attimo, e poi i ricordi di quella giornata sembrarono risvegliarsi.
Chalas, disse dopo qualche secondo. Quel vecchio pazzo!
Hai degli amici, Tehol Beddict.
E quella povera guardia. Si  gettata davanti alla lancia. Gli amici... gi,
che cosa  successo a tutti gli altri? Tu lo sai? Shurq sta bene? E Kettle?
Bugg grugn, chiaramente distratto da qualcosa, poi rispose: Credo
stiano bene.
Vuoi andare a controllare tu stesso?
Bugg abbass lo sguardo. No. A volte so essere molto egoista, sai?
No, non lo sapevo. Ma ammetto di avere una domanda per te. Solo non
so in che modo formularla.
Bugg lo studi per un attimo che parve interminabile, poi sbuff e disse:
Non hai idea di quanto possa essere noioso, Tehol... vivere per l'eterni-
t!.
Capisco, ma... un servo}
Bugg ebbe un attimo di esitazione prima di scuotere la testa e incrociare
lo sguardo di Tehol. Essere associato a te, Tehol,  stata una gioia senza
fine. Mi hai fatto riscoprire il piacere dell'esistenza, e non potrai mai capire
la rarit di questo tuo dono.
Ma perch proprio un servo?
Bugg trasse un profondo respiro. Credo sia giunto il momento di farti
dimenticare questa giornata, amico mio.
Dimenticare? Dimenticare che cosa? Ma non c' niente da mangiare da
queste parti?
Aveva voluto credere. Credere in qualsiasi gloria celeste. Il mondo a-
vrebbe potuto essere pi semplice, non ci sarebbe stato bisogno della com-
plessit e lui avrebbe tanto voluto che fosse cos. Camminava per la citt
stranamente silenziosa. C'erano segni di lotta qua e l. Per lo pi, soldati
Letherii morti. Avrebbero dovuto arrendersi. Come avrebbe dovuto fare
chiunque con un briciolo di raziocinio, ma, evidentemente, quella non era
la giornata della ragione e della lealt. In quel giorno, la pazzia l'aveva fat-
ta da padrona, scorrendo lungo fiumi invisibili per tutta la citt.
In mezzo ai poveri Letherii, ai Tiste Edur.
Fear Sengar fece la sua apparizione, incurante di dove l'avevano portato
i suoi passi. Per tutta la vita, aveva avuto un ruolo tanto semplice quanto
ben definito: addestrare guerrieri reclutati fra la sua gente. E, quando ne-
cessario, guidarli in battaglia. Nessuna grave tragedia aveva rovinato la sua
giovent ed era entrato a grandi passi nell'et adulta, senza inciampi.
Non si era mai sentito solo. Solo nel senso pi spaventoso del termine.
La solitudine era una decisione e poteva essere facilmente abbandonata
una volta realizzati i propri scopi. C'era stato Trull. E poi Binadas e infine
Rhulad. Ma, prima di tutto, Trull. Un guerriero dalle doti impareggiabili
negli scontri con la lancia, ma privo di un istinto sanguinario, istinto che
per gli Edur era una maledizione e lui lo sapeva bene! Quell'istinto furioso
che aveva spazzato via ogni forma di controllo, che avrebbe potuto ridurre
un combattente ben addestrato in un selvaggio dalle armi sempre pronte a
rompere il silenzio rabbioso dei Tiste Edur, animato da pensieri raggelanti.
Pi di ogni altro, lui sapeva che la caduta era preannunciata da urla, gemiti
e grida laceranti. Una differenza terrificante che, per qualche oscuro moti-
vo, preoccupava profondamente Fear Sengar.
E poi, osservando il Campione del Re Letherii, fratello di Hull Beddict,
Fear non riusciva a ricordare se avesse mai sentito il suo nome prima, nel
qual caso, l'aveva certamente dimenticato. La cosa era, in se stessa, un
crimine. Avrebbe dovuto imparare il nome di quell'uomo. Era importante
saperlo.
Fear era abile con la spada. Era uno dei migliori spadaccini fra i Tiste
Edur. Verit che accettava senza orgoglio o finta modestia. Ben sapeva che
se si fosse trovato faccia a faccia con quel Campione nella stanza del tro-
no, sarebbe riuscito a resistere per un po' di tempo. Un tempo prezioso che
avrebbe, in quell'occasione, sorpreso i Letherii. Ma Fear non si illudeva su
chi sarebbe rimasto in piedi fino alla fine.
Avrebbe voluto piangere. Per quel Campione. Per il re. Per Rhulad, il
fratello che aveva abbandonato pi e pi volte. Per Trull, al quale aveva
voltato le spalle e che ora si trovava davanti a una scelta che nessun guer-
riero avrebbe mai dovuto affrontare.
Perch aveva abbandonato Rhulad. Trull l'avrebbe sicuramente capito.
Non c'era modo di nascondere la codardia di Fear. Di certo non al fratello
pi vicino e tanto amato. Colui che ha dato voce a tutti i miei dubbi, ai
miei terrori in modo da permettermi di sfidarli, in modo da essere visto
mentre li sfidavo.
Plasmato da Hannan Mosag... nient'altro. Adesso l'aveva capito. Fin dal-
la primissima volta, la brutale unificazione delle trib e il patto segreto con
il dio sconosciuto erano cose fatte. Era talmente ovvio. Il Re Stregone ave-
va voltato le spalle a Padre Ombra e, guarda caso, proprio quando Scaban-
dari Occhiodisangue era andato via, per non tornare mai pi.
Neanche Hannan Mosag, allora, ma molto tempo prima. Quando il
cammino era appena iniziato. Molto, molto tempo prima.
C'era stato un momento, all'epoca, in cui tutto era ancora semplice. Ne
era certo. Prima che le scelte predestinate si compissero. E di tutto quello
che era successo in seguito, soltanto una persona poteva risponderne: Pa-
dre Ombra in persona.
Camminava per le strade polverose, scavalcando corpi disseminati qua e
l come tanti superstiti svenuti dopo una festa sfrenata della sera preceden-
te. Solo che c'erano sangue e armi sparse ovunque.
Era... sconvolto. Gli avevano chiesto troppo, davvero troppo, in quella
stanza del trono. Abbiamo riportato indietro il suo corpo. Attraverso le di-
stese di ghiaccio. Pensavo di aver condannato a morte Trull. Quanti falli-
menti e tutti per colpa mia. Ci dev'essere un altro modo... altri modi...
A un tratto si ritrov immobile, gli occhi su un corpo.
Mayen.
La rabbia era scomparsa dal viso della donna. Alla fine, non c'era altro
che pace sul suo volto. Proprio come aveva notato altre volte, quando la
guardava dormire. O cantare con le altre vergini. Quando lui aveva portato
la spada che lei aveva preso in mano per seppellirla davanti alla soglia del-
la sua casa. Non riusciva a pensare alle altre volte in cui aveva colto u-
n'ombra scura nei suoi occhi ed era rimasto a ragionare sui pensieri che af-
follavano la sua mente, cose che un uomo non poteva sapere e non avrebbe
mai saputo. Terribili misteri che incantavano gli uomini fino a farli inna-
morare, affascinarli e, qualche volta, terrorizzarli.
Il viso di Mayen non mostrava pi niente di tutto ci. Solo pace. Dormi-
va, come il figlio che portava in grembo, in mezzo alla strada.
La paura l'aveva piegata e poi si era inginocchiata al suo fianco. Fear af-
ferr con forza il manico di corno del pugnale e glielo estrasse dal petto.
Lo studi attentamente. Era il coltello di uno schiavo. Vicino alla base, era
inciso un piccolo sigillo. Un sigillo che ben conosceva.
Il coltello apparteneva a Udinaas.
Era il suo regalo? Un'offerta di pace? O semplicemente un ulteriore atto
di vendetta mortale contro la famiglia degli Edur che l'aveva posseduto?
Che gli aveva rubato la libert? Ha abbandonato Rhulad. Come ho fatto io.
Per questo, non ho diritto all'odio. Ma... e allora?
S alz, infilandosi il pugnale nella cintura.
Mayen era morta. Il figlio che avrebbe amato era morto. In quei luoghi
c'era una forza che voleva portargli via tutto.
E lui non sapeva che cosa fare.
In ginocchio, a dieci passi di distanza, piangendo incessantemente per la
forma contorta e sporca di sangue che giaceva sul pavimento della stanza
del trono, Trull si teneva le mani sulle orecchie, desideroso che tutto finis-
se, che qualcuno vi ponesse fine. Quel momento... era come pietrificato.
Non sarebbe mai finito. Un coro eterno di pianti pietosi gli arrivava al cer-
vello.
Hannan Mosag si trascin verso il trono, piegato e mutilato al punto da
riuscire a malapena a muoversi di poche spanne per volta prima che il do-
lore fisico gli imponesse l'ennesima pausa.
Di tutti i Letherii ne era rimasto soltanto uno. La sua ricomparsa era un
mistero, eppure lui stava l con l'espressione serena ma attenta, vicino alla
parete pi lontana. Giovane, affascinante e chiss come... tenero. Non un
soldato, insomma. Non diceva niente, sembrava accontentarsi di guardare.
Dov'era l'altro Edur? Trull non riusciva a capire. Avevano lasciato Bina-
das, privo di sensi ma vivo, in fondo al corridoio. Volt la testa in quella
direzione e vide i corpi raggomitolati della regina e di suo figlio vicino al-
l'entrata. Il principe sembrava morto o addormentato. La regina guardava
l'avanzare tormentato di Hannan Mosag verso la pedana, con i denti che
luccicavano in un debole sorriso.
Devo trovare il Padre. Lui sapr cosa fare... no, non c' niente da sape-
re, giusto? Non c' proprio... niente da fare. Assolutamente niente ed 
questo l'orrore pi grande.
Ti prego... Trull.
Trull scosse la testa, cercando di non ascoltare.
Io volevo soltanto che... tu, Fear e Binadas. Io volevo che tu... mi ac-
cettassi. Non sono pi un ragazzo, lo sai? Tutto qua, Trull.
Hannan Mosag scoppi a ridere. Rispetto, Trull. Questo  quello che
voleva. E come si ottiene? Con la spada? Con un pugno di monete bruciate
sulla pelle? Con un titolo? Con quel presuntuoso, detestabile noi che ormai
usa sempre? Niente di tutto questo? Forse portando via la moglie del fra-
tello?
Zitto! lo redargu Trull.
Non parlare al tuo re in questo modo, Trull Sengar. O ti... coster ca-
ro.
Devo sottomettermi alle tue minacce, Re Stregone?
Trull allontan le mani dalle orecchie. Un gesto assolutamente inutile.
Nella stanza si sarebbe sentito anche il minimo bisbiglio. Si accorse di un
piccolo movimento del Letherii appoggiato alla parete e vide che aveva
voltato la testa ed era intento a fissare l'entrata. Improvvisamente, l'uomo
aggrott le sopracciglia.
Poi Trull sent un rumore di passi. Pesanti, strascicati. Un suono metalli-
co e poi come lo scorrere dell'acqua.
Hannan Mosag si volt verso di lui. Chi c'? Chi va l? Trull, prendi
un'arma, presto!
Trull non si mosse.
Rhulad ricominci a piangere, indifferente a tutto il resto.
I passi sordi si fecero pi vicini.
Poco dopo, con movimenti strascicati comparve un uomo. Il sangue gli
colava dalle mani coperte dai guanti. Pi o meno grande quanto un Tarthe-
nal, era protetto da una corazza di ferro nero con borchie verdi. Un enorme
elmo con una fessura all'altezza degli occhi gli nascondeva il viso, mentre
la maglia di ferro pendeva strappata sulle spalle e fin sotto la protezione
per il mento. La corazza era rinforzata su gomiti, ginocchia e caviglie. In
una mano brandiva una spada di acciaio Letherii, da cui colava sangue in-
cessantemente.
Rhulad sibil: Cosa c', Trull? Cos' successo?.
L'essere misterioso si ferm proprio davanti all'entrata e fece cigolare
l'elmo guardandosi intorno, fino a posare lo sguardo sul corpo del Cam-
pione del Re. Poi cominci ad avanzare, lasciando dietro di s tracce di
sangue.
Trull! grid Rhulad.
La creatura si blocc, guardando l'imperatore che giaceva a terra. Dopo
un momento, una voce possente tuon dall'elmo. Siete gravemente feri-
to.
In preda a tremiti, Rhulad scoppi a ridere. Un riso quasi isterico. Feri-
to? Oh s. Fatto a pezzi.
Sopravvivrai.
Hannan Mosag grugn: Vattene, demone, prima che io ti cacci.
Provaci, rispose la creatura. E prosegu fino a fermarsi davanti al cor-
po del Campione. Non vedo ferite, eppure  morto. Un mortale valoro-
so.
Veleno, disse il Letherii appoggiato alla parete pi lontana.
La creatura lo osserv. Io vi conosco. So tutti i vostri nomi.
Lo immaginavo, Guardiano, rispose l'uomo.
Veleno. Dimmi, l'hai... spinto tu a fare questo?
 il mio influsso, rispose il Letherii, scrollando le spalle. Sono attrat-
to dal... veleno. Dimmi, il tuo dio sa che sei qui?
Gli parler presto. Servono parole di castigo.
L'uomo rise, incrociando le braccia e appoggiandosi alla parete. Lo
credo anch'io.
Il Guardiano torn a posare lo sguardo sul Campione. Lui ha conserva-
to i nomi di tutti quelli che erano quasi dimenticati. ...  una grande perdi-
ta!
No, prosegu il Letherii. Quei nomi non sono perduti. Non ancora.
Ma lo saranno... presto.
Mi serve... qualcuno, allora.
E lo troverai.
Il Guardiano fiss il Letherii. Sono... nei guai?
L'uomo si strinse nelle spalle.
Il Guardiano si abbass, afferr saldamente la cintura del Campione, lo
sollev da terra e se lo gett sulla spalla sinistra. Con i piedi in una pozza
di sangue, fece dietrofront.
Poi guard Rhulad Sengar. I tuoi amici non mostrano alcuna piet,
comment.
No? La risata di Rhulad si trasform in tosse. Sussult e poi disse:
Sto iniziando a vedere le cose... diversamente.
Ho imparato la piet, spieg il Guardiano e affond la spada nella
schiena di Rhulad, recidendogli la spina dorsale.
Trull Sengar trasal, lo sguardo fisso, incredulo, mentre il Letherii bisbi-
gliava: E... un altro.
Il Guardiano si diresse verso l'entrata, ignorando l'urlo di rabbia di Han-
nan Mosag mentre gli passava davanti.
Trull avanz barcollando, gir intorno al corpo immobile del fratello e
raggiunse Hannan Mosag. Allung una mano e afferr il Re Stregone, lo
sollev e lo attir a s. Il trono? chiese Trull con voce stridula. L'hai
perso, bastardo. Poi scagli l'uomo a terra. Devo trovare Fear. Diglielo!
Profer queste ultime parole mentre si dirigeva verso l'uscita: Digli, Mo-
sag, che sono andato a cercare Fear e che sto mandando gli altri....
Dietro di lui, Rhulad si contorse per gli spasmi. Grid.
E cos sia.
Il Wyval si fece strada a gomitate per uscire dal fango profondo e striato
di rosso, sollevandosi sui fianchi. Un attimo dopo, apparve lo spettro: tra-
scinava un Letherii privo di sensi.
Shurq Elalle si alz da dove si era accovacciata vicino a Ublala, accarez-
zandogli la fronte e chiedendosi il perch di quello stupido sorriso che gli
si era cristallizzato sul viso e, con le mani sui fianchi, si guard intorno.
Cinque corpi distesi a terra, piante cadute, puzzo di terra marcia. Due suoi
sottoposti vicino al muro frontale della Torre dell'Azath e un mago che cu-
rava le ferite del Dichiarato. Dichiarato, che razza di titolo  mai questo?
Vicino al cancello, Kettle e l'alto guerriero dalla pelle bianca con le due
spade Letherii.
Sorprendentemente nudo, come pot notare, camminava verso di lei. Se
non erro, gli disse, tu non sei dello stesso sangue dei Tiste Edur.
La fronte aggrottata, lo sconosciuto abbass lo sguardo su di lei. No, io
sono Tiste Andii.
Se quel che dici  vero, ora che hai finito qui... immagino che la tua fe-
delt alla Torre dell'Azath sia giunta al termine.
Lui spost gli occhi iniettati di sangue sulla torre. Non siamo mai sta-
ti... amici, comment e finalmente sorrise. Ma ora  finita. Non sono pi
al servizio di nessuno se non di me stesso. Torn a osservare Shurq. E ci
sono delle cose che devo fare... per me stesso.
Posso venire con te? chiese Kettle.
Ne sarei onorato, rispose il guerriero.
Shurq Elalle strinse gli occhi. Hai fatto una promessa, vero? gli chie-
se. Alla torre e, anche se  morta, la promessa dev'essere onorata.
La bambina sar al sicuro finch rimarr con me, disse il guerriero,
annuendo.
Shurq si guard nuovamente attorno e disse: Questa citt  ormai go-
vernata dai Tiste Edur. Riuscirete a passare inosservati?.
Accompagnati da un Wyval, da uno spettro e dall'ignaro schiavo che
insiste a portare con s, penso proprio di no.
Sarebbe meglio che lasciassi Letheras non visto, comment Shurq.
Potrai lasciare Letheras senza essere visto.
D'accordo. Qualche suggerimento?
Non ancora.
Io, s...
Si voltarono e videro il mago e il Dichiarato avvicinarsi, quest'ultimo
appoggiato alla spalla di Corlo. Era stato Iron Bars a parlare.
Tu, disse Shurq Elalle, lavori per me, adesso. Non accetto volonta-
ri.
Lui sogghign. Certo, ma io dico solo che hanno bisogno di una scorta.
Qualcuno che conosca tutti i segreti per andarsene da questa citt.  il mi-
nimo che posso fare, visto che il Tiste Andii mi ha salvato la vita.
Pensare a eventuali soluzioni prima che sia io a farlo  di cattivo auspi-
cio perch il rapporto funzioni bene, sentenzi Shurq Elalle.
Ti chiedo scusa, mia signora. Non lo far pi, lo prometto.
Pensi che sia meschina, vero?
Certo che no. In fondo, i sopravvissuti non sono mai meschini.
Lei incroci le braccia. No? Lo vedi quel buco? C' un nonmorto di
nome Harlest che si nasconde l dentro, in attesa di spaventare qualcuno
con denti e artigli.
Si girarono tutti ad osservare la buca nel giardino della Torre dell'Azath
da cui sentirono provenire un debole canto.
Per le balle di Hood, bofonchi Iron Bars, quando salpiamo?.
Shurq Elalle scroll le spalle. Appena ce lo permetteranno. Ma chi 
Hood?
Il guerriero dalla pelle bianca rispose distrattamente: Il Signore della
Morte e s, ha le palle.
Tutti si voltarono per guardare il guerriero, che si strinse nelle spalle.
Shurq grugn e poi disse: Non farmi ridere.
Mi piace. Sulla tua fronte, madre, mi piace! esclam a un tratto Kettle
indicando la fronte di Shurq.
Lasciamo stare, va bene? Fortunatamente, nessuno sollev obiezioni.
Il tuo suggerimento? chiese il guerriero ad Iron Bars.
Il Dichiarato annu.
Tehol Beddict, steso sopra il sarcofago, dormiva. Bugg lo stava osser-
vando, pensieroso, quando sent un rumore di passi dietro di s. Si gir
proprio quando il Guardiano emerse dalla parete di acqua che segnava l'en-
trata della galleria.
La strana creatura portava sulla spalla un corpo. Si ferm in silenzio
mentre studiava il servo.
In quella tomba svuotata dall'acqua, in quel posto in cui il dio Antico a-
vrebbe riportato tutto indietro, il Guardiano non sanguinava pi.
Bugg sospir. Oh si dispiacer per questo, comment, riconoscendo
finalmente il Letherii sulle spalle del Guardiano.
L'Errante dice che i nomi restano vivi con lui, disse l'uomo.
I nomi? Ah s, naturalmente.
Ci hai abbandonati, Mael.
Lo so, mi dispiace.
Il Guardiano lo super e si ferm vicino al sarcofago. La testa protetta
dall'elmo, si abbass mentre osservava Tehol Beddict. Costui ha lo stesso
sangue.
Un fratello, s.
Porter il ricordo di quei nomi, allora. Lo osserv. Qualche obiezio-
ne?
Bugg scosse la testa. Come potrei?
 vero. Non puoi. Hai perso il diritto di obiettare.
Il servo non disse nulla. Guard il Guardiano che afferrava una delle
mani di Brys e la poneva sulla fronte di Tehol. Un attimo e tutto fu finito.
La creatura si allontan, dirigendosi verso la parete d'acqua.
Aspetta, ti prego, disse Bugg.
Il Guardiano si ferm, voltandosi.
Dove lo porterai?
Nelle profondit, dove se no, Antico?
Bugg aggrott la fronte. In quel posto...
S. Ci saranno due Guardiani ora e per sempre.
Credi che il servizio eterno gli piacer?
La creatura drizz la testa. Non lo so. A me piace?
Con quell'ambigua domanda che fluttuava nell'aria immobile, il Guar-
diano port il corpo di Brys Beddict nell'acqua.
Dopo un lungo momento, Bugg si volt a guardare Tehol. Il suo amico
si sarebbe svegliato con un terribile mal di testa, ne era certo.
Non si pu fare niente, ahim. Tranne, forse, un po' di t... Ho una mi-
scela di erbe particolarmente disgustosa che gli far dimenticare il mal di
testa. E se c' qualcuno al mondo che potrebbe apprezzarla, quello  pro-
prio Tehol Beddict di Letheras.
Ma prima, sar meglio che lo tiri fuori dalla tomba.
C'erano corpi disseminati ovunque nella stanza del trono dell'Eterno
Domicilio. Quello riverso ai piedi della pedana, il viso rivolto alle matto-
nelle insanguinate, lasciava ancora la Strega Piumata senza fiato, il cuore
che le batteva all'impazzata. Per paura o agitazione, non lo sapeva neanche
lei, forse entrambe. Re Ezgara Diskanar, gettato gi dal trono, dove ora se-
deva Rhulad Sengar dei Tiste Edur, e l'oscurit negli occhi dell'imperatore
sembrava infinita.
Il dolore aveva riempito la stanza. Se ne sentiva ancora l'acre odore nel-
l'aria. E Rhulad ne era stato la fonte principale. Troppi tradimenti, pi di
quanti un essere umano potesse sopportare. Lei sapeva che era cos, nel
suo cuore conosceva la verit.
Davanti all'imperatore si trovavano Tomad e Uruth, accanto alla figura
tremante e scomposta di Hannan Mosag, che aveva pagato a caro prezzo la
sua giornata di trionfo. Sembrava aspettare qualcosa in quella posizione di
attesa terrorizzata, con lo sguardo rivolto verso il basso. Eppure Rhulad
sembr felice di ignorare il Re Stregone. Ora avrebbe gustato il proprio
trionfo.
Ma dov'era Fear Sengar? E Trull? La Strega Piumata aveva aiutato U-
ruth a curare Binadas, ancora privo di sensi. Oltre ai parenti di Rhulad, gli
unici membri della corte dell'imperatore presenti erano alcuni dei suoi fra-
telli adottivi; Choram Irard, Kholb Harat e Matra Brith. I Buhn erano as-
senti come pure il capo Jheck, B'nagga.
Erano rimasti due Letherii, oltre ai patetici resti della Regina Janall e del
Principe Quillas. Uno era Triban Gnol, il Cancelliere, che si era gi ingi-
nocchiato ai piedi di Rhulad, giurandogli fedelt eterna. Ma fu l'altro Le-
therii ad attirare l'attenzione della Strega Piumata. Primo Consorte della
Regina, Turudal Brizad dava l'impressione di essere quasi indifferente a
quello a cui stava assistendo nell'Eterno Domicilio.
Ed era affascinante, straordinariamente bello.
Pi di una volta, lei aveva incontrato il suo sguardo e aveva visto in
quegli occhi - pur stando dall'altra parte della sala - un certo bramoso inte-
resse, che le aveva procurato fremiti di piacere.
Rest un passo dietro Uruth, la sua nuova signora, mentre i comandanti
andavano e venivano con i loro rapporti del tutto irrilevanti. Qui si com-
batte ancora, l hanno smesso di combattere, il porto  sicuro. Il primo dei
messaggeri arrivato dai protettorati aspett diligentemente fra le rovine del
corridoio.
L'impero era nato.
E lei ne era stata testimone, anche pi che testimone. Un pugnale infilato
nelle mani di Mayen e si era saputo che l'avevano trovata morta. La Strega
Piumata non avrebbe pi dovuto cercare riparo dalla sua furia. Quella put-
tana era morta.
Cercate Udinaas. Quello fu il primo ordine di Rhulad. Ad ognuno dei
suoi fratelli adottivi venne dato un gruppo di guerrieri con lo scopo di tro-
vare lo schiavo. Sapeva che la caccia sarebbe stata inesorabile e, alla fine,
Udinaas sarebbe stato catturato e avrebbe pagato per il suo tradimento.
Non sapeva cosa pensare, ma per un attimo, un brevissimo attimo subito
cancellato, aveva provato a sperare e a rivolgere una preghiera all'Errante
affinch facesse fuggire Udinaas. Affinch non venisse trovato, affinch
almeno un Letherii potesse sfidare l'imperatore e sconfiggerlo. E sconfig-
gendolo, anche il cuore di Rhulad si sarebbe spezzato un'altra volta.
Il mondo ha trattenuto il respiro... e ora torna a respirare. Equilibrato
come sempre e regolare nel ritmo come le maree.
Dalle finestre a fessura, in alto nella cupola, poteva vedere la luce farsi
sempre pi cupa, segno che il giorno stava per finire.
Un giorno in cui il regno era stato conquistato, un giorno in cui quanto
conquistato dava inizio all'inevitabile distruzione dei conquistatori.
Era questo il ritmo di quelle particolari maree: mentre la notte si avvici-
nava, le ombre si allungavano e quello che era rimasto di quel mondo stava
per sparire.
Questo  quello che credono i Tiste Edur, non  cos? Entro mezzanotte,
tutto sparir e rester silente e immobile, in attesa dell'ultima marea.
Rhulad Sengar stava seduto sul trono, avvolto nell'oro di Lether, la luce
morente che scintillava nei suoi occhi mortali. E offuscava le macchie sul-
la spada che teneva nella mano destra, la punta verso la pedana.
La Strega Piumata, lo sguardo nuovamente rivolto verso terra, dopo una
furtiva occhiata, vide, fra le giunture della pedana, un dito tagliato. Picco-
lo, come quello di un bimbo. Lo osserv, affascinata, provando a un tratto
il desiderio di possederlo. C'era molto potere in cose del genere. Un potere
che una strega poteva usare.
A patto che la persona a cui era appartenuto fosse importante.
Be', lo scoprir molto presto.
Il crepuscolo si stava impossessando della stanza del trono. Qualcuno
doveva accendere le lanterne e al pi presto.
Non aveva lasciato la stanza. Non ce n'era motivo. Si era seduta, immo-
bile, come svuotata, intorpidita dai suoni della battaglia, dall'ululare dei
lupi, dalle urla distanti provenienti dalla citt. E, di tanto in tanto, si era
detta di aspettare: in fondo, la fine di una cosa avrebbe segnato la nascita
di un'altra.
Vivere e amare, l'intera vita era segnata da queste cose. Un passo falso,
ingiusto e deciso, rappresentava un'interruzione del cammino e la perdita
di sangue che, alla fine, si sarebbe trasformato in polvere. I corpi dei re
giacevano avvolti dall'oscurit che li avrebbe portati via, facendoli dimen-
ticare. Vennero scavate delle fosse per i soldati caduti: grandi buche come
bocche nella terra, aperte dalla rabbia, e tutti i corpi vennero buttati dentro,
e ognuno lasciava un'ultima scia di polvere e calce. Per un po', i sopravvis-
suti li avrebbero pianti, guardando le stanze e i letti vuoti, le rovine di
quanto posseduto che ormai non esisteva pi, chiedendosi cosa sarebbe
successo, che cosa sarebbe stato scritto di nuovo sull'ardesia intonsa. Chie-
dendosi: come far ad andare avanti?
Era stufa marcia di regni e imperi, guerre e nobili cause.
Voleva andarsene lontano, molto lontano, perch niente della sua vita
precedente aveva pi importanza. Non aveva pi ricordi che avrebbero
guidato i suoi passi da una parte o dall'altra.
Corlo l'aveva avvertita di non cadere nella spirale del pianto. Perci, i
suoi occhi, ora, erano asciutti e lasciava che la citt si piangesse addosso,
tanto lei non aveva pi niente a che fare con quelle cose.
Qualcuno buss alla porta.
Seren Pedac guard il corridoio con il cuore in gola.
Un suono pesante, ripetuto, insistente.
L'Acquitor si alz dalla sedia, barcollando per il formicolio alle gambe:
non si muoveva da un pezzo. Poi inizi a camminare, instabile.
Il crepuscolo era arrivato. Non se n'era accorta. Qualcuno aveva deciso.
Qualcuno aveva posto fine a quella giornata. Perch l'avevano fatto?
Pensieri assurdi erano entrati nella sua mente spinti da una forza esterna,
con i toni di una debole ironia, come uno scherzo segreto.
Arriv alla porta. Ritirandosi all'ennesimo bussare, all'altezza del viso.
Seren apr la porta.
E si trov davanti Fear e Trull Sengar.
..     ..     .. 
Trull non capiva, ma era come se i suoi passi fossero stati guidati fino in
fondo al viale, lungo la strada, in mezzo all'immensa citt con infallibile
precisione, finch non vide suo fratello, in mezzo all'oscurit. Camminava
con decisione su un piccolo ponte sul Canale Principale e si volt sorpreso
sentendo l'urlo rauco di Trull. Poi attese che Fear si avvicinasse.
Rhulad  risorto, annunci Trull.
Fear distolse lo sguardo, dirigendolo verso le ombre dell'acqua del cana-
le, apparentemente immobile. Per mano tua, Trull?
No, io... ho fallito in questo.  stato qualcun altro. Un demone di non
so che genere.  venuto per il Campione. Non so perch, ma si  portato
via il corpo di quell'uomo. Dopo aver ucciso Rhulad, in quello che per lui 
stato un atto di piet. Trull contorse il viso in una smorfia. Un regalo
dell'ignorante. Fear...
No. Io non torno!
Trull lo fiss. Ascoltami, ti prego. Credimi, se lavoreremo insieme, riu-
sciremo a farlo guarire dalla sua pazzia. Per amore delle Sorelle, Fear,
dobbiamo provare. Per la nostra gente...
No!
Tu... vorresti lasciarmi solo?
Sul volto di Fear comparve una sofferenza improvvisa, ma l'uomo rifiut
di guardare il fratello negli occhi. Devo andare. Adesso, per, comincio a
capire. Questa non  opera di Rhulad, n di Hannan Mosag, ma di Padre
Ombra, Trull.
Scabandari Occhiodisangue  morto.
Non il suo spirito. Lui resta... da qualche parte. E io intendo trovarlo.
A quale scopo?
Siamo stati usurpati, tutti quanti, da colui che brandiva quella spada.
Nessun altro potr salvarci, Trull. Intendo trovare Scabandari Occhiodi-
sangue. Se l'hanno fatto prigioniero, riuscir a liberarlo. Almeno il suo spi-
rito. O torneremo insieme o non se ne far niente.
Trull conosceva troppo bene il fratello per mettersi a discutere con lui.
Fear aveva trovato un nuovo scopo con il quale intendeva allontanarsi... da
tutto e da tutti. Come farai ad uscire dalla citt? Ci staranno cercando,
probabilmente lo stanno gi facendo.
Una volta, Hull mi ha detto che Seren Pedac abita qui. Fear scosse la
testa. Non so, non capisco perch, ma sento che potrebbe aiutarci.
Perch?
Fear scosse di nuovo la testa.
Come fai a sapere dove vive?
Non lo so ma ... da questa parte.
Cominci a camminare. Trull lo raggiunse e lo afferr per un braccio.
Ascolta! No, non voglio fermarti, per ti prego, ascoltami!
Come vuoi ma, nel frattempo, camminiamo.
D'accordo. Non ti stupisci, Fear? Come ho fatto a trovarti? Sembrava
un'impresa impossibile eppure, eccoci qui. E ora tu vuoi portarmi in quella
casa, la casa dell'Acquitor. Fear, c' una forza che ci guida, che ci manipo-
la...
E chi sarebbe?
Trull non sapeva che cosa rispondere. Cammin silenzioso accanto a Fe-
ar. Superando una serie di Letherii morti, si ferm per raccogliere una spa-
da con il fodero. Se la fiss alla cintura, ignorando lo sguardo di Fear, non
privo di un'emozione ambivalente: non capiva perch avesse deciso di rac-
cogliere quell'arma. Proseguirono, finch non arrivarono a una casa mode-
sta.
Il petto di Trull sembr stringersi forte quando la vide sulla soglia di ca-
sa. Non riusciva a capire, o meglio poteva, ma non gli sembrava possibile.
Era assurdo. Aveva visto Seren Pedac un paio di volte. Aveva scambiato
con lei solo poche parole al massimo. Eppure, mentre le osservava il viso,
sul quale nemmeno la stanchezza riusciva a celare la profondit degli oc-
chi, si sent mancare la terra sotto ai piedi.
Che cosa? mormor Seren, lo sguardo che passava da lui a Fear. Che
cosa...?
Ho bisogno del tuo aiuto, disse Fear.
Non posso... non vedo come...
Sorelle, prendetemi, potrei dare il cuore a questa donna. A questa Le-
therii...
Fear prosegu: Sto scappando. Mio fratello, l'imperatore. Ho bisogno di
una guida che mi faccia uscire di nascosto dalla citt, questa notte.
Come mi hai trovata?
Non lo so. Non so neanche perch... perch penso che tu sia l'unica che
mi possa aiutare.
Lei guard Trull e i loro occhi s'incontrarono per quello che all'uomo
sembr un istante interminabile.
E tu, Trull Sengar? gli chiese. Tu vieni con noi?
Con noi. L'avrebbe fatto. Perch? Che bisogno aveva di dare una simile
risposta? La pressione al petto divent improvvisamente pi forte e la sua
bocca proffer parole fatali: Non posso, Acquitor. Ho tradito Rhulad oggi.
Devo cercare... di salvarlo, di nuovo.
Una sorta di rassegnazione le riemp gli occhi, come se lui avesse ferito
qualcuno gi segnato da migliaia di cicatrici.
Trull avrebbe voluto urlare e invece, continu: Mi dispiace, ma aspette-
r il vostro ritorno... il ritorno di entrambi.
Noi torneremo qui? domand Seren, voltandosi verso Fear. Perch?
Per porre fine a tutto questo, rispose Fear.
Porre fine a che cosa?
Alla tirannia che  nata questa sera, Seren Pedac.
Ucciderai Rhulad? Tuo fratello?
Ucciderlo? Non servirebbe e tu lo sai. No, trover un altro modo, ci
riuscir.
Oh, chi ha preso la mia anima questa notte? Trull si trov a staccare la
spada e si sent dire: Non so se hai un'arma, Acquitor, ben sapendo di
non credere all'assurdit delle sue stesse parole, alla superficialit del suo
ragionamento, ti dar la mia.... E le porse la spada infilata nel fodero. In
piedi sulla soglia di casa.
Fear si volt verso il fratello, ma Trull non riusc a staccare gli occhi da
quelli di lei.
Seren Pedac cap e subito apparve confusa ma si riprese: Va bene, la
prendo. Un'arma... per me... da usare.
No. S... Acquitor. Un'arma...
Accett la spada, ma il gesto aveva ormai perso significato.
Trull si trov ad indietreggiare. Ora devo andare. Dir a Rhulad che ti
ho visto, Fear, al porto.
Non riuscirai a salvarlo, fratello, lo incalz Fear.
Devo provarci. Abbi cura di te, Fear.
E se ne and. Era meglio cos, pens, mentre le lacrime gli rigavano il
viso. Non sarebbero mai pi tornati, n lei avrebbe mai accettato quella
spada, ecco perch gli aveva chiesto, prima di prenderla, se era da usare.
Non l'avrebbe mai fatto.
Era stato un pazzo, in un momento di profonda debolezza, per un amore
che non aveva senso, non aveva alcun senso. No, era decisamente meglio
che se ne andasse. Lei l'aveva capito e ne era convinta. Non c'era altro si-
gnificato, altra proclamazione. Era stato un semplice gesto nella notte.
Un'arma da usare. Solo questo.
Rimasero fermi davanti alla soglia di casa. Trull se n'era andato. I suoi
passi inghiottiti nella notte. Fear studi Seren Pedac che osservava la spada
fra le mani. E lei, alzando lo sguardo, gli sorrise, confusa.
Tuo fratello... mi ha sorpreso. Per un momento, ho pensato... non im-
porta.
Allora perch, Seren Pedac, c' una tale pena nei tuoi occhi? Fear esit.
Stava per aprire bocca quando una voce di bambina parl dietro di lui.
Tu sei Seren Pedac?
Fear si volt, brandendo la spada.
L'Acquitor si spost, allungando una mano per fermarlo. Ti conosco?
chiese alla ragazzina al cancello.
Sono Kettle. Iron Bars ha detto che ci avresti aiutato. Dobbiamo lascia-
re la citt, senza che nessuno ci veda.
Dobbiamo?
La ragazzina si avvicin, seguita da un'alta figura, incappucciata e co-
perta da un mantello e da uno spettro scuro che portava un corpo.
Seren emise un gridolino di stupore. Per l'Errante, cos sar ancora pi
difficile.
Fear le disse: Acquitor, questa notte dovrei rimproverarti per la tua ge-
nerosit, se non includesse anche me. Pensi di potercela fare?.
Seren, studiando l'enorme, oscuro figuro, rispose: Probabilmente, ci
sono delle gallerie....
Fear torn a guardare la ragazzina e i suoi compagni. Il suo sguardo si
concentr sullo spettro. Tu, perch non stai servendo l'imperatore, questa
notte?
Sono libero, Fear Sengar. Tu stai scappando?  un gesto... inaspettato.
Fear rimase colpito dal tono divertito della voce. E chi  quel tizio che
ti stai portando dietro?
Lo schiavo Udinaas.
Fear si rivolse a Seren. Staranno sicuramente cercando questi tre, Ac-
quitor, per via dello schiavo.
Lo ricordo bene, comment la donna.
Il tradimento dell'imperatore esiger una pena esemplare, comment
Fear. Inoltre, credo abbia ucciso anche Mayen.
Credi quello che vuoi, intervenne lo spettro, per hai torto. Dimenti-
chi, Fear Sengar, che quest'uomo  uno schiavo, una cosa da usare e, infat-
ti,  stato usato. Da me, dai Wyval che, ancora adesso, ci accerchiano. Per
quanto  successo a Rhulad e a Mayen... nessuna di quelle tragedie  da
imputare a Udinaas.
Se lo dici tu.
Potremo discuterne pi tardi, intervenne Seren. Kettle, chi  quel-
l'uomo?
La bambina stava per rispondere quando la creatura misteriosa disse:
Sono Selekis, della Torre dell'Azath.
Della Torre dell'Azath? chiese Seren. Divertente. Bene, sei alto
quanto un Edur, Selekis. Non possiamo vedere il tuo volto?
Preferirei di no, Seren Pedac, non ora, in ogni caso. Sembrava osser-
vare Fear mentre continu: Forse pi avanti, quando avremo lasciato la
citt e avremo tempo di discutere delle nostre possibili destinazioni. Pro-
babilmente, dovremo viaggiare a lungo insieme.
Non credo, intervenne Fear. Io devo andare a cercare Padre Ombra.
Davvero? E Scabandari Occhiodisangue  ancora vivo?
Scioccato, Fear non rispose. Dev'essere un Tiste Edur. Forse uno di u-
n'altra trib. Anche lui sta scappando, perci non  molto diverso da me.
Venite tutti dentro, ordin Seren. Entrate. Dovremmo recuperare
qualcosa da mangiare, anche se sono sicura che la Corporazione degli Ac-
chiapparatti sar in grado di darci qualcosa... a pagamento.
Lo spettro proruppe in una risatina.  cos che fanno i Letherii, ovvia-
mente...
Shurq Elalle si avvicin alla scala e sal sul tetto. Il sole era alto e la gen-
te era gi sui livelli, dove camminava pi lentamente del solito. Incerta e
forse un po' trepidante. Dopo tutto, squadre di Tiste Edur pattugliavano
tutta la citt. Sembravano cercare qualcuno in particolare.
Tehol Beddict e il suo servo erano sul lato che si affacciava sul canale, la
schiena rivolta a Shurq che si avvicinava. Tehol le diede un'occhiata da
sopra la spalla, sorridendole con affetto. Sembrava... diversa.
Tehol Beddict, disse lei avvicinandosi e fermandosi al suo fianco,
hai un occhio blu.
Davvero? Dev'essere qualche strana infezione, Shurq, visto che riesco
ancora a vederci, in fondo.
Si sistemer col tempo, aggiunse Bugg.
Allora, continu Shurq, hai ripreso a progettare la fine della civilt,
Tehol?.
Eccome, e le riserver una dolce fine.
Lei grugn. Allora ti mander Shand, Hejun e Rissarh.
Non ci provare. Spediscile sulle isole. Io lavoro meglio da solo.
Da solo?
Be', assieme a Bugg, ovviamente. Ogni uomo ha bisogno di un servito-
re, in fondo.
Lo immagino. Bene, allora, sono venuta a dirti addio.
Vuoi darti alla pirateria, per caso?
Perch no? Una nuova carriera mi aspetta.
Tehol guard Bugg e disse: Il ladro che era affogato....
...  tornato in superficie, concluse Bugg.
I due si sorrisero.
Shurq Elalle si volt. Non lo dimenticher.
Quando se ne fu andata, Tehol e Bugg restarono a guardare ancora un
po' la citt di Letheras che si risvegliava: occupata, il trono usurpato e volti
stranieri che giravano per le strade con aria... persa.
L'insetto a due teste salt sulla spalla di Tehol e non si mosse pi. Dopo
un po', Tehol si strofin l'occhio malato e sospir: Sai, Bugg, sono felice
che tu non l'abbia fatto.
Fatto cosa?
Farmi dimenticare.
Ho pensato che avresti potuto farcela.
E avevi ragione. Posso. Cos almeno, ho diritto ad essere triste.
A modo tuo.
S, a modo mio. Nell'unico modo che conosco.
Lo so, padrone.
Pochi attimi dopo, Bugg si volt e si diresse verso la botola. Torno su-
bito.
Va bene. Ma prima, vedi di dare una pulitina l dentro.
Il servo si ferm, riflett, e poi disse: Dovrei avere giusto il tempo per
farlo, padrone.
Ottimo. Io vado a dormire.
Buona idea, padrone.
Be',  naturale, Bugg.  una mia idea, no?
EPILOGO
Questo  il momento, amici miei,
di distogliere lo sguardo,
mentre il mondo spiega le vele verso il nuovo,
in forme annunciate, tanto brillanti
quanto oscure, nel buio e alla luce,
con l'aprirsi dell'intera esistenza che ci sta in mezzo.
Fisher kel Tath
Il buco era vasto e profondo, i due principi demoni kenryll'ah stavano
sul bordo e ormai da lungo tempo guardavano verso il basso. Finalmente,
uno dei due disse: Quanto pensi sia profondo, fratello?.
Ho il sospetto, fratello, rispose l'altro, che, se ci mettessimo ad urina-
re in questo abisso, il getto si trasformerebbe in nebbia molto prima di toc-
care il fondo.
Credo tu abbia ragione. E il Forkrul Assail  caduto l sotto, vero?
Esatto, di testa.
Non avresti dovuto gettarlo dentro.
Ti sbagli, fratello. Io l'ho semplicemente spinto nella direzione sbaglia-
ta.
Forse, o forse il mondo ha improvvisamente girato al contrario.
Assai improbabile. In questo posto non succedono cose del genere.
Hai ragione.  tutto cos esageratamente monotono, non trovi?
Esageratamente.
Che ne dici?
Perch no!
I due demoni cominciarono a slacciare le bandoliere ornate, le gettarono
a terra e presero posizione, a un'adeguata distanza l'uno dall'altro.
Poi rimasero l, finch, con un tempismo perfetto, non finirono entrambi.
Il temporale era arrivato all'improvviso ed era terribilmente violento. Si
scaten sopra le acque. I tre Nacht raggomitolati ai suoi piedi, Withal se ne
stava sulla spiaggia ad ascoltare i deboli soffi di vento che riuscivano a su-
perare la barriera magica intorno all'isola e gli colpivano il viso come il re-
spiro di una donna.
Un bella donna, per la precisione. Diversamente da colei che stava al suo
fianco: un'enorme apparizione oscena, dagli occhi di ghiaccio e priva di
umorismo che lo seguiva ovunque, che non sembrava dormire mai e che,
sicuramente, non gli permetteva di dormire, neanche una dannata notte in-
tera, almeno solo una volta. E chiedeva sempre, sempre e sempre. Che co-
s'hai intenzione di fare oltre a pregare?
Ma che altro poteva fare?
Rhulad Sengar andava e veniva, ogni volta pi pazzo. Urla, risa, grida e
pianti. Quante volte poteva morire un uomo?
Immagino che lo scopriremo.
Quella tempesta, disse Sandalath, vuole passare per di qua, non  ve-
ro?.
Lui scosse il capo. Ne sentiva la collera e l'impotenza.
Sta aspettando qualcosa, continu. Forse qualcuno... per fare qualco-
sa.
Fren l'istinto di colpirla. Lei lo avrebbe ucciso se ci avesse provato. A-
spetta. Aspetta. Aspetta. Fermati, sussurr. Aspetta... ho pensato a una
cosa.
Un miracolo! url lei, sollevando le braccia. Oh, ho capito! Pre-
ghiamo!
Ed ecco che la vide, sulla cresta delle onde battenti oltre la barriera. La
vide e la indic. Eccola! Una nave, strega dal cuore di pietra. Una nave!
E allora? E allora? Perch non fai qualcosa?
Lui si gir, spaventando i Nacht, e inizi a correre.
C'era rabbia, molta rabbia, a dar forza ai suoi passi. Oh, quanta rabbia!
Coloro che avevano creato tanta sofferenza si meritavano quanto stava per
accadere loro? Oh s, sicuramente. I Nacht glielo avevano dimostrato. Tan-
te e tante volte, quelle scimmie sogghignanti, tante e tante volte.
Costruisci un nido.
Distruggilo.
Costruisci un nido.
Distruggilo!
Vedeva la capanna, quello squallido, insipido tugurio accucciato in mez-
zo alla piana desolata. Aveva sentito l'improvvisa consapevolezza di quel
Dio Storpio che sondava la sua mente ma, oh no, aveva sorriso silenzioso.
Non riusciva a comprenderlo. Non riusciva a spiegare l'infinito refrain che
gli riempiva il cervello.
Costruisci un nido. Distruggilo!
Raggiunse la capanna, non dove la porta si apriva in mezzo ad una pare-
te, ma sul lato cieco. E, con tutto il suo peso, si scaravent contro la fragile
struttura.
La capanna croll verso l'interno, con Withal sopra, che cadde su qual-
cosa che emise un rauco suono e si mosse, sibilando di rabbia e indigna-
zione.
Withal afferr manciate di tela marcia, si rimise in piedi e trascin via la
tenda. Spaccando legni e strappando lacci; via, via da quell'orribile piccolo
dio bastardo.
Lui grid, facendo cadere il braciere e spargendo carbone ovunque, le
scintille che finivano sul logoro abito, per poi spegnersi...
Morirai per questo, mortale.
Withal indietreggi, ridendo.
E da dietro, arriv all'improvviso il vento che quasi lo gett a terra.
Lui si volt, guardando ancora una volta la spiaggia, e vide le nuvole
minacciose ondeggiare, muoversi, diventare pi grandi, elevarsi e coprire
con la loro ombra l'intera isola.
Affrontando la bufera di vento, Withal ritorn alla spiaggia.
C'erano onde devastanti e schiumose ovunque, ma davanti a lui si apriva
un angolo di calma. Un simile spazio davanti a Sandalath e ai Nacht festosi
e danzanti, grazie al quale l'imbarcazione pot scivolare gentilmente oltre
la barriera, con la vela che orzava leggermente mentre si avvicinava alla
riva, fermandosi a pochi passi dalla linea di galleggiamento.
Withal raggiunse la spiaggia giusto in tempo per vedere un uomo un po'
tarchiato e ordinario sbarcare a terra.
Quella, disse a Withal in lingua Letherii,  per te. Prendi i tuoi amici
e salpa.
Ma chi sei? chiese Sandalath.
Stai zitta! ringhi Withal. Sali a bordo, donna.
I Nacht l'avevano gi fatto ed erano pronti al sartiame.
Aggrottando la fronte, la donna Tiste Andii si affrett a raggiungere la
barca.
Withal guard lo sconosciuto, che sorrise e disse: Per, Withal di Me-
ckros, quanto preghi!.
Lo so.
Ora vai. Troverai una rotta tranquilla.
E tu, Mael?
Vi raggiunger pi tardi. Ho alcune faccende da sbrigare, Withal. Si
volt verso l'isola. Devo ridurre un dio in fin di vita.
Cos finisce la quinta storia della Caduta di Malazan.
...
.
...
FINE.
...
.
...
GLOSSARIO. con Titoli, luoghi e nomi.
.
Titoli Letherii.
.
Acquitor: posizione ufficiale di guida nelle trattative con i popoli non Letherii
Atri-Preda: comandante militare che governa una citt o un paese
Ceda: titolo del mago personale del re Finadd: l'equivalente di un capitano delle forze militari
La Licenza del Re: titolo che solleva chi lo detiene da ogni condanna giudiziaria
Preda: l'equivalente di un comandante o generale delle forze militari
Sentinella: la Voce del Re nello stabilire il primo contatto con i popoli non Letherii
.
Luoghi e istituzioni Letherii.
.
Ansa di Katter: una distesa d'acqua fuori da Antica Katter
Approdo di Kraig: a valle del fiume della citt di Trate
Banco dei Prestiti di Urum: azienda di Letheras
Borsa dei Mercanti: l'equivalente di un mercato azionario a Lether
Calcagno dell'Errante: fossa di Letheras
Canale di Quillas: uno dei principali canali di Letheras
Casa dei Miasmi: dimora di Selush la Preparatrice di Morti
Casa Scala: quartier generale della Corporazione degli Acchiapparatti, a Letheras
Corporazione degli Acchiapparatti: corporazione misteriosa attiva in tutto Lether
Distretto dei Commissari di Bordo: distretto di Letheras
Eterno Domicilio: il nuovo palazzo del re in costruzione a Letheras
Huldo: un ristorante di Letheras
Il Tempio: bordello d'alto bordo a Letheras
La Stanza delle Mattonelle: la stanza in cui si trova la serie di mattonelle dominante (vedi le Fortezze)
Lether: il regno e i suoi protettorati
Letheras: la capitale di Lether
Macello di Windlow: mattatoio di Letheras
Mercati Inferiori: distretto di Letheras
Piazza Burl: piazza di Letheras
Ponte Soulan: ponte di Letheras
Rild: ristorante di Letheras
Scuola del Tempio: istituzione didattica di Letheras
Stradina Rossa: stradina di Letheras
Torre di Tarancede: torre di osservazione prospiciente il porto di Trate
Ultimo Viottolo di Sherp: vicolo di Letheras
Via Coul: strada di Letheras
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Citt, villaggi e forti Letherii.
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Alto Forte
Antica Katter
Awl
Braccio di Fent
Bridle
Cargo
Cinque Punte
Dissent
Dresden
Dresh
Forte Shake
Gedry
Harness
Letheras
Manse
Miner Sluice
Primo Braccio
Primo Forte della Fanciulla
Roccaforte Brans
Secondo Forte della Fanciulla
Terzo Forte della Fanciulla
Thetil
Trails
Trate
Truce
Vecchia Gedure
Protettorati Letherii
Isole Picchiettate
Karn
Korshenn
La Rosa Blu
Pilott
Regni confinanti
Kolanse
Forze militari Letherii
Battaglione Argilla Fredda
Battaglione Artigiani
Battaglione dei Mercanti
Battaglione Rosa Blu
Battaglione Scopritori
Brigata delle Giacche Verdi
Brigata dell'Onda Lunga
Brigata Harridict Brigata Rampante Cremisi
Guarnigione della Fanciulla
Guarnigione Fent Legione Katter
Legione Shake
Legione Trate
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Espressioni Letherii.
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Acciaio brunito: antico metodo di forgiatura del metallo
Acciaio Letherii: metodo segreto di forgiatura del metallo
Balista di Dresh: macchina da guerra a pi quadrelli
Dock: la pi comune unit monetaria di Lether
Febbre della Tregua: febbre comune, curabile
Latte Zannuto: bevanda alcolica
Letherii: di Lether; anche il nome della lingua e del popolo
Level: unit monetaria usata dai Letherii benestanti
Ootooloo: creatura primitiva ma singolare proveniente dalla Rosa Blu
Peak: la moneta dei Letherii benestanti
Pesce istrice: grosso pesce carnivoro abitante del Fiume di Lether e dei
canali di Letheras
Settima Chiusura (La): profetizzato rinascimento
Sorelle Velate del Trono Vuoto (Le): educatrici
Stripling: unit monetaria di piccolo taglio a Lether
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Nomi e luoghi Tiste Edur.
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Arapay: la pi orientale delle trib assoggettate dai Tiste Edur
Bacino di Pietra: avvallamento naturale alla base di una gola a nord del principale villaggio Hiroth
Baia di Hasana: baia rivendicata dai Tiste Edur
Baia di Kashan: baia rivendicata dai Tiste Edur
Beneda: trib assoggettata dai Tiste Edur
Den-Ratha: la pi settentrionale delle trib assoggettate dai Tiste Edur
Hiroth: trib dominante dei Tiste Edur
Knarri: peschereccio e baleniera
K'orthan: imbarcazioni corsare
K'risnan: il quadro di maghi del Re Stregone
Letti di riproduzione Calach: tratto di costa dove si riproducono le foche zannute
Merude: trib assoggettata dai Tiste Edur
Morok: albero dalle foglie blu usato nelle pratiche funerarie
Sollanta: trib assoggettata dai Tiste Edur
Altri nomi, termini e titoli
Eres'al (L'): la dea-spirito dei Nerek
Faraed: popolo assoggettato dai Letherii
Fent: popolo assoggettato dai Letherii
Seregahl (I): i cinque dei Tarthenal
Jheck: trib del nord
Ken'ryllah: tipo di demone
Kenyll'rah: tipo di demone
Khalibaral: tipo di demone
Maghi Onyx: maghi della Rosa Blu (sconfitti con la conquista)
Meckros: civilt di citt mobili, galleggianti
Nacht: versione Jaghut dei bhoka'ral
Nerek: popolo assoggettato dai Letherii
N'purel: il Pesce Baffuto del mondo dei Kenyll'rah
Tarthenal: popolo assoggettato dai Letherii
Figure mitologiche Letherii, Edur e altre
Kilmandaros: dea Antica
Mael: dio Antico
Menandore (Traditrice, Alba)
Scabandari Occhiodisangue (Padre Ombra, Emurlahnis)
Sheltatha Lore (Figlia Crepuscolo)
Signore dalle Ali Nere (Il): divinit venerata nella Rosa Blu
Silchas Ruin (il Traditore)
Sukul Ankhadu (la Volubile, Dapple)
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Le Fortezze.
Le Mattonelle.
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LA FORTEZZA DELLA BESTIA.
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Trespolo di Osso
Antico
Crone
Veggente
Sciamano
Cacciatore
Rintracciatore
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LA FORTEZZA DELL'AZATH.
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Pietracuore
Custode
Portale
Sentiero
Muratore
Tomba
Ospite
Tumulo
Radice
Muro
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LA FORTEZZA DEL DRAGO.
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Regina
Consorte
Vassallo
Cavaliere
Porta
Wyval
La Signora
Bevitore di Sangue
Modellatore di Sentieri
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LA FORTEZZA DI GHIACCIO.
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Trono di Ghiaccio
Camminatore
Cacciatrice
Formatore
Portatore
Bambino
Seme
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LA FORTEZZA VUOTA.
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Trono Vuoto
Vagabondo
Padrona
Testimone
Camminatore
Salvatore
Traditore
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I FULCRA (INDIPENDENTI).
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Trova-forme
Il Branco
L'Errante
Ascia (Eres)
Corvo (Corvo Bianco)
Fuoco
Dolmen
Lama
Nocche.
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FINE.